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Full text of "Storia della Toscana sino al principato con diversi saggi sulle scienze ..."

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STORIA 

DELLA TOSCANA 



TOMO IL 



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STORIA 

DELLA TOSCANA 

SINO AL PRINaPATO 

CON DIVERSI SAGGI 

SULLE 

SCIENZE, LETTERE E ARTI 

DI 

I 

LORENZO JPIGNOTTJ 

ISTORIOGRAFO REGIO 



TOMO SECONDO 



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If^IRENZE 

PRESSO LEONARDO MARGHINI 
MDCCCXXI. 



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V 






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BELL'ISTORIA 

DELLA TOSCANA 

LIBRO SEGONJDO 



CAPITOLO I. 

i 

SOMMARIO 

Cittadinanza romana concessa agli stranieri^ MecenMe. Vi-^ 
cende della Toscana neU' invasione de' BarlMiri. Asiedio 
di Firenze. Valore di Stilicone > e morte di Radagasio* 
Alarico a Roma. Riscatto, e sacco di quella città. Re-, 
gno di Valentiniano. Imprese, ^ morte di Ezio* Fine 
deir Impero d* Occidente. Odoacre Re d* Italia. » 

•_ ^^ •. i < . ' ' 

il on fu p^ la Toscana una disgràzia Tesser con- 
quistata dai Romani. Questa nazione veramente 
grande e nelle armi, e nel consiglio/uni e imxhe- 
desimd con se stessa noi): solo U Toscana ^ ma pascci,, 
passo r Italia ijitiera, e ili segnqì^'n3|p|li*'4€?^iirtt/-. 
popoli. Acquistarono le città, icàii^ *lg^ Ig^Vìfoe.^ i 
diritti della romana cittadinanza ;:'^^^'«4hj^\pipì^^ 



ed obbedienti le vijiite nazioni. Divenivs^nQ es&i, 
gloriose del nome di cittadiiiQ rqaiaiioy pofa^v^UQ 
sperare di eguagliare i più ragguardevoli abitanti 
di Roma , ed erano perciò interessate ai vantaggi , 




^' /a* questa titia 

^^ progressi, e del 

^ Impero» La pìocola 

y^che repubbliche, con- 

. • /j^/^ i^ genuino sangue del- 

' ' //^"^jt/^gnando di associarvi le 

-'j^^^ di prendere quel vigore, 

>^^^ana. Sparta , ed Atene restaro- 

,y^ffy ioro^ piccolezza, e dopo una bre- 

y'^f^^ipósaLy andarono languidamente de- 

/•' ,^/^a associò a'snp^ interessi gli uomini 

jL^' flati anche fuori del suo seno : arrivando 

^^/^^ pacalo ai prmù gradi nella Repubblica; 

^'^/ucipato, o le prestarono interessanti ser- 

^^^ fa ill'ustraroìio colla celebrità del loro nonie. 

^^^^aueÙ^ cjie . Roma ha tratto dalla Toscana , ve 

j,a rniQ troy^ illustre, per essere lasciato m 

u]io da un Toscano. È questi Cilnio Mecenate , la 

ji cui famiglia onorò la città di Arezzo (i). Discen- 

jeute dal regio sangue, ma. prjivatp pe^son^^ggio 

supe^Q la celeihr^ 4^i Re suoi antenati: il. di lui 

nojK^^.è cpugiunto coi più illustri nomi della nazione 

, giù grande. Augu^, Mecenate,. Virgilio, ed Orazio 

'^:i^QixliÓ<ino ffus^sen^pre ii^ienie> e si danno ^ e 

^ (r]r^tti gli. 8cii11t)(Pi^n Tersi, e in prosalo fiinno discen- 
òtìf(6itiJii^lt/^»ft)nà\^ etesii oaticbi Re di Toscana ,e oomU 
uiÌJRI|^ti|e,dki)4){^r<^(M€G^ ed Are* 

tii^lic|^e;:i;:^|;d4:.tii: Arezzo ioo.Aiim aranti a qaesto sao 
ceieore discendente. (Demster. Hetruri^ itc^sal. } La casa 
Cflnia è nominata da rar] scrittori come ragguardèrole 
in Are2tooiìe*>tènìpi-deirkntica Ethiria^ 'còme in qaèlli' in' 
cai fu sotto: il goierao dì 'Eoiaaa; iT. Livio, 1. lói. Jieùru^' 
riam re^elfare ab ArretìMrum motu orto t^unciab^ilur^ 



I \ 



LIB. IL CÀP. I. »j 

icevono scambieTolmentè maggior luce dalla loro 
nìone (s). Il nome di Mecenate è divenuto comune 

protettori delle lettere e delle scienze^ ma assai 
'e è male applicato. Mecenate poteva proteggere^ 

. che sapeva apprezzare le lettere ; egli èva dotato 

ubi 'Cilnìum genui praepotens etc* ,f indi y^ Sediiionibus 
Arretinorum cpmpo^itisj et Cilnio funere eum plebe in 
graUam re4ucto» 

SìXìo Italico 9 Pap, I. 7^ . 

Ocius accitum captiyo ex agmine poscit 

Progememy ritugque duciSj dextraeque labores * 

Cilnius Arreii tyrrhaenit ertus in oris : \ • . 

Ciarum nomen erat , sed laeva adduxerai kornf 

Ricini juvenem ripis ^tc. 

(2) Il piik grande Imperatore , il pi^ potente de' suoi con^ 
fidenti non sdegnarono di trattare con familiarità il figlio 
d'an libertino, ed un natiro delle campagne di Mantova, 
Orazio, e Virgilio. Angusto sederà spesso tra loro: Orazio 
era lippo , Virgilio asmatico , onde Angusto scherzando con 
es^i dicea talora: Io mi trovo tra le lagrime, e i sospiri. 
Non si può negare che T amicizia di cjueati uomini grandi, 
e ì di loro versi non abbiano gettato sul di lui carattere 
un lustro che, abbagliando, non lascia ben vedere le sue 
crudeltà, e la sua tortuosa politica; giacclté pochi sono 
quei, che conoscono i suoi difetti, e quasi tutti conoscono 
i versi di quei gran poeti, sì ohe con- ragione ha scritto 
l'Ariosto: 

Non fu à giusto , e sì benigno Augusto 
Come la tuba di P^irgdik>suo9Ut ; - 
L'avere avuto in-pmsìa biAQtt gusto * 
La proscrixionedniqua gli perdona. 
Augusto era, come Mecenate , 8orìtl<M« auck^esse, dotato 
d' ottimo. criterio yb^estf^ce di ccM;u>8cec<e i difotti delle sue 
atesfe opere : aviiva scritto una Tragedia 4^A/ace , di cui 
non era cootenta,'£f perciò la coinlMinò' ail'iobKo. luterro* 
gato dagli amici su di eàsa , tx9f^geyHoing(^àltolayspugna. 



8 STORISl di TOSCàNiL 

di quel gus€a> ^e di qqel delicato tatto che ne senta 
le vere bcéleasee: 'senza À fatte qualità non si 
|)OS8ono proteggete utilmente le lettere^ giacché 
le ntediocri^o cattive produzioni premiate^ mentre il 
vero marito è traacurato^ scorag^iacono più delk 
totale e frédda indifferenza^ onde qu^to luune è 
^pewo pVofanato^ e pochi somigliano a Mecenate. I 
pia grandi Sovrani non haimo mai ricpmpmisato 
co^ tanta generosità i letterati, uè li hanno tnai 
tanto onorati quanto esso. L'Amico d'Augusto iadn 
sdegnò sedere sovente con pochi dotti amici alla 
sobria mensa di Orazio. Senza Mecenate forse. il 
Cantori d'Enea sarebbe restalo nel!' oscurità, e 
nella miseria (3). Augusto fece sempre sommo 
<;onto di lui, che insieme con altri rispettabili per* 
aonaggi, più volte s'interpose tra esso, ed Antonio^ 

(3) Piuoeg. in Plsoiieiii. 

' Jjpse per Aasonìas Aeneja carmina genie$ 
Qui comi y ingenti qui nomine pulsai CHympum , 
Meomumque senem romano provocai ore , 
Forsitan iliius nemorià laiuissei in umbra »■ . . 

- Quod canti j et sterili tantum cantassei avena , 
Ignotuspopuiisy si Mecenate carerete . 

Martiai. Epigr. lib. 8, £p. 56. 

Jugera perdiderat etc. 
Vedi Probo grammatico^ invita Firgiliietc. 

ISel tempo che Àugotto per ristaftiUre la: salate y indebo-' 
lita dalle fatiche di carpa, e di spirilo «draUima guerra 
con Antonio respirerà l'aria salnbre di Atella nella Cam- 
pania y Yirgilio^ , condottonri da Mecenate y gli leste in qiwU 
tro giorni le sue QeoargiAe; eqptanéo^ la debeleszà 'del 
pelto di Yii^ilio ndn jgli pennetteta.-tdi. jsegnitare^ ne prò- 
seg«ira la lèttala Macemte stefesó. V«.:Vlta Vii^dUnoer- 
to Autore atItiblùCa a Donata. ; 



a. 



\ 



LIB. IL CAP. I. 



9 



« sedò le naa^eoti gelosìe dei due ambiziosi riva- 
li (4). Nel Tempo difficile delle guerre civili, Au- 
gusto diede a Mecenate il governo di Roma e del* 
r Italia > ed ei gli fu sempre fedele, ed utilissimo 
servitore ili pace, ed in guerra (5). Fta tutti i suoi 
cort^iaoi pare , che osasse più degli altri dirgli 
con frauchesza la verità ; ed è degno di somma 
lode anche Augusto per aver sofferto con pazienza 
le severe, e talora anche dure riprensioni dell' a- 
^raico (6). Si accorse con dolore dopo la di lui mor<> 
le tpanto avesse perduto, quando pentitosi di ave- 
re nel bollore della collera , col castigo troppo so* 
lenne di Giulia , propalato le vigogne della casa , 
«èseri, clie se fosse vissuto Mecwate, quest'uomo 
probo gli avrebbe francamente detto quella verità, 
che niimo aveva osato (7). Se è vtero che, contro al 
sentimento di Agrippa , egli consigliasse Augusto a 
non lasciare F Impero, vedeva da gran politico 
l'impossibilità che Roma tornasse Repubblica ; on*^ 



(4) Appiaous. H(Mr. Sat. 5. lìb. i. 

,, Hucyenturus erat Maecenas optimusj atque 
yy Coccejus missi magnis de rebus uter^ue 
jy Legati j iwersàs soliti componere amicosj 

(5) Tacito lib. 6 AnnaL 

(6) Sedendo an giorno Angusto iìi Tribunale , presente 
Mecenate y ed aoeòtgendosi questo, cbe irritato Angusto 
stava pericondannare molti alla morte, non potendo pene- 
trare la folla, che lo eircondava, scrìsse queste par<de 
sarge ^ro tandem Carrùfex ; e gettò lo scritto in seno di 
Augusto, che arendolo letto, s'alzi senza condannare al- 
cuno. Dìon. lib. 5o. Zonnaras. Ann; tom. a. Cedrenoa in 
bistor. ^ 

(7) Senéc. Kb. 6. De benefic, 



\ 



V 



,© STORIA DI TOSCàNA 

de r abdicazione d'Augusto poteva ]»'ima risveglia* 
re delle guerre civili indi dar luogo a un pessimo 
successore (8). Non solo amò di proteggere le lettere, 
ma entrò anche nel rango deUi scrittori in versi, 
e in prosa : i suoi Dialoghi rammentati da un an-» 
tico grammatico (9)^ il suo Prometeo lodato da 
Seneca (10)^ lo fanno conoscere per elegante e 
giudizioso scrittore. Seneca ha conservato un verso^ 
che ci mostra quanto il di lui filosofico spirito fosse 
lìbero da quei pregiudiz j y per cui la superstizione ^ 
o l'orgoglio attaccano tanta importanza alla tom-^ 
ba (^i 1). Queste glandi qualità possono fargli per- 
donare alcune piccole macchie. Si accusa di essere 
stato assai molle e ricercato nella persona , a segno 
di passare per efiFeminato^ e di aver dato un nome 
poco onorevole ai soverchiamente delicati, che 
Mecenati in seguito si appellarono (i j). Ma questo 
è svanito; e il nome di Mec^iate è reistato per 
disegnar solo i protettori delle lettere. Della stessa 
mollezza , e ricercatezza , che aveva nella persona y 
fu acciisato il suo stile; qi^ non essendo a noi giun*- 

(8) Dio». Xiphilin. ec« Nella tragedia il Cinna di P. Cor- 
ueille, Ginna^e Massimo, che si faimo dal poeta rappre* 
sentare le parti di Mecenate e di Agrippa , trattano d' avvinti 
ad Angusto la qaestìope di abdicare, o ritenere l'Impero 
con profondità, ed ingegno degni dei pi& gran pablicist^. 

(9] Sosipater Charisius* ^ 

(io) Seneq. epis, 19. 

^(u) Ncc iumulum curo, s^xiii naiì/^ra refictos. Senep^ 
epist. 93. . . 
, ,(ia) «TaTén. Sat la. 

Praecipitare volens, etiam pulcherrima j vestem 
Purpuream teneri^ quoque Maeoenatipus aptfl,m. 



/ 



LIB. IL CAP. I. • Il 

te le s«ie opére-^ n(m possiamo giudicarne. Non ftt« 
rono Orazio, e Virgilio i soli dotti amici di Mece** 
nate: Properzio (i3), Lucio Varo (i 4) scrittore di 
tragedie, lodato da Quintiliano (i 5), DomizioMar-» 
so scrittore di epigrammi (i6), ne accrébbero il 
Huxnero; né fu in Roma alcuno eminente letterato , 
di eui Mecenate ncm si facesse gloria di ricercare 
r amicizia (17). G)me nelle altre cose , era delicato 
nella mensa, e la ricercatezza delle vivande ti fécer 
ammettere de^ cibi assai singolari (18). Fu molto 
infelice inegli «dtiiiii tre anni della sua vita : una 
febbre lenta lo andò consumando; er^ accompa^ 
gnata dà un terribile sintoma, cioè dalla mancan- 
za totale di sonno ^ unico sollièvo nelle malattìe 

(i5) Lib.i Eleg. 6.BtaliBi. 
(i4) Paneg. ìnPisotoeih. 
(i5) Lib. lOc^Cép*.!* . 

(16) Martial. lib. 7, Ep. 4- 

(17) Manca solo a questa lista il nome di Tibullo, 41 qaa- 
le probabilmente volle virere, lontano dal tumultuoso vor- 
tice delle corti, in una tranquilla povertà, come si deduce 
dai suoi versi (Elegl i. Lib. !•) 

Divkias alius ^c. 

Me mea.paupertas vita traducat inerti 
Dum mèus edtiguo luceat igne focus, 

(18) Fra le vivande singolaii può contarsi la carile di 
asino giovine. Plin. lib. 8, cap. 43« Pìdlos asinarum epulari 
Maecenas instituit multum eo tempore pr,aelatos onagris» 
€4t asini selvatici lìirono in uso,' come cibo delicatissimo , 
alle mense dei Re Persiani. Teophilac. Simocata lib. 4* cap. 
2. Anche in oggi si nutriscono a bella posta gli onagri per 
la mensa dei Re di Persia. Adam. Olearius , Itiner. Pers. 
p. %, Antonio Pratense^ Cancelliere di Fnntciài iMÒiPistésso 
cibo. Jean. Brujerin de re cibaria. 



1 2 STORIA DI TOSCANA. 

del còrpo ^ e della mente: né T artificiale mormorio 
dell' acque y né la musica furono capaci di conci- 
liarglielo (19); e ae non é esagerato il racconto^ 
visse tre anni in questo stato (20). Si dice ch'egli 
era però tanto attaccato alla vita^ che anche, sì mi-r 
arabile y non avrebbe amato perderla y benché con*' 
sumato dai più atroci torm^iti (21). Mori final-^ 
mente dopo tre anni di languore 1 e. con le ultime 
parole raccomandò ad Augusto il suo amico Ora-» 
suo (32). L^amiqo Orazio aveva bramato di non 
sopravvivere a Mecenate; il Cielo esaudì in gran 
parte i suoi voti^ non essendo sopravvissuto più di 
U*e mesi (aS)^ e le sue ceneri furono" portate sul 
eolle Esquilino a riposare accanto a quelle dell' a«*. 
mico (a4)r I difetti di Mecenate sono piccoli nei ; e 
simili alle macchie leggiere d' un bel quadro y che 
facilmente si tolgono , e vi resta il bel colorito ; così 
il tempo gli ha cancellati^ e resta il di lui nome 
immortale (25). 

La Toscana^ divenuta parte dell'Impero roma^ 
no^ fu soggetta alle vicende di. questo gran corpo. 
Parte poco considerabile di un gran tiotto, per moU 
to tempo appena é nominata nell'istoria: comincia 
ad uscire dair oscurità quando la più gran parte 

(19) Senéc/lib. de prorid. cap. 3. 

(20) Plin, lib« 7, cap» 5i. 

(21) Senec. EpisL loi, 

(22) SyeL io vita H<Nratii, BonuU Placa y ut meij me-* 
mor é$to. 

(%l) Dìoo. lib. 5o. 

(24) Svet. in Horat vita. 
' (^5) Si perilónerà fiieilineiite ad u TiMcapio qaesta di^ 
pressione. 



_^ j 



UÈ. II. CAP. I-^ I J 

delle città italiane diTennero repubbliche, cioè do» 
pò la metà del dodicesimo secolo. Per questo tratto 
di tempo ebbero luogo delle grandi rivoluzioni. 
Dalla ruinav dell'Impero romano comincia per 
r Italia' una serie delie più grandi sventure sotto 
il governo dei Barbari , dalle quali non respirò fino 
air estinzione del loro regno* Qu antunque T istoriai 
di cui ci occupiamo, non riguardi quel tempo, in 
cui la Toscana miserabile e oppressa^ come tutte 
le altre provincie d'Italia, non è cbe di rado np-> 
minata , e solo per lo piiì per qualche sventura , vi 
sono però in questi undici secoU alcuni avvenimen* 
ti, che precedettero il suo più regolare governo, 
troppo grandi per esser trascurati. Di questi perciò 
faremo un breve quadro prima di venire alla sua 
particolare istoria. Tali sono la ruina dell' Impero 
d'Occidente, il regno dei Goti, la distruzione di 
esso, lo stabilimento dei Longobardi, la ruina an* 
cor di questi, e la nascita del nuovo Impero d^ Oc* 
bidente sotto Carlo Magno, che non portò tuttavia 
maggior tranquillità a questo desolato paese. 

Terminate le civili convulsioni, con cui sogliono 
estinguersi le repubbliche, e stabilito il principato^ 
vi fu un tempo considerabile in cui la numerosa 
popolazione di quel vasto dominio visse pacifica e 
tranquilla. Un illustre moderno scrittore (26) ha 
con molta probabilità asserito bhe se si dovesse cer* 
care negli annali del genere umano l'epoca, in cui 
una parte più numerosa di uomini (127) è vissuta 

(a6) Gibhon^s o/the history ofdedine andfalL ec. ^ 
(17) L' Impero romano non comprendeva meno ài 120 
milioni di abitatori. 



i4 STOMA DI TOSCàNA. 

.più. felice I converrebbe, ricorrere ai primi tempi 
dell'Impero romana ^ poco dopo il suo atabilimento. 
I confini n'erano difesi dalle legioni^ e dal terrore 
dell'armi romàne, e perciò ris|^ttati dai Barbari ; 
le legioni tenute in freno dalla saviezza del Governo 
non aveano scoperto affatto il segreto d'essere Tar* 
bitre deir Impero; la cultura dello spìrito, e le arti 
sociali erano state dai vincitori comunicate ai vìnti; 
le leggi erano savie : e quantunque il prepotente 
arbitrio dei governatori potesse violarle , non dovea 
ciò aver luogo troppo spesso, e con troppo mani-^ 
festa ingiustizia , come avverrebbe in Oriente; giac-* 
che una nazione istruita sente, più vivamente, é 
trova i mezzi di far giungere al trono più agevola- 
mente i suoi gravami. Quasi per un secolo fu go« 
vernato l'Impero da una successione di saggi e vir« 
tuosi. Imperatori; e Nerva, Trajano, Adriano, e i 
due Antonini, sono ancora nominati tra i più 
grandi benefattori del genere umano. Anche nel 
tempo, in cui il governo fu in mano di un Tiberio, 
di un Caligola, di un Nerone, la massa dei sudditi 
romani godeva i vantaggi delle savie leggi ; e la 
crudeltà, la follia di questi mostri si stendeva solo 
ad alcuni individui, clie per la loro nascita , ed 
impieghi godevano il pericoloso onore di avvicinarsi 
troppo al padrone. Ma questi tempi di. calma, e di 
felicità introducevano insensibilmente nell'Impero 
i semi della sua ruina , che inosservati andavano 
lentamente maturandosi* Le. barbare, nazioni, su-* 
periori ai Romani nella forza fisica , eguali nel 
coraggio, erano state soggiogate dalla superiorità 
dell' arte militare : questa si rilassava tra i Romani 






/, LIB. II. GAP. I. lo 

« 

ilei tempo, che si perfezionava dai Barbari;ia mot 
lezza dei primi, fece riguardare il mestiere delFar- 
mi come faticoso, e fu ceduto di buona voglia ai 
stranieri, che gF Imperatori arruolavano volentieri 
nelle legioni, giacché da essi più che dai nazionali 
potevano spei-are un sostegno. Questi pericolosi au* 
siliarj s'istruirono ;di tutte le finezze della tattica 
romana, e le comunicarono ai loro paesani: mentile 
questi si agguerrivano, quelli più si snervavano, a 
segno che nei tempi dell' Imperatore Graziano giun- 
sero a deporre , come peso soverchio , la ferrea ar- 
matura (38). Scoperto il pericoloso segreto della 
debolezza romana , non fu difficile a quelle nazio- 
toi, invitate dalla dolcezza del chma, dalle ricchez- 
ze, e dai loro compagni, di attaccarla con successo: 
tuttavia un Impero cosi potente, e che avea gettate 
radici si profonde resistè , per dir cosi , colla sua 
forzai d'inerzia per miolto tempo. L'antico valore 
latino, eccitato dalle disgrazie, si risvegliava talora 
in petto d'Imperatori, e di abili Condottieri; e 
nelle campagne d'Italia, di Francia^ di Grecia, 
più volte restarono vittime della loro stolida ferocia 
innumerabili osti di Barbari. L'Impero romano 
non cadde che dopo molte replicate scosse , e lottò 
più secoli anche nella sua debolezza contro molti* 
plicati nemici. Uno di questi avveniifienti è degno 
di essere rammentato nell'istoria di Toscana, come 
assai glorioso alla città di Firenze» I figh di Teo^ 
dosio si erano divisi l' Impero. Onorio governava 
quello d' Occidente , principe debole di carattere 

(iS) Fegetiusj de re, milita 



t6 STORIA. DI TOSCANA. 

come di temperamento, privo di passioni, e per 

ciò di talento, senza vizj, e senza virtù. Era perciò 

^ r Occidente in siio nome governato da Stilicone , 

che può contarsi come uno degli ultimi Generali 

romani: pieno d'ambizione, e di valore, e forse il 

solo sostegno d^ cadente Impero, giustificò colle 

sue imprese la scelta di Teodosio, che con dargli 

in sposa la sua figlia adottiva Serena , avvicinandolo 

al ti*ono , lo avea interessato alla difesa di quello ^ 

e i vincoli si erano accresciuti pel matrimonio della 

figlia di Stilicone con T Imperatore stesso. Si era 

già abbastanza segnalato questo Eroe contro i 

Goti condotti da Alarico, che prima n^Ua Grecia, 

e nei boschi d' Arcadia (29) , aveva ridotti a mal 

partito, e poscia in Italia replicatamente disfatti 

nelle sanguinose battaglie di Potenzia, e. di Vero* 

na (3o). Dopo breve respiro fu V Italia inondata da 

una immensa turba di Barbari, mosà dalle setten. 

Anni . . 

jl Q^ trionali parti della Germania in cerca di stabili*^ 

406 mento, o rapina. Tale avvenimento, che interessa 
specialmente Firenze , è quasi una scintilla lumi* 
nosa, che getta tra tante tenebre questa nobile cit- 
tà, ed un preludio delle sue glorie future. Compo- 
nevano queir esercito, volontario di varie nazioni , 
Vandah, Svevi, Alani ec. riuniti sotto la condotta 
di Bedagasio . Tale era lo sconcerto dell' Imperio , 
si mal guardate le firontiere, che questa poderósa 
oste penetrò senza ostacolo nel cuore dell' Italia. 

(29) Zosimusy lib. 5. Claad. de bello Getico. 

(30) Sigon, de Regno Italiae MurtU, Ann.d'ItaL^ Claud, 
de bello Getico : i Testii;j di Polenzia si veggono i5 miglia 
al sud-est di Turino : Cluver. Ital* antiq* 



Molte città fàrona saccheggiate^ e c&trtitte; e men- 
tii Roma ^ oi il Senato treDia^iKi/ ed Onorio^ '$ì^q 
t^hindteva ìli Raveóailaychè'le* paludi > onde era èl^ 4^6 
lora cinta >'^èìidi^i^lao inespugnabile; la sòbt cittià 
dì Ftrenae'reiiséè don eroica cdstansEà airimpeiio . 
tostile 9 e ne consumo col lento assedio fe forzai 1^^ 
dotta all'ultime estremità^ fb BodcùtsatddL St^confe 
alla te^a dell'armata imperiale., Oli «aVVénittieÉrfi 
Ji^'sono distintaìnente narrati (3i)» L* eèar<cild tà^À 
.JBftrbari y comandata non dfl ttolo] Radagasìo^ mft^a 
Àxst altri Capi; non fermala un corpo animato dà 
una sola volontà^ ed era pivi forte p^ numero^ che 
pH valore dei comhatfienti : una parte solo (fó'-essi 
f<3rrmò Fassedìódi/FfirénzeJ'Stilicdne^ che era jpa^ 
drcme dal paeeey^fo ne conosceva jperfetfòmentéT* ii 
locale 9 pare e^e cbiudesse tutti ì^ pas^]/ cude pole^ 
«vana portarci' i viveri' al ,campo' di Radliga^io^ ed-iii 

ta4 guisa eonverti^'^U» assediatola ùnr assediati (Bay. 

</"♦'• ''i' I».. ' '1.'/ ' 

'' \ì{)Oros.etÀuguu:' ^^ .. .; .::.'.;0^ ;k -;:> 
' ' (32) Si vede tht questa era la ìiaaf'tnanìeri di'^gti^eglfià^ 
re: Gl3ttìliT«a<c^asi i<&àti in d^aiuUiaiifiéiFiiioht'pre^sd 
411 fiame Peabo j che pef li^f^^afiM f^\ bc^pparofi^ di laar 
^np: CQ|ì 4^ luiQTo avea str^Up A^'^i'Ì9P.9ll i monti di Yero.- 
na 7 quando t^mendonq forse il Ya|lo];e/ animato dalla ,di^ 
operazione , cònélnqéndd Un accota<i ,'lò lascio j^artir libero* 
Baile parole di* 0«9iò si' '{MÌO éoD^e^turjil'è'cIieil cofrpo 
|irincìpale ddrannala^Beaic» fosse' sul monte di Fiesoks ,) .? \ 
In- arido et aspena fsu^rU^fjuga „ In unum aaparvuif^ (^efn 




essere agevolmente serrate , rendevano più facile siffatta 
operazione. Zosim. lib. 5. Marcellin. et Prospera óhror^ 

Tom. IL a 



Ùìi afiamàti Barl>aii dettero i più fimoai aerili 
i^ ci. ttU.'a«ae4iata città rreaiatà i^s9t iotKj^idameatei onde 
4Ì06 furono quelli costretti «Ila fine dalla bine a rén* 
d»rei » diacreiioDer Kadagasio fii trqoidajto; la mag^^ 
fpor parte de' titiU >. acampati dalla faoie e dal 
ùttro I fufotlo Vdndtftti schiavi .> e l'eroica difesa dei 
^«oi^Uiu stivo Rollili:^ e Tltalia» Vi riostaya però 
ftriicoi^ U9a gi?90 patte^ di questo esertito sparso per 
r It^.j etlMstailtea ruinarla: atterriti costoro dal 
&to dei loro compagai peosaiNmo: più alla ritirata g 
j:faiEl alla vendetta 9t e la prudeiiaa di StUicoiie mxm, 
t^edetbi oppartvQo. impedirla! ; ' 
/ . ^a ot^mai il fata), aegreto della debolei^a ronlaìia^ 
^ troppo donoseitltQ f debolexsa » che aodavà crér 
|tettdo>,peì^<;hè rìdesse cause tOp^paodo tsmisai in** 
Vttfin^m ) ^li effetti divenivano temj^re più gtindi^ 
^ piii lewi^Ui: i BarWi'^ che aveaìi gustato una 
yoltft le ;delÌ9Ì9.i 0^fi tesori d^Italiai iieo«hò talora 
ireripinti) vi tornavano con maggiore alacrità 5 spe*^ 
tialmente quando mancavano alle armate imperiali 
Qwdottieriij ^ie,ei;fdideÌVialQre>tìttpi supplissero 
<:oUa t^pailità;allaf.debole9lzà delie(tru][^i Cosi ap 
putito ruitiato dàlie eabale detla corte dì Onorio y e 
boi tieciso 8tiÌicDiiéi'l*Itèrtia 'e Róma lion ebfaet^ò 
più difesa : ritornò il feroce Alanc;9j(33), e noti più 

tt^att^uiUtp da queir£ro^ ^ gmn^f^ l^W^^ di Roma^^ 
1^ popolatissima^ ma troppo ràcoa> e* perciò ammollita 
dal liisso; Nc^i tempi della sua povertà^ e virtù , con 
aWi iheiìò popolazione ayea liiirafo ìntréradamente 
|é, ff^Vl^W ^^}^ ,^i Gallio e dai Cartagi|>esi^ ed 



» ,' 



133) toiim* libk & 



«Tea saputo eoa eroica fcostanssa trióa&re : ma i 
tempi erano tanto cangiati^ che ima città^ ^^ <^^^n^ Ji h|ì. 
pnendera almeno, un: miliaiie di àbitat€tt-i^.si riscattò '4d9 
dalle anni de'Goti con tutto Toro ed argento V«r' 
preziose spòglie y che piacque aiBarherì di domàn*- 
dsarq (34)«'Fu pintboato accesa^ chésasiata l' avi- 
dità > de' Goti da '({uaite deucès^oui : Intórnarmo 
poco» dopo Cùa mendicati ('pretesti : a : Roma y a cui 
fu dato il sacco (35)^ ìed esposta a tiàli gli orroni 
che la miUtar Ucefnza ai crede^ permessi: cosè un- iio 
dici «eooli dòpo k sua fandasiioiie; questa auparba 
città ^ che avéa Sminato sulla più belU p^rte del 
giallo^ rimiase] preda de* Goti', ^ fitronb sn^titi 
tanti pompòsi vatuiìnj e dei ^pagani próiki,- e^^jlii 
poeti i che le prétisettcrvano u*^ imsufovtale poi^an^d 
iManto Onorio > che gì* intrighi di <<^te^a1fèvan5 
prii^ato del Só)o tcKÉaò atto ad «rr^t^re la (Cònàiné 
rtt]na> incapafCe di riconoscere^ i torti; d^ «d)i/ltli 
nemici , inìsìeniSJbile ai pubbliti> m^liy prrro^' qnM 
di1^gno>^e »9 éta^a'iéhiusò ir&ifóttoìra di lìa(l^»4il^ 
métibiinM^> pei^fcfè* dove» Kl&'s«ìa stupida byi^ 
^ci)lifàv'{Àà<che 'alk fer«nè22£i» d'animo > ì'bidH^ 
ferenza aitante s^frenture^ <CiiiaLm^it^, morto < Ala- 
rico , il txMT«nte ostile abbaiàdiodò 1- Italia , e iamà 
per mancanza di ;c^€t*àà{tó, In maùò ài debdl^Iià- 
paratore il sup regiKX 

. L'Impero d'pc^idente d^ui^, ^ soÀ^^nersi . amsm*a 
pel val^^ dii^^tiakhè iUiistre^ Xondottieia ^ ohe 
tratto tratto j^aflfeta sc^g^é ^uà» didte ceneri^^dd*^ 

<34) E* ,aii|gbh|pr<^«|tfe Ira l'alti»: 4«A)iiirffi4«i Hotk y^ìi fo 
quella di tremila libbi:e di papi;^^^bijij40v , •' '>/ 'J, 
(35) Procop. 1. I. e.;J' ! * ' v'^ 






r 



*^T^ Fìtaliano talorfe; ma è un AoIwomo^ e a un téni|ld 
^Q^ istruttivo apettaooloyil mirare quanto spesso iprin-' 
4^0 icipi sacrifichino alia gelosia o propraa o de' loro adu- 
45!ttlatori> lasalveasea del regnoi Stiliooiie^ che avclva 
salvato rimpéro^ è poteva sfdvkrlo adcora ^ fu vit^ 
(ima delia cabala . di corte^. Un altro illustre guei*- 
.ric^) il celebre Erao^^tifesfeanch/esso T Imperò di 
Occidente còl suo ingegno^ e x:;oraggìa sotto ini Im^*» 
.pcKratore iifiiiwcfllejal,pa]f.d\OUotìo^ e a'ebbè là 
, iH^Bsa ricompensai Sòn note Vimpi^se d^Mtila> il 
di cui nome suona «M^or^ton orrore alle; ;cristiàne 
t^éciclii^ (36)( Ajr invasione) de^iU^ijiil.da e^so 
gij^tii il bQi&d# ^Y^lmtiniafto^ai ^iif^recchiava 
)i^'Ìuggji^d!I(alia[i età «F Imperar 4fòmit<idi difensori» 
lÈiioùCm tlna^ l^iotft : àtli Viftà /pstim r<iunire ùi^jéjaiei 
èÌI»>0Wn^i:^r:Ìntitfl^i. d<^^^^ anche. <|9ai 

dl^l'Goti^ iS^e.si^ra]iK>.jStabilitiÌ!n){iia|guaddca> una 
lifitpj^ jsapiioe .di iarrfronte agli» Uim^ Forse uur 
tHi^^tQ 4ir4(iiUtteTQ^:nbb:a^el;mMÌ invaso le roma-» 
^t pQvil^cie f %fleii^ft fUf d4t^>]»aì più gran ^ h§iU 
Ì9àmì^ qneH»^^ in Oanifisigna jiei eampi Ca-^ 
tt^iidi (^7),) .avvenne tra^i duriifa^QÌ|i^|Che:^durd 

;(3B> -Qlieito :fei>oòe Wbait^ snià^à la/ lod^r^iha. «bB(une£«^ 

Va. im poen^,)ch'ei don jpteqdpT^» Ouaodo scippe dagl'in- 
l^]r]ìetri cbe lo faceva discendere dagli Dei, ^ chiamava 
kit Itesso un Dìo y s'adirò a segho da br^iftaf-e; òlìe il poema 
èrAtttbri^fossé^ó^enàWriM ftiòfeòf gK pci'donò pòi pen- 
•afadò, olra. i)aé&bai'ie^«ttÀ':àirrelsW'HÌ|loUinalt» gii altri 
^J^Mni^J» tesela Ip J^^^,^^ija»^tf/^ii>^^^ip^ rit^^ 

Attilae. Sì paragoni il baob senso del Re degli Unni, colla 
VàhitÀ di ÀlétikiiÈtarsi^iRif^di6'':^éèèta''^B0r ^éreduto fi^ 
giio di iSriove, e consideral«i.iii| l>io^l''' '" -' 
(37) j?res80 Chalons^ 



LIB. IL GAP. 1. jl 

circa a due giorni (38). Gli Unni ebbero \à peggio ; ' 

e furono obbligati a ritirarsi; e F esagerazioni che ^[q 
jsi leggono di 3oo mila uccisi , se non possono 49 i 
ammettersi dal saggio critico , servono però a mo^ 
strare un orribile strage. Pure il liberatore dell' Im* 
pero^ Bzio^ eUie la sorte di Stilicene; e siccome 
essendo T ìdolo delle truppe era pericoloso il ferlo- 
arrestare^ F ingrato^ e imprudente Yalentiniaìio 
fece egli stesso. dsi Carnefice^ nel tempo ^ che Ezìq 
stava seco parlando ^ tratta improvvisamente la 
^spada^ gliela cacciò nel seno. Vi fu pure nel tranq 
dei cortigiani qualche aiiima a^sai libera da dirgli 
che in questa azione colla mano sinistra ^i era tar 
gliato la destra» Le truppe, che adoravano Ezio, 
non tardarono ad aipmutiparsi, ^ trucidar Flm^ 
peratore. 

Ma la finale mina dall'Impero d'Occidente era 
riserbata ad Odoacre (Sg). Nato nel Norico, educato 
però in Italia^ teneva uno dei primi posti fr^i qqei 
stranieri mercenarj, che l'Impero pagava pfsr la 
sua ruina. Alla te^ta di questi soldati ^ che di difen-? 
sori divennero presto nemici , distrusse gli a V:9in2;i 
dell'impero d' Occidente ^ e prese il npm^ di Re 
d'Italia. L'ultimo dei deg^erati Imp^r^itori fu Ror 
flholo Augusto^ che per un bizzarro accidente riunì 
due nomi illustri, cioè del fondatore di Roma, e 
del fondatore dell' Impello; e che per scherno fu apr 
peliate Momillo Augustolo. ]Sra cosi disprezzJitQ^ 
che Odoacre non ^eredè peri^olo9P il lasciarlp in 

(38) Jornandesj de rebus Getieis^ f^^P\ 36, 4'^ 
^39} Tjbsoph. Cissid. in Chronic. 



22 STOMA DI TOSCA9WL 

" sposto ~ 



jl^.^iosa collina di Miseno^ villa prixna modesta di • 
4Sa Bfarìo^ poi sontuosa di LucuUo^ indi degl' Impe-* 
ratori^ che vide morire Tiberio^ e clie^ passando 
per varie vicende^ dopo essere stata abitazione di 
questo degradato Imperatore , divenne in seguito 
un santuario ed una fortezza^ ed è ora un nudo 
colle ^ che coIV amenità del sito & fede dell'elegan- 
za e del gusto degli antichi Romani. 

È' invalsa una moda , in specie tra gli scrittori 
francesi^ di considerare il governo romano come 
tirannico^ ed oppressore delle altre nazioni^ perchè 
fece suo unico oggetto T arte. della guerra^ e domi- 
nò su tanta parte del mondo colla forza delle ar- 
mi ; ma un saggio osservatore y che abbracci colla 
ménte le rivoluzioni di molti secoli , assolverà fa- 
cilmente dall'accusa quel popolo generoso. I Ro- 
mani non solo conquistarono^ civilizzarono ancora 
i vinti popoli: inoltre lo stato di guerra^ ih cui 
ristoria dei passati eventi ci mostra che sono state 
sempre e saranno le nazioni, ci pone avanti agli 
occhi quanta ragione avessero i Romani di porsi 
in stato di conquistare per non esser conquistati. 
Veramente/ appena perduta la superiorità delle 
armi, ecco Roma, e T Italia preda de' primi feroci* 
occupanti, ed esposta a quelle calamità, che il va- 
lore dei suoi figli avea per tanti secoli tenute lon- 
tane. Quantunque gravi fossero quelle finora sof- 
ferte, da questo momento comincia una serie dei 
più tristi avvenimenti per gl'infelici Italiani. Odoa- 
cre, primo Re d'Italia, ci si dipinge come savio ^ 
moderato, clemente, e rispettoso pei riti religiosi 



itegli abitanti I ne'qiiali noa fece idcuqa iiiiioy^-r 
iBÌone. Ad onta perd di <|qe8to cantiere, ò ^mpir^s ^j (£ 
trista h sorte d^' vinti; im terzp delle ^rtiU pam? 47S 
pagne d'Italia dovette c^d^f^i ai yincitori (40)9 dei 
qiiali ne^^pur esso poteva talora Alenare Tipsolepza^ 
e che cfedevaoo donar, qu^iloi che non tpglieyaaor 
Estinte le scieftsusf^ e te ìeU^re (eccettuate l'arti le 
più groitoldiie indisjpensabtli auch» ai harbari) Ivft- 
to ciò che è %lio dell' ele^an^sa^ d^ig^^to, e che 
teneya pccupate^ e nutriva tante màni^ era aSEattp 
P^dnto; le campagne d^r^Utte, e perciò ateri)i. 
L^ opulenta dei nobili romani; che per fino al sacca 
ài Ronia lavéano jpossedntu immense tenute in 44^* 
friea, e^ìn Aiia^ e cl^e àliiqienti^yano Tozioiio pop 
polo di ]&omA, era svanita, L'4&ica^ nntrice già 
delF Italia;^ era separata dall'Impero di Qéciàtsate: 
jqiìel pocQ , che pfodiiceva il mal còltiyatp maiAo, 
(dtB, caduto per la maggior parte ai vincitovi; onde- 
la iame^ e la desolazione apofx^vapQ qnestp paese 
ima to}ta si felice. 



(4o) Protop. lih, I, 



^4 STOUA CI TOSGilf A. 



PITOLQ II. ^ 

■''■•.. 

SOMMARIO 

Impf eie dì^Teodorico ì(i.e de'Goti.Sao gOTertio.Ca8siodoro. 

BoeùOy Amalasanta.. Belisario. Haraete. Fine del Regnò 

de' Goti. Régno de' Longobardi. Albomo. ^Ro8InolMla• 

. G«adeberga sppsardi B>otpuri. Desiderio ^ Doea di Tosca- 

..ua,. ultimo Re . de' Longobardi. Codice Longobardo. 

principio della potenza de' Papi. Carlo Magno. Regno 

' de' Franchi. Codice Longobardo emendato. 



G 



ode Odoaere diciassette anni il frutto della sua 
^(^' vittoria^ dopo i quali dovette cedere Tltalia a più 
4B8 potente conquistatore . Teodorico Re . de' Goti si 
mosse dalla Pannonia, Mesia^ ed Illirico ccm, una 
immensa popolazione per istrappare ad Odoaere la 
conquista d' Italia. In due battaglie, la prima nel 
Friuli, la seconda sotto Verona, ne fii decisa, la 
sorte (i): Odoaere, rotto in ambedue, yoUe rico- 
vrarsi in Roma ; provò però che i disgraziati non 
hanno amici, giacché gli furono serrate in faccia 
le porte: refugiossi finalmente in Ravenna, ove, 
dopo aver sostenuto un lungo assedio, si arrese a 
Teodorico, fidandosi a magnifiche promesse; fu 
però trucidato sotto il pretesto d'una cospirazione; 
non è facile il provarla, e il vincitore non ha mai 
torto. Teodorico restato Re d'Italia la governò con 
molta saviezza: univa ai militari, i talenti paci- 



(0 y. Monitori Annali d'Italia; alcani raccontano ona 
tenaaùone. 



- .XIB. IR CàP. IL , -;i$ 

fici; é le: arti del. governo : :^pcitdo che bisogna!' 
|Hacere ai popoli che^si goveiKuoioy adottò le mar j^ q^ 
niere italiane^ e fiha il vestito t- piHese a ordinare il 4M 
ccmfuso sta^ d'IuUa^rRon'feceakuiBi Sfioo^teione^ 
nel culto religioso : * bendale Arriano ^ riipettò t cB/t^ \ 
tolici a'sè^o^ckà pei^^cot^cifiarfei l'amore UBÌTer* 
sale' gcùiise fino à £ir dei.doni alla Basilica Yati-*. 
cfflÉa (a); promòsse c<m^ saj^i.r^olaQlènti^ perr 
qiiBnto sì poteva > il comniieroio> è lecié finkrire ra*-. 
^icoltura ; r energia del suo'omrtlere^ rispettato 
anche da' aoor j|>àrbari seguaci y servi a proteggtflre v 
vinjti colle isàvie leggi promulgate^'* e; col vigore 
neU^ esecuzione di esse; lasciò ^ vivere)! soggiogati, 
popoli calle l^gi loro : e restò inipiédi sótto di lui 
la costituzione del governo rollano ^ e.mohe delle 
cariche come il console ec Xa proibizione dei 
duelli onora il suo buon senso: in una lettera di 
Gasiiodoro (3)^ scritta, a nome del .Re ^. si usai^ii^ 
delle espressioni capaci di fare art ossìre i difensóri 
dei moderai ^pùntigli cavall^eschi Riscattò - géiie* ; 
rosamente gran nujbaero d'Italiani iatti prigionièri 
in una scorrerìa dei Borgognoni, e fu sicuramente^ 
uno de' più possenti monarchi, giacché il suo do- 
minio si «stese àmjHameute fuori dMtalia, di m«^ 
niera, che questa a lui più diletjta provincia ^ra la 
parte minore dei suoi regni (4)* Benché ignorante 

(3) Se negli ultimi tempi di sua vita inquietò i Cattoliei^ 
r imprudente greco Imperatole gitene diede cagione col 
persegaHare gli Arriani; vi si a^iiinse forse il sospetto 
^e TÌ fosse nna segreta cospirazione tim i Cattolici snoi 
«additi, e quelli di Oriente. •' . . 

(3) £pis. lib. òf epis. s3, a4* 

(4) Gli erano soggette la Fratria meiidiónaloylftinaggiar 



/^ 



aO STORIA BI TOSGàRA. 

'deUe lettere' 1 segno di noa sapere scmere. 3 gon 
j^ 12^ nome (5)^ area ìq* pregio , e amava di arere iutomo 
48B.cIii le possedeva: la stima che egli fece di Cassio^ 
doro> il pia dcMto Uomo dei suoi tempi dn lui eletto 
segretario^ il piacere, che prendeTaji^lla sua com<' 
pagaia , usai^do di &rlo parlare di <{uelle notizie, 
scientifiche che si aveano in quel tempo , V ayerla 
inalzato alle cariche più distinte , lo provano aU»? 
stanza^ Anello il disgraasiaito Severino Boezio insigne^ 
filosofo^ ed eleganite scrittore godè p^ mcdto tempo 4 
favore di Teodorico > e fu inalzato ai primi onori: se 
ne incorse poi la disgrana , diede . fiorae mcAivio 
all'altrui calunnie co' suoi arditi ,• ed imprudenti^ 
dimorai (6). Fu racchiusa, per itoòlto tempo ndlo 
squallore d'una |»rigione in Pavia > e f(À crudeL* 
mente fiittoi morire. Il suo lib«^ (.7) scritto tra le 
tribolazioni, e T orrore della career per cercate 
appunto il halsamo alle sue {^he da quella filo* 
sofia che promette più di quel .che imntiene^ dor^ 
sta r ammirazione di chi considera i tempi ne'qua? 
li'fii soriittQ. Una viva, ed elianto immaginatone.^ 
ha vestito ài colori poetici le massime Stoiche: non 
perde questa opera a confrontò dei più lavorati- 
scritti di Sa^eca> e, se si prescinde daUa magia 

parte della Spagna , la Dalmazia, il Norico, la Pannonia^ 
un pe^^o deirtlDgberià, k S^evia, le due Ée^ie, e'percià^ 
le • moderne contrade del Tirolo. 

# 

' (5) Usava pet eoacrivere il sUo nonie «ui lanusa di oro,^ 
0¥é era intagliato*, oome supl dirsi ^ m gioitao il sno nome: 
•eonendo colla penna negli spasi V9oti della lamim 8crÌT»!> 
va il suo nome. 

(6) Yales. Frag. 

(7) \n» ao n sela t n^losópliiae^ 



XIB. IL GAP. Ut . 2^ 

dello stile del Padre deDaTàmatta- eloquenza^ pró; 
stare accanto ai dì lui filosofici scritti. Né è mara-^ ^^ |»\ 
viglia ; poiché era stato educato Boesio nelle scuole 48^ 
d'Atene, ove 's' insegnavano ancora quasi per tradi* . 
zione i sentim^iti de' filosofi degli aurei tempi di 
Grecia. 

Regnò Teodorico in ftalia trentatrèannirmori 
lasciando una sola figlia^. la celebre, e disgrasiata: 
Amalasunta. (^lantunque in questo breve prospetto :5i5 
non sia nostro disegno di occuparci dei particolari ' 
avvéniménti, tuttavia le avventure della bella fi« 
glia di si gi*an Sovrana meritano còmnaemorasione. 
Era essa dotata delle grazie del corpo, e dello spi<* 
rito: il j^dre, che stimava: le lettere, laiece istrui-^ 
re in esse , e lo scienziato Gassiodoro si dette ogni 
cura per adomarle la»meivte: Sa per tempo maritata ' 
con Eutarico destinatoval regno: morto però prima 
di Teodok*ico, fìi dichiarato suo successore il figlio 
di Amalasunta Atalarico, che nbn avea più di otto^ 
ovvero dieci anni aUa'morte di Teodorico. Xa ma** 
dre, di lui tutrice, prese ogni cura per dare al fi« 
glio quelF educazione che avea ricevuta ella stessa^ 
I Goti però disprezzando le scienze, e le lettere, e 
credendole indegne di un ansimo generoso, costrin- 
sero la madre a cacciare i maestri, e a dare per 
compagni al Re dei giovani Goti sudi coetanei» , 
Sciolto ogni' frena, diede^ iiv preda con questi al • 
vino, e ad altre sregolatezze, delle qudi morì viU 
tima nella fresca età di anni sedici. Amalasunta 
per leggi longobardiche era esclusa dal regno: il 
suo partito però fece elèggere Be Teodato scelto da 
lei per isposo, che ignaro afiatto delle arti del go- 



26 STO&IA DI TOSCANA. 

yemo^ e della gnerra, si occupava solo della rozzn 
^l £^ letteratura di quei tempi ^ qualità. atta a risyeglìare 
5a5 il dispregio de -suoi sudditi. Forse questo pregio de- 
terminò la Tanità , e il capriccio di Amalasunta ; 
forse anche un più profrondo disegno y la speranza 
di goyelnare in nome di un uomo incapace. Gch- 
munquè sia ^ non poteva Amalasunta far peggiore 
, scelta. L'ingrato Teodato, presto tediato degli au- 
torevoli consigli della sua benefattrice, o forse sti- 
molato da qualche ccmfidente ambizioso , la confinò 
in ud' isoletta del L^o di Bolsena, ove in seguita 
fu strangolata sul fiore della bellezza, e della §ior 
ventù (8). 

La gloria del regno de' Goti si estinse col 1<h*o 
gra^n Re Teodorico: il debole Teodato, impaurito 
dalle minaccie dell' Imperatore Giustiniano , che 
pretendeva come parte dell'Impero, le lontane 
possessioni d'Italia^ promise di abdicare il regno: 
ma non avendolo fatto, né osando di porsi allan 
testa delle tru{^ che doveano marciare per far 
fronte a:quelle guidate da Belisario, ne commesse 
il comando a Yitige, il quale, dai Goti che jBdegna*^ 
vano un Be imbecille , fu acclamato loro Sovrano^ 
ed ucciso il vile Teodato (9). 

Gl'Imperatori d' Oriente si riguardavano come 
gli eredi naturali dell'Impero d'Occidente, e per^ 
dò il regno de' Goti in Italia era a' loro occhi un'u- 
surpazione. Quelli che precederono Giustiniano nog. 



(8) Jiomand. De rebus G-eticis cap. 5$. 

(9) Procop. De bello Getic. lib. i. Cassiodor. Epis. 32, 
Hb. id. ec. 



l^LWo tiè taleiiti> uè forsea pef tóut9^fheh<30tiqm^ 

ì^SL. Egli ne concepì il f^og^t/Oy e né confidò l'eie-^' ^i q 

cussione all^uomo più capace^ al gran Belisario. Eva ih& 

iqfaesti imo di quegli uomìài> che la natura forma 

di i^ado^ non inferiore nei militari, talenti ai > pia 

grandi Generali dell'antica Bx)nia'> più Stimabile / 

perchè' mancando di tréppe-talbrofie> è dèi mezia 

per far sussìMereilè sùe^ dotvtiie lottare con mille 

difficoltà ignote^ agli aiktidlù Generali^ abile nelle 

arti di guerra > tome in quelle dilpace^ freddo^ «nel 

coni^iglio 5 fervido e intrepidi) nèU^ azione ^ atto a 

debellar celle armi > e a coRciiiarfai 2';animo deinòur ^ 

ti^ era il più acfcdndo-a coknpii^eii prei^i di Giu^ 

stiniana.'nrocc^ioy segreèafcio^dùiqnell'J^roe^ eiAèr 

fitimone ocukre , ne ha d^cr^e'l' impre^ ; e m^^ 

veglia anche cvèdèr qual<}he Tolta ^pdrzilde^ aio*. 

può al più^tche.'aii^r adofferatoùn cfààrito.ij^m:^* 

go nfl di^ingerb'.i |g[i^ndira7V€»im'enii> il ' fefad» 

de^ quali troppo ndto> è aitestàló^da) alUfi sorilta^ 

Belisario si e^aigià ^sc^nalà^/roimiìk'a il Passiàuiij :e 

area terminata 4na dif^cile}gii€aTai>caUtrD i iVaifi^ 

dali: F Affrica. redap^rata> eil.iorQcRé.Geliméfo 

cpmiottD iin Gi^bntùkopoli pci|^tàieV làTeàna deco^ 

rato il suo trionfo. Giustiniano lo inviò in Italia 538 

coli ùft'armatàVtliy:ptò parefié Muèii9^è''k tàìita * 

imp]!«sa y giacche non oltrepassava ottomila uon^uyt 

boa v£u9iti e cavalM ; ma U r va]i<Hìe ^ .e • k .sagacia, idei 

Gapitanto aupfdivaiiio alla picoéleiSBui délF esercito^: 

parte colla forfe'j, e patate Colla "dolc^iKa toncjùistàti 

la Sicilia . itidì il regnò di ]Nap'81i • s^incamipinó a 

Roma, che; gii v?^^^^ ^^enza .tppi^^^ pcjrtp;^ ^^^ 

guardando i Grecji fiomje. iJU)*irfttWÌ d'it^a.ili<*0j 



3o SK^IA DI TOSCANA 

'ùf per aitertve.queat- iacendio^ dm ikùnatcìavà di 

jdiG.<^^^86<^ ^ ^^^ regno> adunàrotto ub -nomata di 
Ì36 ctntocinqiianU milii coin^ltanti> e ù avaazarouo 
iversaRoàna (io). Belisario 9 non ayendo* forze dia 
teoer.ia eaibfag^^ fi chiuse in Rcnna^ che fu to- 
«to aasediatà. Durò circa un anno Tassodio; in €ui 
Toatinato fiiroiefdfa'Goti da una parte^ e la fermez- 
lia e il Taiured^£dUMrio>daU'altra> dettero origine 
« (atti tpiù illustri. Non la fame y non le ntalattìe 
ietmto^iosé^^nctt.lo scòraggime&lo dei Romani ^ non 
i tradimenti;^ poterono vincere ^eafc'£roe. SuUe 
marà/!di Reina i furono, astenuti da* una piccola 
teiippà àttaochi ìtaU, .che, e pel furore, e per la 
barata, e pel numéro' dei morti, e per! le -come- 
gu«iise, poa^ooio paragoastrsàii fraudi battaglie (<, i ). 
L^eserdko de^Goti .senipie'ris|Bnto^ diminuito di 
qnasi la omelia > e.-dalle armi dq^.aasèdiali i e dalle 
dialàlttJe^.dovè finalmente abbàndcmar .Fimpresa. 
((^Mita difesa^ coneiUò^ una daeisar siiperiorità alle 
arpiii.impeiriàli»Soonig^;li(tiiì:Got^^^^^ sl^n- 

dar^no, el*4ivaaw»ii9n>&'pià loapacae.di rèsist^e 
aliai t^jittoridsaparimtata^ gn^ca^^cdieiaccresi^iuta, at« 
toccò Tarie oittà d'Italia. PodÉe «ddbéro' il coraggio 

■ r . • • • I . . 

' 'if'?^ F^^'jS^^ fiiyye^i^cnti dì que8|af|;uerra. V. Procop. 
lili. I. ec^ jornandes De hehus * Geiìci^, Marat. Annal. 

cl^ft-ed. "• -^•■^•^--' ••'. -*-'^^ ' •«'*•••;. ' - 

ì ^1^ if)i Iti un assaltò dàtòélla lAóléilCdrkitm y dlébdateirMA 
«nobra i suoi éraatiylfayono gettate «« iififrbari Iq sta^vfe) 
le colpniip, e ti(^9,^4)Cbe.8Ì presenti^ya ai cpmk^tteati. Il 
Fauno . che dorme , f^el pajauo Barberini fu ritrovato nello 
• iK^avo de fossi di qaelGHstello gettatovi probabum ente in 
qAeU^'cidòftsióiie. AngellUilBar^gàeus tìeédific. tfrbis Roinac 



\ 



UÈ. It. CA>. II. 51 

di fesittere) e tra queste Fiesole, m^ fu {aresto 
espugnata: pàsAò' quindi Belisario a Rayeiina^ oyeji^', 
m. era ckiuwil Ee'de'Goèi. Era Vitige uno dei più 538 
Taloi^osìdisoa'naiiioiie, giacché elètto dal libero 
consìmsQ di uik popolo ^ che non pregiava che il vàr 
)ore militare ji ed detto nel tempo d^ perìcolo, pu* 
re Jiel cotatfronto ài vede quanto era inferiore a Be^ 
lisarioi Yitige si trovara aàsediato ia Ravenna, co« 
me.BeliàarioinKiema 9 .Ravenna m stimava assai 
piùforteidi Roinà^ GU aasediati quagliavano . al* 
meno ia numerò gli assedianti :/ep(pure non si scor* 
gè aldUno di quei tratti che distinsero t^nto in quello 
di Roma il greco valore*: Rh^mina finalmente f« 
obbligata! a capitolai^, e il Ré. de' Goti restò pi^gior 
niaro di Bebttià^» Poco manpava alla tqtàl coa- 
quista 4Ì;Itsiliai^'iquando il sospèttoào Giustiniano 
richiamò Selisàtb' col pnebesto ddla goerra^.psiv 
sìana. È veno^ èhe egli lo a^irea disohbedito^ rico^ 
sfondo di aeceltafe un igiiomuBuosó trattato da/^i 
concluso' coi Gùtàii è vanoy ehe^ etta iltato tentato da 
essi con Tofiferta della coroUa i d' Italia ;, Ina k sé^ 
pronta obbediente» le gotiche spogKe, e il Bestesr 
so Vitige» ch'agii, ccnadtisae ai piedi deirimpemtore^ 
furono la au^ |)iù bella difesa^ ^Alla partenna di 
Sielisario si, rianimiironot i deboli. avanù 4el gotica 
régno: si, elesse nupto Re Ildibaldo, che fu Ipresto 

ucciso (la); ikidi Òrarico. poco degno di esser lioioo 

• , ' ' ♦ ■ .' » 

(.12) Iq mezEo iì nn grttn hiiociieito^ ^toa àelle sue guar- 
die che gli staya dietro > 'irritala per essere stata dal Re 
maritata ad un altro , una fimciulbi da esso amata ^ gli tiri 
improTìsameate oa colpo tals> c^e gU fees iMilsariia testa 
sttUaUTola. , .. . i 



\ 



8a STOMà SI TOSCANA. ^ 

, 'minata^ e finaUniente Tottla, che; baile anni , e col 
gì (^ coQsìgUo ricuperò la maggior parjte d' Italia.* Invano 
<Àf6 fu rimandato Belisario senza truppa*, smza denari^ 
aenza viveri: il suo solo nome, se non potè Hberar 
Aoma dall'assedio di'Totila, fu quello almeno che 
aoataohe gli avanzi miserabili delle greche iforze; 
e se iSr considerino le di£|coltà dalle quali si trovò 
circondato, e gli sfbrki d'ingegno, e di valore coi 
quali seppe 'superarle , noli ^ppaiHrà' meno grande 
in questa poco felice can^gna d'rltalia/die nelle 
sue più splendide vittorie (i3y Richiamato* a Co- 
stantinopoli , servì pertmitalasua vita fedelmente 
• «nacovte^ ove^uttoilhimtòsi eclis^va ^a fnmte 
del fayòfe. Soltanto si*Hborrevs^4i lùf^negE estremi 
pericoli', e passati» questi «ra negletto: fihò> nella 
sua ultimà^deerejntezBa , méntre} «ina tseòtbenk' id^ì 
Bulgari-e -ScMavkiì mìnatCf^idva lai rittl'^essa diGo- 
stantìnopaU8{u*oWiiiai^idi Aoipp^^^ Im^ 

yératbrej i dekokuddridgiam, il popolo stolto rivol'^ 
sero gli occhL«H'«d)liHilb v^teraik^ che>scGrdatosi de- 
gli: affroHiti / sài va don la sua inh^pidesza una corte 
ingiratfii (ti 4)-( CliL^cifedeéebbQ <^e dopo!quì$sD'ultima|^ 
e miseg^ìatjó 'servirò i si fèssa àv^^toi Tinsolenza 
di ìoiescolare U suo nome' a4 ótifL «ÉiièispHrazione^ 
weiria , ò' suf^postS' dòntro 1- Imperatone ^Belisario fu 
etistoflito cóme' prigioniero nel «prdpt^ palazzo > fu 
<{ostretlo a disceodere fino alK^ìmilìssiofAd/di'gìn^ 
stificarsì. Fu finalmente assoluto > ma dopo otto, 
metili terminp ùn^ vita piena di gloria, e di perse^ 



i; té, '. ì . H » 



>(fr3) «Prooop. lib. 3. . 

(^4) AgatiuB lib, 5. Thophan. Cbron. 



LIB.II.CAP.il. 33 

cuziòAi. Per k ritirata di Belisario era rimasa Flta* 

lia in mano ai Goti; e Giustiniano^ che appena ^i^V 
area i mezzi di difendere l'Impero d'Oriente^ ane- 546 
lava sempre a quello d* Occidente, e sopra tutto^ 
all'Italia. È cosa comune l'osservare quanto i Prin- 
cipi amino conquistare nuovi dominj^ piuttosto che 
accrescere la forza e lo splendore di quelli , che pos^ 
siedono. Il vacillante Impero greco era sempre mi- 
nacciato dai Barbari, le scorrerie de' quali insulta*' 
vano la maestà di G)stantinopoli , e ardivano- di' 
srvvicinarsele : egli invece di pensare seriamaotte ad 
assicurare il'ceìitro'de'suoi regni, impiegava i te<^^ 
sori, e le armi per reGiiq)erare T Italia. Dopo molti 
vani tentativi, affido l'impresa a Narsete. L'istoria, 
che è la maesti^ della vita, lo specchio dei Sovrani, 
e dei minìstH , giacché nel passato il più delle volte ' 
da una mente perspicace si legge il futuro, ci mo- > '- 
stra quanto spesso la sorte de'regni dépendà dalla ^ 
scelta d^ un uomo.' Belisario, e Narsete recuperarono ' 
successivamente l'Italia. Tutto fu ihuiìle senza di * 
essi: tutti gli ostacoli oederpno ^ loto valwe; né? 
la mancanza di virilità, né l'ediicazioner molle e 
femìnile, tolsero* a Narsete i pregi di un 'Eroe; Aveva ^ 
già militato sotto Belisario nella stessa guerra ; ^li > 
condusse in Italia il suo esercito- non^ g^rande, ma • 
valoroso, e coibposto di girei^rieii di differenti na- 
zioni, con màrcie maestre costeggiando l'iàdriati^ 
cso« Probabilmente U*a Matelica, e Gubbio- 'S^az2uf«> 
faronb le arnttale di Totila, e Ai Narsete; e dopo"^ 
un ostinata battaglia i Goti furono' cémpletank^ttf 
battuti, e Totila ferito nella fuga, o per mano d^i 
nemici, o de' suoi, morì, essendogli apprestati ih 
Tom. IL a 



34 STOEÌA.tìi TOStàAl 

"^ano tutti i 60<icomi Quieta battaglia decisa della 



diC. ^^ d'Italia^ poiché > quantunque fos^ «letto nuo^ 
046 1^:0 R<é dei Goti Teja> Uomo valoroso^ tuttavia s'im-* 
ladroni passo passo Narsete di quasi tutto il paese ; 
e di Roma stéssa > ed iti un altro £itto d'arme> che 
durò .due giot^ni alle iklde del Vesuvio > Teja rimase 
Ixiorto dopo. iniiilite prove di valore (i5): il resto 
de'Goti stiptiiò.con Narsete un onorevole .ritirata 
fuori d'Italia; Pai^é per* altro che onon mantenes^ 
^ìto i patti) o che altri Goti ^ èhe presidiavano ai-^ 
butte pianse > ih specie iti Toscana ^ non i^ati ficass^o 
il ti^attato) onde iioil fini la guMai t Intanto un po^ 
deròso iès^cito di Fraaichi p eci^itati già da Teja^ o 
àvidi tìatui'alnitfilte di preda ^ .ei*a lialato ili Lóia^ 
iiardiai Narsete spedi Wo incontiH) parte dell' éser-^ 
fcilOi è intanto si xùM^ a rectìpei*aré la^ Toscana* 
l&f Fiitentó>^ Volterra > Piéa gli apersero le porte •>, la 
ìsola Lucca gli fece un'ostinata inesistenza^ ma* ce- 
dette ài fine aìlcoT essav Intanto T esèrcito dei Fran- 
thi tcorse r Italia fino in Calabria > ma al fiume 
Volttimo fu rc*tb> * disperso > dà NaiMte» Ptiò. ri* 
gjiardai^ai questa gikei^ta come ùÉi appendice della' 
^o(i£a^ che àn quest'anno i^^tò terminata dopo 
attui venti) ed estinto il gòtico govtemo > dopo anni 
S^salltaqtaàtirov Ii'odio al nome de' Goti & ralle- 
^ral^e il lettore: ifiùperfieiaìe, quando incontra .k 
I^Uinà dèi loro liegno; ma agli ck:chi del profondo 
t)Sltej?vatore) questo avvenimento comparisce una 
tàlaìnità per Tltali^^ giacché cominciando ad.es^ 
*W«&*pe^;<>t>si 4ire> àmalgaiùati fin^iem^e i vincitori^ 

i<{ 5) iPl-a^opv Ubf 4. J^Iunt t^IUl. d'Itati. : 



LIB. II. CAP. II. 35 

e i vinti, la durezza de' primi conquistatóri era * 
ammansita ; e se allora si fosse consolidata V Italia ^i e. 
in tin governo stabile, e indipendente sarebbe foY- ^H 
se rimasta tale anche in futuro ; mentre divenuti 
suddita di Còstantiiiropoli , oltre la dependenza^ e i 
tributi, essendo sempre debolmente difesa in tanti 
lontananza, era facilmente la preda del primo pò* 
polo intraprendènte. Duro Nàrsete a governare Tfta- 
lia per molto tèmpo, e lio'n fu occupato thè ^ in 
piccole guerre,*' che o i Goti restati ancoi'a' iti qukU 
che città, o lo spirito d'indipendenza, o i forèstiei*ì 
gli fecero; é in tiitte fu vincitore. Dopò serfìci an- 
ni , il suSgoVeriio cominciò a parer dura, o che 
r avidità delPòfo ìor tradisse, o the il genio natu^ 
ralé di' ticHrltà facesse ailtoina^i bramare un cam- 
biaménto, •!! Senato»' 'Ai n'orila ehiesie alTImperatóì* 
Giustìriianò il di liii Hcìmmoi Si^ fosse' pòi vera là 
disonorevdle'^ ainbasciàta a Itii fattii a nóme del- 
r Imperatrice Sofia (r6)i*ò altiiehd le psitoìe ojtrag- 
^ose ^dà lèi dette pubblicanii^nte, e che ih Vehdelfta 
Narsete cftiatiiasse 1 I^pngòbardi m lEtalia, mostran-| 
do loro 1^ facilità della èbnquii^ta, sarebbe ' questa 
una nuòva prova dei grandi ' effetti prodotti ' da 
piccole càuse ,^ 'ed' uri awertimiéiito ai SoVi^ufii di 
rispettar gli uomini che hanno reso lòì«oiÀìpòVÉaritì 

. ' ' •' • • . r . .'• i, > \ -; :* 

('i6) Ractiòntatio'àfcttni storici che l'I&tìeratrice Sofia gli 
Hftcesse 'dire ; o'^liìiciib ìpmVlsKcameiite di^Desse. eésér* télmpo 
éhè'un éunbcò stio'']^às4f tornasse a filare' al Serraglio ; e bhé 
€gH rispondesse:' tobétiTréhbe filato àn filo tale^ cbe da^essò 
non si sarebbe Fini jfeimtricesa'puta fivilappare. ,, Marat 
Ann. d'Ital. Sfgttiilò Horat. BlaVie. Retùiiì ^ ital: script" 
tona. I. pag. 427-28. 



*~r — Mrvìgji ComilDque ciò «a fu^richiamtto Narsèlei 
dl(^ temendo eglìgriiitrighidella corte, non uscì d'Ita- 
6$^ Ìia> e morì Técchissimo in Roma. Egli, e Belisario 
bosaono r^uardarsi cproe gli ultimi Generali del 
greco Impero; Ambedue riconquistarono l' Italia 
più toi propt-io) che col valore deUe truppe: am- 
bédilè disgraziati alla cortej ore le grandi imprese 
diiìn ÌE,tóé io&tanp toccano meno l'animo dei de- 
boli Priacipi> che le tocì ilisidiose di calunniatori 
Jifeftèhti. Belisario tuttavia ci comparisce più grande 
di ifarsete^ tlie, reso celebre dalla sola guerra 
"d'Italia) Sacrilìcò olla vendetta del primo torto ri- 
btivUto gl'interessi del Sivrabo. tjn^ lunga serie di 
guerriere impose in Afirica> in Persia) ili Grecia ^ 
iti Italia distìnsero. ^fì^isalrÌQ.. Più vi|tf>osQ, e più 
^lEÌetite di N^f sete , npi^ (^pose ai suoi occulti 
beiuiti^ cjie^u jC rianoce&iEa,.uè ù 

i^^^ d Ib'aggi delia corte imperiale ^ 

the toh p rig) : disgraziato nei domestici 

Vìbópli» e la dissolutezsa della sua 

ttloglie À ;gna atnìc^'e confidente deU 

i'impei^l a, l'inviluppò io tanti pericoli^ 

ié tlisgWtij the forse.quéila ste^ disgr^a, che avea 
^U) Nar^^ al cppert« d'incoirerU, parr&a<[ual- 
ttìnoj.ra^o grav* (ij). 

(i 7} L' istoria delll) D)eiKli<!ìU , fe i;ecità ^ Belisario i aoa 
tavola «bbracciata avidanieii^, « senza eume dai poeti» dal 
k-etorif e oaì filosofi come nn esempio Uloitre delle TÌceodé 
della Bortei Qi^sU favela taoi^ st. ^tk che ue*Teru.,di. 
UDO screditato' A^rittorg (Zeltei thit.) ,mffìt\ secoli post»- 
tiote a Belinano- Chi ha fior di seoiiQ agef olmeote comi» 
prende cb« uij, ^ffatto^^onae non po.tera domaiidar 1' elfr' 



IIB. 11. CiP. II. 3y 

Priva Y Italia d' aoipii^i cosi grapdi , passò pre-? 

jtto dal giogo de'Qoti a quello de'LoUjgobardi* Qucii j^c^ 

^i popoli nominati già da Tacito, Straboiie^ Velici^ ^ 

jo Patercolo , alHt^yano tpa Vl^ìh^ e YQdet. 4U>PÌUQ 

loro Re ferocissin^o guerriero, facèvsi si poco coiitp 

4ei paesi che possedè v^ in confronto 4^11' Italia, 

da lui creduta sicura con<|uista , cìie miiov^i^dó^ 

con un^imìnensa o^te, }a mdì^ jcpnduci^;» secQ 

intiere famiglie con tutti i beni mobili^ concesse 

agli Unni e ad altri popoli confinanti il pae^ phio 

abbandopaya/ Ai cpnfini d^ Italia^ sali il feroce Re 

sopra un alto monte per contemplarne la bellezza, 

ed anticiparsi il piacere del possesso (i8). Vi <?ntrd 

senza contrasto dalla parte del Friuli: VeFona| 

Vicenza . ed altre città si ari'esero senza resistenza. 

Le poche milizie imperiali incapaci di tener la 

campagna si chiusero^ e si difesero in alcunjs città; 

ina a poco a poco tutto il fertile paese detto in 

appresso LombardV> cedendo, prese dai obnquir 

statori il pome; indi la ' iToscaila , T Umbria, la 

Marca ebbero la stessa sorte, difende|ida V Esarca 

Longino poco più di Ravenna, e 4i j^^n^l^^r £ccq 

una nuova barbara dinastia a dominare l'Italia. I) ^ 

Talore d'Alboino n'éguagljiav^ la crudele ferocia, 

che apparentemente fu la cauÀa della sua morte. 

Jh^ima d'inva4er l'Italia, avea quasi intiers^mente 

distrutta ip upa gran battaglia la nazione dei Gè- 

pidi, ed ucciso il loro Re Gunemoiido, 1^ di cui 

figlia, la vaga Eosmonda, fu cost|:«tta A sposare il 

(|8) Paul. 1. 3« ec. Sìgon. de Regno Itil. i. Mnrat. km* 
li'Ital. 



V 



An 



38 StOJ^I A DI TOSCANA 

yìuciterevSecoiulQ ji costrimi barbari di quei tempi ^ 
^^*ÌP W* S^^"^ convito di lj|Oi3igobardi^ beyev^ Alboino 
5tì9 nel piando di Cunem'ondo, legato ip. oro (19). In 
yei!Qiia^ quando forse, reao era più .%roc^ dal vino^ 
costrìnge r infelice Rosmonda a bere nciroiTÌbile 
tazza; questo fu il principio d'una iserie, di tragici 
eventi. Irritata la moglie^ sedusse coi vezzi e le arti 
del sesso due Signori ^Longobardi, uno dei quali 
trucidò Alboino mentre idor iniva. Siccome era que- 
sto Re idolatrato dai Longobardi , Rosmonda coi 
suoi amanti, £lmegisto e Peredeo, fu costretta a 
fuggire; si ricoverò in Ravenna cercando la prote- 
sone 4^ir^^^^^ Longino, che con avid' occhio 
contemplò le.bellezze di Rosmonda, e il ricco tesoro 
del Re de' Longobardi da lei recato. Persuase egli 
faci},mente al di lei incostante e crudele ^aratteir^, 
a disfarsi d.' Elmegisto , cui ella porse una tazza 
di yelei^o come un ristorativo, mentre usciva' dal 
bagno; il sapore della bevanda avendone fatto ad 
esso indovins^re la natura, puntò la spada al di lei 
petto, e la costrìnse a bere il resto, e cosi pagarono 
ambedue la jpena del loro misfatto. 

Il regno dei Longobardi in ItaUa durò circa due 
secoli. Ebbero la sorte di tutti i conquistatori d'Ita- 
lia. 11 robusto valore dei guerrieri del Nord (a 
passg passo ammolKto, e snervato dalla dolcezza 
del clima, e dalle delizie d'Italia: l'unanimità dei 
Capici ,che gli rendeva vittoriosi, durava nel tempo 
del perìcolo, e della invasione, la quale compita^ 
naturale era il desiderio di godere i frutti della 

(■9) Questo era il oosUune di molte nazioni barbare , e 
lo è ancora dei selvaggi americani. 



lib.ii.gap.il 3^ 

cimquista, e T abbandono alU iqollezza y e al riposo/ 
l^a natura della loro politica qostìtusiope pop erajic. 
atta a conservare il vigore del gaverpor Re con $69 
picc<^88inia autorità, yassal}i maggipri quasi indi*- 
pendenti , ^ chie comand^y ano ad altri minori vas* 
salii y che cefrcav^np la 3te$sia f ndipèadenza , e che 
non obbedivan mai alla legge ^ ma alla fwza: tutto 
il rimanente d(sl popolo conquistato^, considerato 
come schiavo, e trattato anche peggio degU utiH 
animali doniestici : era questo il complesso che 
formava il governo feudale s\ dei (longobardi , che 
dell^ altre nasdonì , che àyeano cpnquistat^ altare in^ 
felici Provincie (ap). 

Nello 8pa9;io di due secoli, da Alboino a Deside^ 
rio, si contano venticinque Re di quella nazione; . 
il termine medio sono ottp ann^ ài dominio per 
ciascnno (ai). Tra la folla di questi Re, deye di- 
stinguersi Rptari, che col senno, e coli' armi illu^ 
Strò il regno longobardico. Non efo, egli nato a) re- 
gno d^ Italia: la scelta di lui onor^ I9 sayiezs^ di 
nna donna , cioè della Regina Gundeberga sorella 
del Re Ad^loaldo^ Mancato esso di yita sen^a prole, 
trasferi i suoi diritti al di ]fiì niarito Arioaldo , che 
creato dai Longobardi per Sovrano pagò d' ingrati- 
jtudinjB col^i che gli^^vea dato quasi in dote il re- 

(20) Si Tegga la saggia fayola d'Esopo del serpente a 
pento teste, e qi^ello a una jtesta sola, /che è V imagine del 
sistema fendale , e dellii monarchia. 

(11) Aljcani privi d'ogni Qpienza eoi solo natnral aenoo 
si distinsero; fra qf^esti si nomina Agili^f marito della {iella 
e sa:f ia Teodolinda , al di cui palafreniere ha il nostro Boc- 
caodo applijcato un ingegnoso tratto di spirito in una scher- 
zevole l^oveUa. Pecam. gjom, 3 , Novell, a. 



4o STOHIà DI TOSCANA. 

gno. Le di lei attrattive aveano fatta tale imprea- 
jìQ, sìone in uno dei principali Signori loogo^rdi^ 
569 detto Adalolfo> ch'ebbe il coraggio di tentarne la 
lede conjugale avendogli U casta Principessa sjjjjk 
tato sul viso in riq>osta; il perfido amante in ven« 
delta r accusò di traipar la morte del marito insie- 
me con Tato Duca di Toscana per £irlo dichiarar 
63a Re^ e sposarlo. Sulla sola fede di costui^ il credulo^ 
ed imbecille marito fece racchiudere Y innocente 
Regina nella fortezza di Lomello^ ove stette pri- 
gione circa tre anni> dopo i quaU Clotario j[le 
de' Franchi^ intimò al marito, che ima Regina di* 
scesa dal sangue deTranchi, non dovea sopportar 
la pena, e T infamia di un si nero delitto senza 
prova; si ricorse pertanto a ciò, che era chiamato 
•giudizio di Dio Scomparve un certo Pitto, q Carello 
a pugnare in favore di Gundeberga (aa); il tradi- 
636 tore restò vinto, e la Regina rìatabilita nel primiero 
onorevole grado. Dopo la morte del marito i Lon- 
gobardi ebbero tal fiducia nel senno e virtù di lei, 
che le lasciarono relezione deUo sposo, e Sovrano; 
ella giustificò la loro stima colla scelta di Rotari, 
uno de' Re più saggi (sS). Per lo spazio di anni set- 
tantasette , dacché il loro regno era stabilito in Ita- 
lia , i disgraziati popoli erano stati governati senza 
leggi scritte. Esistevano solo alcune leggi tradizio-^ 
nati, o consuetudini, secondo le quaU erano giudi- 
cate le civili controversie: è facile il vedere che a 
£^ mancando in infiniti casi queste leggi, o essendo 
f [ anche più numerose, la varietà delle circostanze, 

(il) Sigon, 1. 2. de Reg. Ital. 
(23) Paol. Diac. lib. 4. 



\ 



\ 



\ 



LlB.II.CàF.IL 4l 

e FariMlrìo de' giudici doveva prodiOTe le più ca-^ 
jprìcciose ingiustizie. Rotari fu il fMrimo a formare ^^^ 
«in Codice di l^gi longobardiche (^4) • riunì quel« €43 
le^ che erano soltanto tradizionali : ne aggiunse al* 
tre che credè opportune^ e fissò almeno una base, 
«d un testo che restringesse alquanto il licenzioso 
arbitrio jde' giudici, e gli. avvicinasse più alla giu^ 
«ti^a. Fu fatto sì utile lavoro in Pavia, #ede ordi-^- 
naria de' Re (aS) : questo fa il principio del 0)dìC6 
ascritto longobardico^ da. var) successori poi accre* 
£ciuto (26). Si distinse Rotari anche tra le armi; 
4iggiunse alle sue provincie una parte del Genove* 

<24) Paul Diac. 1. 4. 

(25) Noi impariamo dal principio dell' Editto d^ Rota-» 
ri 9 1 ^. che dieci Re contas^ano i Longobardi prima del'» 
V invasione d^ Italia ^ giacché egli si chiamava il Re di^ 
ciassetteàmo j ed era il settimo d' Italia ^ 2.^ che il codice 
/u ^ifprot^ato dai principali l^ongobardi^ e doli* esercito^ 
/onde si scorge y che il potere legislativo era diriso tra i Ile 
e \ saoi guerrieri ec. 

(%6) In mezzo alle strane e bàrbare leggi longobardiche 
trasparisce il retto senso & c|ae8to Legislatore ,' come di 
altri. Mentre per tanto tempo ^ e fino quasi alla nostra età 
una Ignorante so^ratisiione adottata ai^be dai legisti , 
ba fatto considerar le stregbe come dotate della potenza 
di nuocere agji uomini , e ne sono state regolate te ridicole 
formalità de' giudizj , egli apertamente condanna questo 
pericoloso pregiudizio. Codic. Longobard. Rotliaris ii.^ 379. 
STullus presumiti aldiam alienam 0ui AnciUam y ipussi 
strigam quae dicitur Masca occidere quia Cristianis 
meniibm nullatenus est cuBDBjfDì/^f if^c FOSSifi^E est; 

UT MOMiNXM MUUBK VirVU iNTtilNSBCUS POSSIT COUEDBRE 

EC, e nello stesso Codice an suo successore y Luftprando , 
disapprova ^ bencbd non osi proibiire 9 i duelli. Loitpranda* 



N 



V 



4^ STOMA DI T08CAHA. 

^ -^sato, che obbediva all'Esarca, e respinse con \m^ 

f-^ sanguinosa rotta presso il Panaro resercito riunito 
643 de' Greci, e Romani: lasciò il regno al suo figlio 
Bodoaldo, indegno di yn t^to padre. Qi|a4 niun'alr 
tra notizia abbiamo di Ini, se iiqil che dopo un 
breve , e glorioso regno senssa aver prole , fa trucia 
dato da un Longobardo, a cui àvea dispaorato la 
g5X moglie. Il di lui successola fii Ariberto, di nazione 
bavaro, scelto dal libero voto dei liOrigobardi al 
trono; fu il suo regno breve, e senz^ f^nia^ lo ter, 
minò coir impolitico atto di dividere il. regno fra i 
due suoi figli , Bertarido , è Qondeberto. Il regio 
potere è intollerante di cpmpgnia (a-^), e il fiatale 
tentativo è stato quasi sempre accompagnato tra 
ì fratelli dalle tebane vicende. !0encliè i due Re si 
fossero scelta diversa sede del loro governo , ^nq 
Pavia, l'altro Milano, si attaccarono presto a forza 
aperta. Fu chiamato in soccorso da Gondeberto il 
Duca di Benevento Qrimoaldo, che terminò con 
ispogliarli amendue, ed occupare il trono contfa^ 
stato. Era Grimoaldo un nomo straordinario, e le 
sue vicende singolari. Ultimo de' figli di Gisolfo, 
Duca del FrinU , allorquando fu invaso dagli Avari 
si era singolarmente distinto: l'imprndente suo 
padre, adendo osato con piccole fors^ di aflfrontare 
r intiero esercito degli Avari era st^tp tagliato a 
spezzi: la madre, e i figli si erano dopo la battaglia 
rinserrati nel Foro Giulio , o sia Cwidad del Friulix 
quella scellerata donna , invaghita del Re degli 

# 

(37) • Omkisque pùtestas 

Impa(icns consoriis eroi. La,cr, 



* iib.ilgap.il ^3 

Avari ^ gli ^prì le porte; ma cori una morte infame^ ' 

fi preceduta dalle più disonoreyoli circostanze , pag^ ^^ 
il fio del ti'adìmento. Ayean preda intanto la fuga i 654 
figlia tra ì quali Grìmoaldo, il più tenero di tutti j^ 
fuggiva in grc^ppa del catallq d' un fratella (28)^ 
Raggiunto da uno dei persecutori^ lii yiolentepienta 
tratto di sella ^ e gli fu 'per la sua bellezza - rispar*» 
miata la vita^ £^ra condotta prigione in igroppa 
pure del cavallo del suo nem^ico : pieno di . ardire^ 
e coirauimo fatto pei più grandi attemtat^^ questo 
fanciullo^ avendo veduto pendere al fianco del suo 
rapitore il pugnale , obbe coraggio d^ prenderlo y di 
trafiggerlo ; ed entrato in sella y volgendo precipi^ 
tosamcfnte indietro il cavallo , pptè . salvarsi. Dopo 
varie vicende divenne Duqa.di Benevento, e la fama 
della sua potenza ^ e valore indussero T incauto 
Gondeberto neUa contesa col fratello, a ricercarne 
rajuto. Vide' costui la facilità d'impossessarsi del 
rc^o d'Italia 9 onde, raunato un potente esercito^ 
e creato il suo figlio Duca di Benevento , si mosse 66» 
dichiaratamente contro i due fratelli, che vinse in 
l>attagUa, ucddendo di sua mano Gondeberto, e 
s' impadronì dello scettro d' Italia , sposando la loro 
sorella. Ha detto uno de' più illustri Romani, che 
se mai è lécito il violar la giustizia, lo può esser 
quando conduce al regno (39)^ Questa è l'ingiusta, 
e pericolosa divida di tutti gli usurpatori ; e di^a-* 
ziatamente gli uomini giudicalo dagli eventi, la 

(a8) PanL Diac I. 4* 

(29) Ifassima di Giallo Cesare. Quod si violandum est 
jusj regnandi causa vidandum €st; aseiisrii rebus pietà* 
tem colas» 



44 STORI! DI TOSCANI 

'grandesza e felicità dei quali cuopre i gran delìttit 
éi C. Se 8i dovesse giudicar Grimoaldo con quella regola 
66^ non apparirà che la di lui gi*andezza» Nel suo fe^ 
roce carattere traspariscono dei lampi di genero- 
sità^ adombrati ^però dal sospetto* Si era 1' altro 
fratello Bertarido refugiato presso gli Avari: fece 
loro' intimare Grimoaldo che lo defisero neUe sue 
mani^ o gli avrebbe riguardati come nemici. Non 
volendo «questi guerra , né tradir Bertarido , gli 
consigliarono la fuga: ma quel disgraziato^ non sa- 
pendo ove refu^iarsi y prese la resplus^ipne di Terni^ 
Stoclé ; andò a gettarci tra le braccia de} sfio nemi-» 
to , non chiedendogli cfhe di viver privatamente 
tranquillo ne' suoi stati (3o). Fu accolto da Gri- 
moaldo lietamente , e trattato 'per qualche tempo 
con generosità; ma il concorso^ e ^affluenza degli an- 
tichi sudditi ài loro detronizzato ^e ingelosirono 
Grimoaldo^ chf? da'suoi amici fu consigliato a dis&r« 
sene. Si diedero segretamente gU ordini: furono 
' questi da Onulfo rivelati a Bertarido^ die quasi 
miracolosamente giunse a salvarsi in Francia; e s'ò 
vero che Grimoaldo non solo perdonasse ^ ma pre^ 
niiasse la fedeltà dell' amico di Bertarido^ è questo 
im tratto tanto più degno d'ammirazione quanto 
più atroci^ e privi d'ogni virtù erano i costumi di 
quei tempi. Fu anche Grimoaldo saggio l^islatore^ 
aggiungendo al Codice di Rotari^ciò che Fe^)eriepza 
avea mostrato mancarvi (3i). 

Una disputa teologica produsse in seguito singoiar 
cambiamento negli affiu*i d'ItaUa. JJ obbiedìen^a ^^ 

(3o) Paal. diae. 1. 5. 

(3 1 ) Paul Oiac. Murat. Ann., 



Lift. il. Gài», a. .. 45 

a ia c<HiliuetudJne più che la forza confletyarano' 
ancora gli avanzi dell'antico dominio in Italia j^;;;* 
agF Imperatori d'Oriente. Questi erano la Sicilia^ 66% 
una parte del Regno di Napoli , Ravenna colla Pen* 
tapoU. R<»na istegsa riceveva e gli ordini ^ e i go* 
vernatori da Gostantìbopoli; e quantunque non di 
rado dimhbedisse^ non avea finora ardito di dichia- 
rarci indipendente» .La disputa sul culto delle sacre y 
Imagini rìsvi^liatah) Oriente divise tutto il mondo 
tristianoi II greco Imperatore Leone Isauric6> ol- 
tre all^imprudénza di mescolarsi in dìspute teolo^ 
giche^ ebbe F altra di attaccare Un rito già dal tempo 
stabilito^ e caro alla maggior parte iddi popoli (3:2)4 
La lusinga del suo favore ^ la fcNrtadel suo potére 
fecero piegare i reluttanti greci Prdati; e il p4^<^ ' 
d'Oriente^ non sensa tumulto e: sisdizioae, vid^ 
rapirsi le Imagmì adorate^ Ma V Occidente più . re*» 
moto dalla potenza imperiale^ e |»ù libero perciò 
ne' suoi : sentimenti , resistè coraggiosamente a» 
Mandati imperiali: gli esecutori armati furono, a 
scacciati ^ o uccisi ^ e il Pontefice Gregorio^ dopò» 
avete insultato asHiké grossolanamente neRe sue. 
lettere il grecò Jmpei^atore, dette l' ìinpulso stgri^ 
taliani di scuotere il: giogo d'un ereticò Imperato^' 
re. La maggior p^rte dellMtalia Mg^tta. a' Greci 
esci dal domìnio. imperiale. GoiM*una. disputa teo* 
logica > se non giunse a privare tbtelmente de' suoi 
stabìliknenti in Italia l'imprudente Leooe^ quasi aa<« 
nichilò il silo potere su di essi ; ed ecco Ronìa> chis 
dopo tante viceiLde>^ trovò per queiAo isìngolare^ 



«j» > 



(33) Teopfaares ^Fregor. II, e^jì^. u%^ ^perat Leoovec... 



46 STORTA Dì TOSCANA 

aTveHimento liberata dal giogo straniero ^ e in fa- 
di G. c^)^ ^ eleggersi qualunque politica costituzione le 
7«9 fosse a grado. Una languida memoria de' loro ' an- 
tichi tìtoli^ senza però conoscerne il potere ^ ed i 
limiti > fece risorger T autorità del Popolo V e del 
Senato, che non potevano adunarsi^ e deliberare 
senza sconcerto e tumulto. In ìnezzo a ques(ta ìne^ 
vitabile confusione egli era naturale chela religiosa 
riyerenza verso il romano Pontefice lo facesse ri- 
guardare come • il primo Magistrato : verso di lui 
pertanto^! rivolsero a poco a poco gli sguardi della 
mpltitudnle: la sue ricchezza , le ^ue relazioni coTo- 
restipri Pri^dp y la sua religiosa influenza lo costi- 
ttiirono insensibilmente il Sovrano di Roma , so^ 
vranit^ legittimata dal libero consenso del popolò^ 
e confermata dal posiesso^di dieci secoli. Questo è 
un titolò più' ràbile, e' più legale bielle controverse 
donaàofii di Gostantina, di Carlo Magnò, ed- Ot- 
tone. I prudenti Pontefici , nel momentc^ in cui lo 
zelo di religione degF Itatiahi aveva scosso il giogo 
éef Greci, sì aecorsero^ che queste città lasciate 
senza sbstegftmavebbero Satcilmentecadube in ma^ 
no ide^ìLongoJbardi, a loro- for$e più formidabili 
ancora dei Greci* Quantunque j^rcìò minacciassero 
di fare eleggere» un >nuovo Impeiiit<H*è ,. ebbero ht 
prudenza dì urvffstàf^ alla minaocia, e di rispettare 
i deboli avanzi' dtdl'iinpero greco, sicari di averd 
«Ut questi' popoli influenza superióre «a qnelk de* 
^^. Imperatori, e JimpKime ai Longobardi collo spe- 
dosò titolo^JU^protOtif^ié soggetta al greco impero.* 
Liut{»rando però , che governava allora quei popoli, 
pàrea. disposto ah profittare della confusione in cui 



.* Itli. li. CAt>. IL . 4^ 

iri tiovava ritaKa per impadronirsi delle città non 

più difese dalle iforze de' Grecia Si avanzò verso Ha- j^ q^ 
venna di cui gli furono aperte le porte: lo stessa 7^9 
iece in qualche altra città > ma Liutprando , ch^ 
avrd>be dovuto trattare cùn sotainia dokesza i. po«« 
poli:^ éke volontariamente gfi 01 davano > o mancava 
di questa prudenaa | o di forza per tenere in frena 
gV indisciplinati Longcdxirdi» Quei popoli spogliati^ 
(e atrocemente veskatì si pentirono di averli accolti: 
non telmero perciò lungamente i Longobardi la 
loro conquista^ I Veneziani stimolati dal Pontefice 
ì5i mossero in aita dei Greci: fin da questo, tempo 
aveano in piedi rispettabili forze di mare ; furono 
improvisamente colla flotta sppra Baveiùia > ov« ^ 
dìcesi^ fu fatto pi^igione, un !nq)ote di Liutpran-^ 
do (33)^ fu ucciso. Peredeo Duca di Vicenza} eRa-> 
venna colte albre città tornò in potere dei Greci. 
La stupida avidità de' Longobardi era télitata con- 
tinuamente, dalle ricchezze di iloma> e trattenulsi 
da un religioso timore* Litttpràa4o simoèsè contirot 
di essa: il Pontefice Gregorio>^ che ne conosceva 
bene il carattere , gli fa incontro > e*, gli parlò ini 
guisa >. che in .vece di attaccar Roma andò ^ pr^, 
istrarsi nella. il^ilica Vaticanay'ovè spogliatosi ttotir: 
solo delle, armi > ma del. maùto^ é della qoirona 
rpale^ làsfciò tutto alla Ttaraba.di & Pietro^ Morii 
questo Re dopo un lungo > e felice regno. Paolo Dia- 
cono né fa un lungo elogio^ Noi troviamo in ^sso 
alcune rare qua&tà': cfe lo' descrive > cioè , Caloroso 
nella guerra > eppure amante della pace i igiioraiite 

(33) Murai. Ann- d'Ital 



. \ 



/ 



4S STOR IL m TOSCANA 

'delle lettere^ ma per la sua ttàvìetm étffM di ea^er 
jl Q, paragonato ai fibsofi. Fu certaméRte assai devo* 
7^to, e obbediente agli Ecclesiastici; riscatta con 
gran tesoro da' Saraceni l'ossa di S. Agostino (34). 
e 4^ Pavia andò incontro a questa reliquia fi- 
no a Genova. Era nel sua palazzo in Pavia una 
ehiesa^ in cui come in una cattedrale, dai pre«> 
ti, e dai cherici quotidianamente si celebravano i 
divini uffizj. Tra le altre prove del suo coraggio, e 
della sua personal bravura, si racconta (35) , che 
essendogli stato riferito come due suoi ÌM^udieri si 
erano vantati di volerlo uccidere^ gli fece venir seco 
nel pie folto di uìi bosco, ove essendo <^li sàio, ar-* 
restatosi a un tratto , disse loro risolutamente , cbe 
ara adesso il tempo di eseguire il loro disegno : atr- 
toniti quelli, ed atterriti , gli domandarono .perdo- 
no (36). Il suo nipote Ildebrando, incapace di re- 
gnare, fii dopo pochi mesi deposto, ed eletiio Rachis 
Duca del Friuli. Una delle sue prime impese fu 
744 V assediò di Perugia. Papà Zaccaria si portò a tro-* 
vario, e potè tanto $ìAdì lui sjHrito , che non solo 
lo peì'suase a scioglier Fassedio ma ad abbandonare 
affcqra- il. monck>. Passò dunque Rachis dal soglio 
al chiostro nel Monte Cassino (87) ; e sua moglie 
Tasìa , 'e sua figlia Rotrude fahbricftpono un mo- 
nastero ove si chiusero. Successe a Rachis il fratello. 



(34) Sàg(m* àé regno iìt«i. L 3» 
. (35) Lo stesso ai^eddotoai narra jdi JEnr^o IV. Re di 
Francia , ma gli aneddoti son qaasi sempre incertii e spesso 
falsi. ' ... , } 

(36) Paul. diac. Aiiaal. in Lac* 

(37) Anastas. in Zaebar. 



LIB. II. CAI». II. ^^ 

quell'Astolfo^ su cui è foi&lato il éomico raccolto 
deir Ariosto (38). Questo Re era di un caràtterte jj^* 
assai divereo dal fratello: occupò Rareiina , e mi- 752 
nacciaya Roma. Si accorale il Papa Stefano II. , che 
troppo precaria difesa pra alla Santa Sede il rispètto 
religióso contro costuji, e che uopo era procacciarsi 
altronde qualche appc^gio p4ù sicuro (89); implorò 
dunque Tajuto de' Franchi. Il valore guerriero di 
questo popolo si era attratto gli sguardi del mondo^ 
specialmente per le vittorie strgli Arabi. Questa 
naadone animata dal fanatismo religioso^ in brcs 
vissimp tempo avea fatto imm^ise conquiste; do- 
po so^ogata la Persia^ Y Egitto^ e la fertile spiag- 
gia deir Affrica^ che dall'Egitto si stende fino ad 
Abila o Geuta^ passato lo stretto^ e dato un nuovo ' 

nome a Caspe (40) , aveva come un toirente inofi^i » 

' ' ' 

(38) Astolfo j Re de' Longobardi y qàello 

Cui iasciò il /ratei Monacò il Regnò ec. 

ArioBt. canto 28. < ^ 

La Toglìa di &rsi monaco parcTa epi4einica ne' Prhifcìpjl ii| 
quest'anni. Carlo Manno fratello di Pipino, e figlio del ^ 
famoso Carlo Martello venne in Italia . edificò un monastero 
nel Monte Soratte y ove si consacrò facendosi tonsurare da 
Papa Zaccharia: ivi però trovandosi disturbato dalle fine- ■ 
quentl vìsite de' forestieri , io specie fk^moesi, si ritirò al ' 
Monte Cassino, àrnselmo Duca desi Friuli 9 cognato di Aftol- ^ 
foy si ritirò anch'esso in un monastei;o da lui falibritato a 
Panano. Anastasio Imperatore, vinto in Battaglia da Teo- 
dosio, si fa cherico. Teodosio cacciato dal Regno da Leone 
Isaurico insieme col figlio prende 1' abito ecclesiastico. ' 
L' istesso partito preve Faroaldo Duca di Spol^ti. ' '^ ^ 
(3$) Ànast. in Stepbf Annales Frane, ec. • 
(4o) tìebel al Tariky o sia il Monte di Tarik nome d'u- 
no dei Condottieri Arabi in Spagna onde poi Gibelaltar, o 
Gibilterra. 1 

Tom. II 4 



t 
i 

I» 



5o STOftl^ tol TOSCANA 

"^""^daUii e soggiogata la Spagna, più rapidamente che 

j^£;' Un. viaggiatore non l'avrebbe percorsa: indi invasa 

75?i la f^ranciai minacciava . tutta r£iiropa, quando 

qti<$sto tiirbine di guerra. fu arrestato dai Franchi ^ 

e, dal valore di Carlo Martello* Nella incapacità dei 

Re franchi i Carlo Martello governava la Francia 

sótto il titolo di Maggiordomo: il suo figlio Pipino 

ne aVeà ereditato la carica > la potenza^ e il valore: 

stanco però di sostenete tutto il pesò della monar* 

chia^ seuzia il diadema ^ arabi quest' onore che tutti 

i guerrieri ^ ed il popolo: ejrano volonterosi di con^ 

ferirgli t uno scrupolo però deg^io pf)r la sua parità . 

d^ (teser rammentato dall'istoria^ gli trattenei^; ed. 

efa il giUrfllmentò di fedeltà prestato all' imbecille 

( Chilperico (4^)* Bicofpe: PijHno a Papa Zaccaria ^ 

bei» mancavano mai distinzioni^ e sottigliezze me^ 
7^4 tafisiche a' teologi per giustificare i potenti; Zac-^ 
chatia sciolse Pipino > e i Franchi dal giuramento^ 
io dichiarò Re, di Francia; fu consacrato ^ ed unto 
da S* Bonifazio Arcivescovo di Magonza; e Cliilpe-» 
rico rasato I e vestito da monaco^ fu racchiuso in 
un Convento. Dopo un si segnalato servilo non 
poteva un successore di Zaccaria ricorrere invano 
ai Re de'Frai^hir ^ mosse in latti Pipino colle. 
fUd truppe Verso V Italia e noa trovando contrasto 
giunse a Pavia, ove assediò il Re Astolfo, che, ve- 
dendosi a mal partito > mosse parole di pace/ e fu 
fatto^un accordo > in cui si obbligò di cedere alla 
Santa Sedj? Ravenna coli' Esarcato» Ma partite le 
forze dei Franchi , non osservò il trattato , e forse 

(4i) Tbeoptiates in Ghrobogr. CedrenUs in Hist. 



/ 



LIB. II, CAP. II, 5, 

crédendo che il Re de' Franchi non vórtebbe di 
nuovo con grave apesa ricondurre un esercito ia^c 
Italia, per donarne una parte al Papa, nóh solo 754* 
non adempì le promesse , ma corse imprudente* 
mente a far T assedio di Roma, Il Papa in tanto 
pericolo scrisse una lettera in nome di S, Pietro, 
indirizzata non solo al suo protettore Pipino, ma 
ai di lui figli, ed al popolo tutto francefto, pi'omet^ 
tendo loro per tale azione la vita eterna del Para-* 
diso (43), e minacciando loro, se nc« »i moveva^ 
no, le pene eterne. Non fu il Re de' Fralicbi disob- 
bediente agli ordini di S. Pietro; assediò di nuovo «55 
Astolfo in Pavia , e lo costrinse a eedere a* Roma 
una delle più importanti partì del dominio greco , 
e longobardico (43). Questa cessone di Astolfo, o 
donazione di Pipino formava a S. Pietro, o sia ai 
suoi successori, un considerabile Stato, Icritici pe- 
rò, neiranalizzare la letteif^a stessa del Papa Ste- 
fano a Pipino, hanno mosso delle sottili «questioni 
sul donatario (J^j^). 

Poco sc^ravvisàe Adolfo al suo uniiliante trat-» 

(4^) Cod. Carolnio. 

(43) Cioè Ravenna 9 liìminiy Pesaro, Fano , Cesena, Sini- 
gaglìa, Jesi, Forlimpopoli (Forlì), Monte feltro, Ciceraggiò , 
Monte di Lacaro, Castello di s. Mariano, o Marino, Bob- 
bio , Urbino, 6agK , Laccolo , Gubbio, Comacchio, e Narni. * 
Marat. Ann. di Ital. ^ 

(44) Ecco le paròle della Lettera : Donaiiofacta B* Petra 
sanctaeque Dei ecclesiaej et Reif, I due primi nominati non ^ 
si sappongono possessori di beni materiali ; cosa significa 

la parola Reip.? Molti dicono-l' tmpero Romano. Le chiavi 
però della città furono depositate lull' altare di s. Pietro, 
e ne prese i) Papa il governo. 



5a STORIA. Di toscana. 

tato : (li eletto Re Besiderìo Duca di Toscaila v ili 
^(]* cttidovea terminare il languente Regno de'Lon- 
755 gobardi; Il monaco Rachis^ fratello di Astolfo, an-- 
nojato dalla monastica vita , era uscito dal ritiro ^ 
e favorito da un grosso partito , aspirava al regno; 
Desiderio ricorse al Papa ^ che intimò al monaco 
^56 di tornare al convento ; ed era tanta V autoiità del 
capo della Chiesa j che a quell' intimazione si trovò 
Rachis abbandonato da tutti i seguaci; Desiderio 
avea promesso al Papà di dargli alcune città; non 
mantenendo le promesse, ricorse il Pontefice al 
solito suo protettore Pipino, che mandò in Italia 
dei ministri ; e le questioni furono accomodate ìa 
vantaggio della Si Sede^ Fu questo l'ultimo servigio 
resogli dal Re de' Franchi, il quale morendo, la- 
sciò il regno ai suoi due figli > Carlo che si acqui- 
stò meritahìente il nome di grande^ e Carlo Manno* 
Egli era della poUtica di Roma F impedire qua^ 
loilque amicizia, o alleanza tra i Longobardi, e i 
Franchi : fu molto grave perciò al Pontéfice V udi-^ 
re 3 che si trattavano dei matrimonj tra le due fa- 
tniglie reali d'Italia , e di Francia. La madre dei 
ÉiUovi principi Berta (45) era venuta a bella posta 
a Pavia : istrepitò il Pontefice contro questo trattato: 
le stié ammoniiziòni avrebbero avuto l'approvazione 
de' posteri, se i Principi fossero stati uniti ad altre 
mogli come ei supponeva , ciò che era falso: gli' 
altri tnotivi^ché egli adduce pei^ distoglier siffatti 
mati^imonj , uniti a delle miilaccie soh degni della 
??^ frivolezza ignorante di quei tempi (4G). Carlo ^ 

(45) Anital. Francorum. 

(46) Eccone un saggio: Che paszia i questa, ^ellentis»' 



LIB.n.ClP.IL ^5. 

che era uno dì quei caratteri grandi^ che rispettava 
la religione finché non abusava del suo potere^ non jj q' 
fece alcun conto né delle esortazioni y né delle mirr 770 
naccie^ e sposò la figlia di I>eSiderioì ma questo 
vincolo y che faceva ombra al Papa^ presto si jiciolse 
Gol repudio che £ece Cai*lo^ $ùV3» -alcimi giusto mOr 
iivo, della moglie ^sposandone Un'altra (47)* Niiovi 
-e>più forti dissapori iiacquefo tra i due Re, MorU» 
Carlo Magno ^fratello di Carlo, i due figli erano 
stati dallo zio «spogliati del r^no, sen^ che se 
ne sappia alcun, motivo, e senza. chpgU storici 
di quei tempi osino neppur condannare qiueM.^ 4ttQ 
di crudeltà :e d' ingiustiziai tanto è vero che 1^ luc^ 
delle grandi àaoDi £t^dìmenticai^ id^tti! Si erano.i 
nipoti rifugiali alla corte di Desiderio: non ;^lp 
questi diede loro tutta '}a prote^ioii^; ma istigò: ij ] ; 
Ba|>a8uo nemico, ed a cui; a¥«d tdbtò p^c" anzi ^If 
cune' città, a riconoscerli per Sovrani^ Carlo ìiivÌt 
tato dal Papa a vendicare le coinùm ingiurie non 
si fece m<^to ^rpgare ; tvreìme iia It jdia ; stf in^^e De? 

'shnì figlioli^ Re grandi, appena oso dirlo , ohe la vostra 
nobil géiìte dèi ^Pmnchi etnineitt^ sopra le altre gepf i^ <^ 1% 
^lJj5iM}i^a,, e p<^l|jyii|«ipà prole 4eUa:|rej») yostri» pqspivyUi^ 
jBÌ;rif>glia mac^h^ir^^cpj^la per^daj .e pD9iKol^ptissi)xi^ g^nte 
de' Longobardi . la qtiale neppure jè computata tra Te genti; 
e dalla di cui ns^zione sappiam di ce^tto elle son renati 'I 
I^ebbrosi^Nidno^ifi^'è'c^fr non sia p8lKEi»v'al qaaile possa 
neppare naScélNBt'sòspétloidueRe A siàqméti^si.vQgUiMpp 
|PBa^wr<8 iP i rt ■ icjifitfigi^? 81 ^^l^qi^TQle ec. vAggioi^fp 
aver posto questa esortazione sul sepolcro di s. Pietro, e 
d'inyiarla «la ai^el sanjto luogo ^iòób miMificiar loto aOft^he 
la scomunica s^ non niì faceano contli (Gq4*i Cal'ol^ ^r 

{•iflt. 45. .■* " • :. .: -i . ' . / ; i 

(4?) I^S^^^iMm fit« Caroli Wagnl. , :]. 4 c^ . ^^ 



Àcr. 



54 STORIA DI TOSCANA. 

siderio in P&vìa^ che^ dopo mi lungo assedio^ fu 
£q^ oUadigato ad arrenderai Mandato iu Francia;^ chiuao 
f 70 in un Monastero^ divenne religioso^ e morì in odore 
di aai^tifcà (48). Il figlia Adelgisio^ dopo aver bra* 
vMnente difesa Verona , mn che fu possibile^ fug* 
gi$si alla fine; ed 'imbaresìto a porto |)isano ^ sn ri-r 
parò alla corte di Gostantinopcdi. Cosi berniinò in 
iialKi il regno de^ Longobardi > la di cui caduta fu 
accelerata dalla politica di Rom&i» Carlo ^ dopo la 
jptefià ; >ed espulsione di * Desiderio > a' intitolò Re 
de' fVancbi^ e de'Longojbaidi: furono, queatà tratr 
tati amorevoilmente; Nei teinpo dell' àmdio di Pa^ 
via! Wa Carlo andafeoi a vvitare a fioma il Pontefice 
Adriano; e gli aveva /dicono^ noa^aoiòcanfermate 
le donasicmi dì I^ipìno ^ ma a^iunte 4^€3^ nuova 
774 tShé qaeét/B fbM^ àtalfe 'fatte forse' vèrbàlmante 
dfaiir^ìOy e dall'altro Be st dffduoè dalle letifere 
del Papa, ma non bene quali, faaaero^* non oerta^ 
thente quelle riferite dal Sigonio (49) > giaibclhè in 
esse davasi quello ,^ clie Carlo nmi po{S4^VA> cóme 
la Sicilia* Dppo |a iC0uquÌ3(^ 4'Xt^^iaj^ parve /p^ò 
che si raffireddaisae la |feo£ffo6Ìtà di Carlo > <^he di^ 
venuto possésàlore d^un si bel paeto, non alosava 
probabilmente di perderlo! Vi sòhò non podhi mó- 
p^upei^ti^^ aaj^qtfi^.i sj. comprende che egh esercito 
d^li ittti di iSpvTilftità npn sp^p \sy\ìq, cijttà d'Ita V41 
d^dnàte^ alla Santa Sedd, stia osn Roma stessa ($0). 
Intanto quésto gì^a A Sbvróìò.ttidnlè^ Sgtia il 



i 1 



I >.", i 



;i» 



O - l . • 



0{6) NaratJ iknmì. A^ luì . 
»^<4^) De r^gaé Hai.' ' . mi . 

{60) y. Murat. Ann. d' Ital. ove ti riporlano due 
molto interessanti di FaolaBiàc.e ditEgiaaivcb* 



lib.ii.6aMi. 55 

giovine Pipino tle.d^Italia (5i) , ed ecdo il princi^ 
pio di un^altra dinasta » che U Francia diede a que* j^p 
sta provincia. Potava dispiacere a Roma lo'3tabilr« 77^* 

mento di un nuòvo dominatore iìo JuiUs^ i ii naturai 

desiderio d' ingrandirai m ogiii Sovrano, potevii far 
nascere delle dispute fr^i i due Stati confinanti ^ 
nelle qnati la possanza , che avevi^ ajulato il P^p^ 
tontro i I/ongoba(rdi > gli jsarel^ at^ta nemica ; ma 
ta piet^, la religione, ilrispetlo della Carlovingia 
famiglia versb la sacerdotale autorità'^ i consiglieri^ e 
ministri di qne^li Principi per la maggior parte 
eccié9iastici la rassicuravano; (ira questi in sonito 900 
il principal ministro fu il savio ecclei^iaatico $> Aéi^ 
lardo ababÈi idi Garbeìi ($3)r Intanto /si* appressava 
^n^ epoca interes^te per {"Italia, e per V £^uropfi 
tutta, lagnava il Pontefiòe^ J>ei[H)e III che era fatato 
acOuB^ di 'Vak^j delitti , ' 4Teva oontn> di se x^ 
Ibrte partilo. Ternato Cariò in Itaha , e vennto k 
Boma/ fòrte il Pa](ya'del di lui, appoggio,, intimò- a 
tutto il regbla^e ^ leeokir^ Clèro di àdtiniarsi nella 
chièsa di S,^ PietTtì ', ^ di espòrrìei , ^ alcuno ne qfveà^ 
le accnse. NiupO'ìQfisdparlal^'^Nel giorno pbi ^iHaf 
tale; cèlebraiUlb il ' P&^ < la ine»à Solenne nell^ 
Basilica. Vaticana ^^si' mosse ad ud >trafitQ,é' venne 
a posare BìAh teMa di Oarld und c^«Hà) «d il Ctero, 
e irpopolo iad ^Ità >0pè gi^ida^atob:^!? C/i2/4e fiii^ 
Simo Ju^iétó- óoNf^tò da Biògì^n^^ é^ffaelfi^è 
Ifnperatoì^è;Wta/é vmi>HaÌ5S): Tre voile Ai ri^ 

(5;») Ann. d^'ltal. jMur. \^ 

(53) ÈginaK Ftta^daràli M. Jaànriei ffiàcbniii ^ic^'ìì 
primo jH^rittore cortigiano 7 segretàrio 41'Gftì(lo ivf. ^ dlòè 



56 STOftlà m TOSCANA 

"^petuta V acclafìonazione^ e il Papa imitando i sacer- 
di C.^^^^ ^' Isdraelloy unse epn l'olio santo Carlo Impe- 
Soo ratore e Pipino, Re d'Italia. Così llmpero di Occi* 
dente.spento.da* quattro secoli riaorsq per un ardito 
pafi^o^ con cui il Papa credè possedere , p si usurpò 
ìa facoltà di creare i Sovrani. Forse il Papa nel 
donar questo titolo non credette conferir d'avvan* 
^Sg^^ ^^^ ^ titoli ch^ or si danno de' Vescovati , e 
Patriarcati della.Grecia^o dell'Asia; e cfrtament^ 
quello solo sprovvisto di forze non sarebbe niente 
di più ; ma conferito a un si potente Sovrano com^ 
•Carlo ^ e di altrji suoi intraj^rendenti successori in 
4;ie)aipi> ne' quali' la venerazione a' decreti Pontifici 
era tanta ^ diveniva un iArume!nU> validissimo da 
|)^lliare con una ternice d' equjità. le più ardi^ 
pretensioni. U Impcpo ! roiliaiio. '$i era . esteso .sulle 
più fertili e'più colte proviucie allora/iM>te. d^l glo- 
bo: queste erano state stt'appa te. colili forza da qu^l 
jgràn corpo. Un Iinpeifatore roimm^of poteva riyen* 
dicare colla forila o.PinWrcf^ o parte^ p almeno i 
diritti di v.astollaggio dai Sovrani di: quelle .prò* 
I vincie. L' acf^lanlaiione, di Carlo ,, naturalmenJte 

concertata fra lui ed il: P^^j epa ;U|^ atto utile .ad 
cill^ajnbi , ,gkcchè questo ^ , ,sepz^ . = iiuUa perder^ ^ 
dQU|i:Taiaui{4^^n>ente di ciò ^ che non possedeva: il 
d<m9 iQìuiagìnavjio pQt^a ess^ ridótto a. qualchie 
«^^ intapti^ il.Paps^ e^r^ùtay^ un atto dei più 
ffifandi^^ ai,utorev9l^^xpmie quello di coìiferire la 
corona imperiale. Non furono comprese in quel mo- 
mento le conseguenze dipendetiti dà'^uelKàwèni- 

flae, f^ guasta ii^a^ .^((^^r^sa fiitta a Cprlo, TiUtro cl^e fu un 
^ffwre c<j^DcertaÌo. -.., 



», 



/ 



UB. IL CAP. II. S^ 

amento^ ed esèmpio. Varie furono le insite ^ clie 

iquesto Sovrano iniàtàgabile fece all' Italia ^ ma jj q^ 
niuna ebbe còHteguefisca di tanta importanza. La 800 
vka dì questo Moiiarca^ degno al par di qualunque 
altro del kiome di grande^ fu una continua serie 
di viaggi, e battaglie: il suo donùnio abbracciò 
due terzi dell'antico Impero romanq: si estendeva 
anche di più dalja parte del Nord, ove fece^ treit* 
taire campagna ora per d<MOiidre> ora per rimi^ttere 
-in dovere quei feroci popcil^ iiAp&izienti di freno. 
Fu sempre vittorioso, eccetto in Spagna contro i 
Saraceni, d'onde Stirandosi ;per apcorrere ^ secjbre 
la ribellione de'Sasaoiai, fu n&lla ritirata attaccai^) 
in unoistretto e svantag|^oso ìpassp fra i Pirenei, 
in cui si eranp oijcultament^ pestati ìsihh nemici , 
ed ove in specie' ia i^ua retroguardia fu tagliata a 
pezzi. Qu^st4^ la. celebre rott^ di Aoucisvalle , in 
^eui tra gli ^itri , guerrieri restò pcciso il famps;:) 
Bollando,, Op:lando,^ di cui )ianno smttq i ro* 
roanzieri^ e iniSpecie; il favolosQ Tilppno, o Tur** 
pino Arcive^ovo . di Reims ($4)> ^p^^^ copiica^ 
•mente citato dl^ uqo dei più grso^di italiani poeti^ 
Tolta quésta sventura, il ìsup,, regno fu felice. Il 
Cbdito lòi^obf^Qo ^ £a 4a lui emfBttdatp^ e aq^r^T 
sciutoi c^ vsdcìle iinportanti l^ggi , * 1? , qi^ali si poss- 
sotio v^ere nei .Capitolari ì pr^i^ le <più efficaci 
misure cgimpatijaili con quella barbara l^gi^la^ifipu^i 

. (54) In uni Concilio celebrato ini Ropaa nel 768 tra i do^ 
dici vescoTi , si ti-ova^qaesto Turptho' Arcivescorò di' Rèi- 
ms : ma ilRomàasi^o a lai atti^lboitofa florìttòpii- di due 
secoli dopo, da un frate de' confini di Francia , e diSpagfiia* 
Fabricio Bibliotb. Latin* m^dii jefi* ^ >< ' . 



58 sTóTkik m rosckvk 

"T per rimediare alle mgiustitie. È fecfle il vedere/ 
d^G. <)uànto oppres^ esser doveano i miserabili popoli 
800 sotto il feudale goyerno; quanto dUìcfle die i >la«* 
vnenti di que^i pi^^irenissero alle orecchie di un 
Sovrano, che célia togtia avesse isÉnchè il potere di 
fer rendere giestiéia ; Gai4ò perciò Costituì dei gìù^» 
dici itineranti. Aliavano essi tribunale lìelle piasse 
delle dttà intitaTano chi avea da dolersi d^ go^ 
werìiatori ad esporre i hwro gravami; vi chiamavano 
i migliori legisti del pae!se, il G>nte, il Vescovo 
ec, e questo giudirid facevaei in pnbbUco» Un si 
fetto tribunale esercitò i som diritti finche nellp 
tittà, pontificie, onde chianunente si scorge che 
Cariò se n'era riserbutni l'alto dominio (55), 3en^ 
che devold alla S. Sede, eM)e éenìpre dasai di vi-r 
gore per non ceder debolmente ialite pretensioni in» 
discrete, e per tenerla entro i suoi limiti* La gran?» 
desta delle sue Imprese ne coprici difetti» Pisa si 
VéiitaÉ di^ver dato in Pietro IHacdii^ un maestro 
a sì gran 'Monarca , che però " é. dubita' se sapesise 
leggerei Qmnltiinque ignorante- delle Itettere , onòvò 
é ricercò i dotti per una specie ^^fetónto , di' ciii per 
tutte le pregevoli cose la' natura 'I^ dotato gH uò- 
riìini' grandi: fece ogrii ^fii^risoper^rlsve^rle iii 
Frauda ìéiik^Italiài' ìià iiharàti^lià che h sue 
grandi iniprefiie ecciQarono^n^i .contem|iorànei , la- 
èiiid^iMa pFofbnda tràccia nei j^osteriattbhe barbai 
rip a ^egno che i suoi avvenimenti furono mesco^ 
Ìat)i<;ol|e favole, le qiiaU, per ^rjjf^4?^5i credibili;, 
é attaQ^o:^i»pne ad nomini sitraordùìar^r I poeti, 



/ 
/ 



(SS) Annal. Franconubr Eginér. 



» '•: " J » •/• 



é i ^rommxieri «i occapar<mp diiCàrlci^ e le jpuJbbU"» 
che piazze d' £uro|>^ furono, pìiedè di cvrio^o. por ^ q^ 
polo che poadieTa dalla bocca d- diclino^ che rat*» 800 
coniala ^aVyeniafienfi diClttrlo Magw (^). Garloi 
fnmsk di moline^ la unailKete di ri^^eUal^ili IVii(« 
cipi in Aqaisgr^tai ayea fatip dichiaijaÉe Imperatom 
il 41IO ^^liovinaggiora ^Lodovico .(57). Merita rifle^* 
^ne quQft'ajM&e.dé Caxloi ill^taJbilia^Wto della 8i4 
dignità imperiale in O^cideote btt isftato un Atto « 
che a)raa ricevuto rtorìgittie^ e il prijotio impulso dal 
Papa:4 .onde pweai che- al m^deMmp fonte dp^cssci 
ricorrer Cario p^ istjgiUape »eUa -ateii^ dignità* ,i| 
mo 6^m : %U pertanto: o ciredè «ta^ìUta m .piiì 
ealda b^seniià fiiètàfni^, ìm f^ (f^my^t^ssevo i .più 
potenti Pnncip» delk Gi^H0i»«uwt«j g;y^e Èr^c^oinr 
prend^e ^ che : V mtfriienbot d^l :$fimmQ j^c^rd^te 
era necjQs^ri^ò soltaàto n^Uo.Mal^linienbo^^.e n^Ua 
creffiiione d' un inifiera^ né T/itto .soh^m? 4^y«t 
ripeterai (ad ogni .iikdÌYÌduo^ i» « tpU? toglie»^ la 
p^icolo$a iuipiuidnM, ,éq4id«t »wprema»a^ cl^e ^ 
Atto talr^pàreta attiribiiìre al Saeei^^zia sppii^ rimf 
pero. La Ckurlovitagia Famigli»; iiUiMita da, tre I&t*QÌ| 
Carlo .Blartèlb^^fófsiio^ ej CarbiMagbo^ giimiAi'al 
pm alte>qi(wdiaro at)tto il»*fvs6; mmmQi^àop^h 
eu^ knottoa deèlinare : i degenerati aioiidi;9déhdenti 
non poascdeyinpwklèi^e fYirtà'dm; loro< suitenat^ 
Lodoiripo 1 ecp^eidcBa 'pià^giafi (.parte dei^wtoi »rer 
jgni^ fi^hiaaratlklikiJjttogliav de]^stò per càhala^ de4 

i '> ori! ftb'oy -"I •^' !. .'. 'j^H '^' . ^^: r ' ' .'r 

(56) Il nome di .Ciarlatani ré omuiatp da. si fatt^ wfr 
sone. » . V / 

(57) AnnaL £'raiicor. Thegan. I>e p^r tuic^ici 



/ 



^ 



62 STORIA DI TOSCANA 

CAPITOLO Uh 

SOMMARIO 

Docbìy Conti ^ e Marchesi di Toscana. Orìgine delle Case 
d'Este, e di Brunsvrich. Imprese di Bonifasio. Influenza 
de* Marchesi di Toscana sogli a&ri d'Italia. Ugone u'è 
eletto Re. Sue diacorcBe col Marchese Lamberto. Esclo-* 
sione della linea fiayara dal don^inio delia Toscana. Lì- 
nea di Provensa. Ugone, detto il grande, goyerna giu- 
stamente. Sua morte. Vicende di Ugone, e di altri Re 
d'Italia. Arrenture di Adelaide figlia del Re di Borgo- 
gna. Bonifasio' Mardiese di Toscana. Sua magnificenza, 
saa ricchezza , e sua morte. Metilde Contessa di Toscana. 
Gregorio VII. Arrig'o IV. Sacco dato a Roma dai Nor- 
manni, e morte del Pontefice. Morte di Arrigo, e dli 
Corrado suo figlia Arrigo V« Imperatore. Potenza di 
Metilde , e sua morte; 



XJa Toscana^ esposta a tutte le moluzìoni d^Ita- 
An. lia^ passa d&l' giogo dei Goti a quello de'Longo- 
^*C' bardi, indi de^Fr«(nchi* In questi governi péro 
^ quasi uniformi, era stata governata, ed opprèssa 
da un Duca , o Conte , o Marchese che dipendeva 
dal Re d'Italia. Con questo nome erano distinti i 
principali ministri del Regno d'Italia. Giudici sul 
prinoìpio, e condottieri de' Barbari , divennero do- 
pò il nofio secolo Principi distinti di un solo gra- 
dino dal trono. Era dritto di questi anzi offiào, 
d^ intervenire al Concilio nazionale , e le leggi 
non avean validità senza la sanzione loro. Nei 
paesi che gover^aya , il Duca , o. Conte era supre- 
mo Comandante civile^ e militare con potere as- 



LIB. IL GAP. III. I 63. 

i$oluto; iic'giudis&j o civili o crimiiiaU eraao assi- " — 
stiti da' laro Assessori o Scabini che si suppone* j- ^'^ 
Vano più istruiti del Signore. La loro condotta 814 
poteva esser soggetta air esame de'Giudici itineranti 
stabiliti da Carlo Magno ^ quando la debolezza, o 
timore gli consigliava a soggettarvìsi Si possono 
considerare perciò nel potere^ nell'abuso di esso^ 
e probabilmente nella forma dei giudizj> molto 
simili ai Saasà^ o Governatori della porta Ottoma^ 
na. Dovevano ad un cenno del Sovrano marciare 
co' sudditi in armij con lui erano divise per metà 
le tasse levate sul popolo. Avea il Sovrano il dritto 
di richianiargli a piacimento, ne i figli Regalmente 
ereditavano la carica: ma presto invalse l'usa, che 
non potessero esser privati del loro uffizio senza 
un processo, a cui un Duca, o Conte assai, potente 
6degnava spesso di comparire; e Fuso pericoloso 
di confermare i figli nella carica del^ padxe, unito 
alla potenza del figlio, la rese pas^o passo eredita-* 
ria. In una lunga serie di questi padroni della To- , 
scana appena trovasi alcun' avvenimento degno di 
memoria (i). Lasciando nell'oblìo quei, dei quali 
si conosce poco più che il nome , la di cui serie , 
sempre incerta , esercita le inutili ricerche de' ^ti- 
cosi eruditi, daremo noi uno splendido principio 
a questa specie di governo coi nomi di Bbniiacio> , 
ed Adalberto^ clxe formano \lo stipite, o&de deri- 
vano due delle più illustri famiglie d'Eùì'op^^ la 
casa d'Este, e quella di Brunswich. 11 favore ac- 
cordato dalla prima agli uomini di lettere ha rice^ 

(i) y. Co»mo delta Eeqa dei Oachi, e Marcbèsì .di X(»- 
scana» 



Av 



64 STOtlk m TOSCANà 

Tuto la più fortunata ricompensa nelV immortalità^ 
^^ che le hanno data due dei cinque^ o sei capi d'o-* 
8i4 pera che T ingegno umano abbia in Europa saputo 
finora produrre, T Orlando Furioso, e la Gerusa-- 
lemme Liberata. La seconda famiglia, dopo va- 
rie splendide vicende è stabilita sul trono d'una 
delle nazioni più potenti (2)* Sogliono per lo più i 
genealogici alberi, che la vanità ostenta agli occhi 
del pubblico, cominciare da un'uomo illustre, al 
disopra del quale manca la chiarezìKa della sorgen- 
te : ciò non è vero di Bonifazio: discendeva esso 
da una famiglia padrona degli àmp) dominj del- * 
la Baviera e della Sassonia, i di cui limiti nel- 
Tantica Geografia si estendevano assai più de' mo- 
derni (3). Bonifazio detto il Ba varo fu Conte di 
Lucca, che in quei tempi era riguardata come la 
principal Città della Toscana. Il di lui figlio Boni- 
fazio secondo , uni molto verisimilmente a questo 
titolo anche quello di Duca, e Marchese di Tosca- 
na ^ e si segnalò per la difesa dei Paesi a lui com- 
messi, e per la fedeltà al debole figlio di Carlo 
Magno da cui probabilmente la sua femiglia rico- 
nosceva lo stabilimento in Italia. Oltre la Toscana , 
era stata commessa alla sua cura la difesa della 
Corsica (4); e della Sardegna. Insultavano i Sara- 
ceni Afiricani non solo quest'isole,' 'ma le còste 
della stéssa Toscana. Adunata uha piccola fiotta 
esci dal Porto di Pisa: si dileguarono in faccia ad 

(^) Marat. Antì^h. EsteoB. Leibnix. origines Gaelphicae 
(3) Gibbons Antiquities ofthe House qf Brunfuich. 
(4) . Da lai probabilmente ebbe il nome il forte di Bon^ 
faiio in qaeir Isola. Cosini, della Rena. 



\ t 



LIB.1I.CAP. ni. (J5 

essa i pirati. Egli dopo aver visitate le coste di " 

Corsica^ fece uno sbarco in Affrica tra Utica, ejjc 
Cartagine. Non usati i Saraceni ad essere insultati Bi4 
dai Cristiani in quelle spiagge^ adunato un gran 
numero di combattenti attaccarono il campo di 
Bonifazio per cinque volte, ed altrettante n^ furo- 
no respinti con grande strage: i vincitori carichi di 
gloria , e di bottino se ne tornarono alla bocca del- 
TArno. Al merita di difensore della Toscana con- 
tro i nemici della sua Religione, aggiunse Bonifazio 
quello di difensore del bel sesso. È nota abbastanza 
la debolezza del carattere delF erede di Carlo Ma- 
gno, Lodovico Pio, e le vicende della sua moglie 
Giuditta. Discendeva essa come Bonifazio dalla 
famiglia Guelfa di Baviera, che innestata poi ih 
Italia nella Casa d'Este per via di femmine, diede 
probabilmente orìgine alla famosa fazione Guelfa. 
I figli dì Lodovico Pio, e specialmente il turbo- 
lento Lotario Re d'Italia, o abusando della debo- 
lezza del padre, o intolleranti dell'ascendente, che 
avea sopra di lui la matrigna Giuditta , aveano 
costretto quel debole Sovrano ad abdicare il re^ 
gno , e racchiusa questa' in un monastero di Tor- 
tona , mentre la compassione verso il degradato fi- 
glio di Carlo Magno, e la venerata memoria del 
padre riconducevano il cuore de' sudditi a riporlo 
sul Trono, Bonifazio impugnando la spada, cinta 
secondo le leggi di Cavallerìa in difesa del bel " 
sesso, corse con alòuni fedeli seguaci a liberar 
Giuditta dalla sacra prigione, e la ricondusse salva 
alle braccia del Uromante marito. Questa galante 
e valorosa impresa gli trasse però ,addossovr odiò 
Tom. IL 5 



66 STO&IA Ì>I TOSCANA. 

. 'del Re d^ Italia 4 e fu costretto a rìcovràr^ì in Fi^art* 

dì (f, eia ^ ma probabilmente ritornò al suo governo^ e 

8i4 mori in Toscana. Il di lui figlio Adalberto L ora 

insultato come uh pubblico Assassino^ ora esaltato 

eotne un* Eroe da Papa Giovanili Vili, secondo 

che gli fu amico > p nemico, è distinto dalla sola 

cronologia da Adalberto II. <ìuo figlio, trovandosi 

in molti scrittori confusi insieme 5 ed ingnorandosi 

aflfatto le azioni del primo^ Adalberto IL fu uno 

de' più Celebri Duchi > e Marchesi di Toscana. Le 

Bue richeste lo resero il più potente deTrincipi 

italiaili^ e la Toscana cominciò sotto di lui ad avere 

un'influente decisiva nelle rivoluzioni dTtalia. Si 

trovava essa ccmtrastata da due Re Berengario, e 

Lamberto^ E^ra il Duca di Toscana nemico del se-^ 

tondo, o voglioso d'ingrandirsi Sulle di lui ruine^ 

Sollecitato ancor più dall'ambizione della moglie 

Berta > che figlia del Re Lotario di Lorena^ aspi*» 

rava forse ancor essa al titolo di Regina» Scosso il 

giogo imperiale^ e unitosi col Conte Adebranda> 

adunato, un potente esercito, maìrciò contro Lam-^ 

herto verso Pavia. Questa indisòiplinata truppa, 

CoSndotta da inesperti generali, avanzatasi fino a 

S» Dannino, fra Parma, e Piacenza,, e ivi fatto 

illto> era negligentemente addormentata^ La sor.* 

prese nella notte Fattivo laamberto con poca e 

scelta Cavalleria; T attaccarla e il porla in fuga fu 

89B un punto solo; salvossi Adebrando: Adalberto fu 

fatto prigione trovato nascosto in una stalla^ Lam* 

berto quando gli fu condotto > piacevolmente gli 

disse , che il luogo ove la sua viità lo avea ^|to 

biisci^dere avea verificato la profezia di sua mo^ 



.J 



UE IL GAP. in. G7 

glie (5). Restò per poco tempo prigioniero Adal<-' 
herìo. Correndo alla caccia precipitosamente Lam- ^\ c^ 
berto cadde ^ e morì della percossa non senza so^ S^t 
spetto però di essere stato ucciso dal suo compagno 
di caccia Ugone. Perde T Italia un ottimo Re^ gio- 
vine di anni^ ma non di senno ^ come un ìstorico 
di quei barbari tempi con espressioni men barbare 
della sua età ha scritto (6). Sbrigato da si potente 
nemico, corse Berengario a Pavia, ove liberò il 
prigioniero Adalberto, lo ripose nel suo Stato di 
Toscana , e divenne il solp Re dltaUa : ma il potente 
partito dell'estinto Lamberto non poteva essere 
tranquillo; sapendo quanjto Berengario avea ra- 
gione di odiarlo, gli eccitò un. rivale, invitando 
Lodovico Re di Provenza al Regno d' Italia , come 
Principe del sangue di Carlo Magno. Berengario 
vedendosi venire addosso questo nuovo turbine di 
guerra, sprovvisto di forze e di denari ricorse al 
suo amico Adalberto, da cui potentemente assistito 
potè porre in piedi un esercito di tal forza cht 
venuto in Italia Lodovico , fu stretto a segno che 
vistosi perduto, gli convenne capitolare, e proiinet-^ 
tendo con giuramento di non tentar più una simi- 
le impresa, fu da Berengario jlasciatq partire (7). I 

(5) Si era vantata di voler fiire dd imo marito, o un Re , 
o un Asino* Liutpr. apud Sigonium lib. & dS& fie^nolior 

liae. :^-^^ 

(6) ìnerai UH honeUa morum probìtasy saiéta éi for*^ 
midolo^a severitasj et quem Juventus ornaverat in corpp^ 
rcj splendida mentis ^anicies decoràbut sanctà ec, Liut-> 
prandns. 

(7) Liutpirand. Hist lib. s. 



68 STOUlk m TOSCkVk 

nemici però del Re d' Italia e sopra tutti il Papa ^ 
^l C.ii^^ restarolto tranquilli: richiamayano Lodovico, 
898 e il Papa gli prometteva ancora le insegne impe- 
riali: vedendo però che senza il consenso del po- 
tente Marchese di Toscana sarebbe stato vano ogni 
tentantivo^ si rivolsero alla di lui moglie Berta ^ 
che avéa. grand' influenza sull'animo del marito. 
Vinto Adalberto dagli stimoli di tanti Principi 
.Italiani^ e dalle persuasioni della moglie mandò 
ad invitare Lodovico» Non fu egli restio (8). Beren- 
gario privo di un tanto appc^gio non ardi oppor- 
segli> ma cedendo al tempo riparossi^ e si fortificò 
in Verona* Lodovico occupata senza contrasto Tita- 
no Ii^> ^^ fu coronato; Re in Pavia: proseguendo > il 
•suo viaggio in Roma ricevè da Papa Benedetto le 
insegne imperiali; rivolto indi a compir la vittoria 
éi preparava a stringere in Verona Berengario che 
non lo aspettò 9 è refugiossi in Baviera; la fortuna 
però pareva che sclierzasse colla corona d' Italia , 
fé Berengario; il Marchese di Toscana in questo 
tempo dava e toglieva a suo senno quella corona. 
Avea egli ricevuto nella sua Coite V Imperatore ^ lo 
avea trattato con tale splendidezza^ jdke quello non 
Usato a tal lusso > e a siffatta magnificenza > e forse 
piccato di esser sopraffatto da un suo Vassallo^ 
susurrò nell'orecchie a , un confidente, che costui 
laffuì^a più da Re che da Marchese y e che non 
gli i(i)^cava che il regio titolo. Queste parole ri-» 
portate ad Adalberto, ihterpetrate malignamente 
dàlia moglie ^ istillarono un veleno nel cuore dd 

(8) Liulpr. Hist. lib. a. Aikmi. ib pànèg. Ber^ngti. lib. 4- 



1 



LIB. IL CAP. IIL 69 

xaarito > per cui sospettando che le sue ricchezze 
tentassero F avidità dell' Imperatore ^ alienò da lui ^^ q^ 
a poco a pocO'Colla sua. injQuensoa T animo dei prin-^ 90Q; 
cipi Italiani. Avea Lodovico , credendosi sicuro da 
ogni pericolo^ per altrui consiglio sbandato Teser-* 
cito^ e stavasi tran<}uillo in Verona (9). Infbrmator 
di ciò Berengario , si mosse tacitamente con una 
truppa scelta e risoluta: sorpresa Verona fece pri^go^ 
gioniero Lodovico^ a cui jrimproverando la rotta 
fede^ fece cavare gli occhia ed abdicare il regno ^ 
e così tornossi il cieco Imperatore in Provenza* 
Restò per alcuni anni senza competitore Beren-» 
gario> ma non tranquillo: fu privato anch'esso 
del Regno da Ridolfo Re di Borgogna chiamatòvr 
dagF incostanti Baroni ^ il favor de' quali non go-^ 
dette molto neppur egli. L^ possanza de' Re d'Ita-^ 
lia 9 come in (^ni sistema feudale , dipendeva dal^ 
l'accordo con lui de' Baroni suoi vassalli: questi 
per la naturala instabilità di tutti i popoli di 
odiare il presente ^ e di amare il futuro^ appena 
mésso in trono un Re erano scontenti dell' opera 
loro^ cercavano di deporlo e crearne un nuovo, 
che deponevano collie stessa volubilità : pochi fa^ 
yoriti eccitavano innum^abili nemici^ i quali era- 
no sempre in quel siistema abbastanza forti per 
mutare il governo. Tale fu per moltissima tempp 
la situazione d'Italia, simile ad un malato che 
non trovando ripo^ Va cangiando loco e me- 
dico inutilmente. Morto già da qualche* tempo il 
pptente marchese di Toscana Adalberto II, i): svlq 

t « » ■ . • . 

(9) Liajtp* HÌ6t. Ub. 2, 



\ 



jo STORIA DI TOSCANA. 

figlio Guido caduto in sospetto di Berengario, 

^1 Q forse per gF intrighi dell'ambiziosa Berta sua ma- 
902 dre^ era stato imprigionato. La Toscana però gli era 
restata fedele, onde avea potuto dopo la caduta di 
quello agevolmente ristabilirsi. ]%li, e Lamberto 
erano fratelli uterini di Ugo Duca di Provenza., 
nato dalle prime nozze della loro madre Berta 
con Lotario Conte di Arìes» Era parimente loro 
sorella Ermenegarda , maritata ad Alberto Goqte 
di Ivrea, donna non inferiore alla madre Berta 
negF intrighi politici (io). Questa probabilmente 
secondata daUa sua famiglia di Toscana, invitò ^ 
fratello Ugone al regno d'Italia. Con tai potenti 
appoggi non patea mancare il progetto. Venne 
Ugone per mare sbarcando a Pisa, ove concorsero 
tutti i principi d'Italia, e gli ambasciatori di Papa 
Giovanni; di là portossi a Pavia, ove fii eletto^ e 
colla solita funzione coronato in Milano dall'Arci-* 
vescovo Lamberto. Invano dopo poco tempo la 
solita ìstabilità degl'Italiani tentò di rumare Ugone. 
Più scaltro, e più fortunato degli altri ^ discopri 
una pericolosa congiura; e Greto ^ e Yalperto, capi 
di essa , furono puniti , il primo colla perdita degli 
occhi e della lingua, l'altro della vita (11). Una 
congiura spenta rinfoi;za sempre il governo : quella 
di Ugone prese perciò maggior vigore ; ma la sua 

• (10) Ermenegarda cum nuuiti diciionem vidua admi^ 
nistraret sfavore Principum italicorum muliehrihus Ule^ 
cebris sibi conciliato j tanta$ opes t/uaesiverat ut etiam 
Rodulpho regnurn eripere cogitavit. Sigon. De regno itak 
lib. 6. 

(Il) tiutpr. Hist. lib. 3.-^ 



LiB. IL G&r. ni. 1^1 

«vidità 9 e ingiustizia^ r ingratitudine a'raoi bene* * 

pittori ne oscurarono il carattere^ e furono forse jìq^ 
in svilito la causa delle su^ disgrafie, fa dovea il 909 
Jlegno d'Italia alla famiglia dei marchesi di Toscai-» 
na;^ di cui tenliò con la frode > ed eseguì la mina. 
Guido successore di Adalberto era cresciuto ancora 
di potenza per il matrimonio con Maria , Afarò* 
^ia degna figlia di Teodora^ e vedova del Ciontt 
Alberigo* Questa d(Hina nelle siie dÌ3solutezze non 
poneva neppure la femminile decenza* Ella fecQ 
di Roma 9 e del Vaticano una scena di prostitqizio^ 
ne. Armata delle arti femminili^ e di non femmi<» 
nile coraggio^ abile a regolare i tumulti sediziosi 
di Roma si era impadronita della n^ole Adriana^ e 
dettava leggi al Papa, e al popolo romano. GuidO;^ 
Duca di Toscana^ non ebbe repugnanza di sposare 
una si fatta donna , tutto cedendo in lui all'avi-t 
dita del potere. Non ne ritrasse però altro frutto 
che di associare il suo nome ad alcune scelera-» 
tezze della moglie, e ben pi*£^to sp ne morì* Il 
suo fratello Lamberto, divenuto per la morte di 
Guido, marchese di Toscana, ambiva lo stesso ti- 
tolo, o disonore, di niarito di Marozìa* Il Re d'Ita-^ gSi 
lia geloso della potenza toscana , la <|ual9 vedeva 
accrescersi con questo matrimonio di Lamberto 
immaginò per ispogliarlo dello Stato upa strana 
£ivola adattata all'ignoranza d^i tempi (i^)- Fece 
spargere che né Lamberto, né il morto Guido, nò 
la sorella Ermenegarda erano figli di Adalberto^ 
ma stati supporti da Berta* In un caso i^ cui si 

(12) Liatpr. Hist lib. 3. 



/^ 



V 



^2 STORIA DI TOSCANA 

'ricercavano le prove le più delicate , Lamberto-^ 
dì G. ^^^ ^^^ difficoltà di appellarsi al cosi detto giù- 

9^1 dizio di Dio 9 e di provare l'autenticità della sua 
nascita colla forza delle armi: accettò volentieri 
Tigone la disfida ^ e gli pose a fronte uno dei suoi 
più fixti combattènti detto Tentino, il quale però 
fi) soccombente: tuttavia lo sdegnato, e ingiusto 
Ugone sostituendo la prepotenza al valore cb'era 
mancato al suo campione, investi del Ducato di 
Toscana il proprio fratello Bosoue spogliandone 
Lamberto a cui fece cavar gli occhi (i 3). La Bavara 
linea di Bonifiizio restò cosi esclusa dal dominio^ 
della Toscana. Sopravvisse però a questa catastrofe 
Adalberto (14)7 ^ ^^ ^^ propagata la linea in 
Oberto, ed indi nelle due famiglie d'Este, e di 

g3i Brunswich. Spento il rivale, non sdegnò il Re 
d'Italia, di ambir le nozze della prostituta, e già 
attempata Marozia , o piuttosto il dominio di Ro- 
ma: si portò in quella città ed è comune fama, 
che la sposasse. Non si comprende però come non 
fosse dichiarato Imperatore, giacché era figlio di 
Marozia il Papa regnante Giovanni XI. nato co* 
m'era fama da Papa Sergio; forse credendoselo 
sicuro, indugiò troppo a ricercar quest'onore. In- 

(i3) Questo aYYenimento ci (a ricordare la ferola d' E- 
sopo del Lapo y e dellf Agnello; a 

(i4) Adalberto- III da Leibnix, e da Muratori credesi fj^ 
glio di Gojdo^ e di Màrosia: ma V accuratissimo Gibbon, 
portando in queste ricerche il più ingegnoso criterio , roo-. 
stra che tal discendenza è inconciliabile colla cronologia, 
onde lo crede figlio di Bonifiizio, fratello minore di Adal- 
berto IL Y. Gibbons Aniii/uitìes qf the House €^ Bru^ 
sirich. 



. ltb; II. CIP. in. ^3 

tsihtó il sttó OTgoglio rivoltò la nobiltà romana^ e i"'"'"*^ 
posteriori avvenimeiitì glielo impedirono. Un tri-jic\ 
viale accidente di famiglia^ uno schiaffo dato da 9Ì2 
Ugone al suo figliastro Alberigo^ fece sollevare ì 
Romani , che alla testa di questo corsero per espu- 
gnar la mole Adriana^ ove stavano^ MaiHMEia e il 
Re d' Italia^ mentre le sue mili^sie erano fuori di 
Roma (i5). Si fece egh calare dalle mura del Ca- 
stello^ e andò a trovar le sùé truppe^ ma tentò in- 
vano di rientrai'e in Roma : fu imprigionata Maro- 
zia y fu disprezzato il Papa , tutta V autorità fu c(m« 
ferita ad Alberico, dichiarato Signore di Roma^ 
che seppe resistere alle armi ^ ed alle arti di Ugone. 
Cacciato da Roma 9 odioso agl'Italiani^ pure ebbe 
forza di respingere il Duca di Baviera y che invitato 
dai Principi secolari ed ecclesiastici d' Italia avan- 
zóssi fino nella valle di Trento^ ove battuta la sua 
vanguardia credè opportuno il retrocedere. MaTin- 
quieto Ugone ^ avido sempre d'ingrandissi^ tolse 
il Ducato di Toscana al fi<atello Rosone per darlo 
al suo figlio Lotario^ che già avea' fatto dichiarare 
Re d'Italia. Trovò l'animo del popolo assai dispo^ 
sto a questa mutazione: la moglie di Rosone Wil- 
la^ ei^ così avida delle altrui ricchezze^ che le don- 
ne di Toscana aveano abbandonati tutti i loro 
preziosi ornamenti per non tentare là di lei crudele 
avairizia. Usando Ugone delle su^ solite arti^ fece 
credete al pubblicò^ che gli fossero dal fratellcf 
tramate delle insidie; né ciò è improbabile^ essen- 
do i firatelU dello stesso carattere. Imprigionò il 

(i5) FrodcardAn Chron. apud Dj/ichesne. 



1^ 



STORIA DI TOSCANA. 



marito^ e spogliando la moglie (i6) dì tatto l'óro^ 
jllQ^edi tatte le gemme colla più indecente violen* 
93 a za (17)^ la rimandò in Borgogna* Investi del gù* 
Temo di Toscana il sao figlio naturale Oberto y di 
cui poco parla T istoria. A lui successe Ugone^ chia-** 
mato senza ragione il grande, nome dall'istoria 
riserbato a persone che si sono inalzato sopra la sfe-» 
ra di questo Sovrano di Toscana» Poteva con mag« 
gior precisione esser chiamato giusto, e pio, giacché 
usava talora nel tempo della caccia, o di una mar* 
eia, slontanarsi dal suo seguito, e visitare acono* 
scinto le capanne de' suoi rustici sudditi,, interro*» 
gargli sul governo, e sul carattere del loro Sovra^ 
no, ed ascoltar le risposte non mascherate dal 
timore, o dall'adulazione . È venerata la sua me^ 
moria dagli ecclesiastici , ai quali fece dei ricchi do-* 
ni . La Badia di Firenze è uno dei sette monasteri 
da lui fondati, e riccamente dotati, ove scorgesr 
la sua tomba, la sua statua, ed ove annualmente 
con una fredda retorica declamazione si celebrano 
le sue lodi. Mancò alla sua menate la linea mascolina 
di Provenza, e gli successe un estraneo, cioè Te-^ 
daldo, avo della celebre Contessa Matilde come 
vedremo in appresso^ Intanto il Re d'Italia Ugone, 
conservando il sanguinario naturale, fece uccidere 
il Duca di Spoleti Anscario sul sospetto, o pretesto 
che gli fossero da quello tramate delle insidie:* 
volle far lo stesso al di lui fratello Marchesa 

(16) Liutprand. lib. 4* 

(17) MuHer jussa est vestibus cxui : f]uo facto ^ appariAÌH 
eam cupidititte gemmae in occt^tissimis corporis partibus 
abdictisse. Sìg, De regno iUl. 



ì 



LIB. IL GAP. IIL ^5 

d* Ivrea, ma questi scampò per la pietà di Lo-"""^ 
tario figlio di Ugone , che fece segretamente av- jj q^ 
vertirlo, onde si salvò colla fuga in Germania. La gSa 
frode, e la crudeltà formavano il carattere di Ugo« 
ne, e vi si univa la più sfrenata dissolutezza: un 
serraglio di concubine più di lusso , che d^ uso alla 
sua età servivano piuttosto ad irritare, che a spe^ 
gnere gl'impotenti desìderj. La fama, o la maldi^ 
cenza sparse che non rispettasse nelle dissolutezze 
neppure i vincoli più sacri di parentela : ma le sue 
iniquità erano giunte al colmo : cercavano gl'Italia^ 
ni alcuno che gli liberasse da un tiranno , il timoi^ 
però diceva che lo cercavano in silenzio. Tutti i 
cuori erano rivolti versjO l'esule Marchese d'Ivrea 
salvato dal figlio. U suo amico Amedeo venne sco- 
nosciuto in Italia, ed esponendosi ai più grandi 
pericoli , gli portò gli unanimi voti degli Italianié 
Sì accostò pertanto all'Italia : si sollevò questa in 
suo favore^ ed. essendo giunto a Milano, riunitisi 
ì Prìncipi ecèlesiastici e secolari , erano sul pun- 
to di dichiararlo Re d'Italia. Ugone, vistosi per-» 
duto, tentò l'ultimo colpo (18). Il figlio Lota« 
rio , suo compagno nel regno , era un amabile gio- 
vine: ne abbiam notata Tumanità nel salvare ad 
onta del padre lo stesso Berengario. Vedendo Ugo- 
ne che il figlio avea l'affezzione di una gran parte 
d' Italia , lo fè presentarsi all' assemblea di Milano , 
supplicando che se il padre avea demeritato il re*^ 
gno , non facessero a lui innocente il torto di esclu« 
derlo, che era Re per loro elezione. 

(18) Liutprand. Hist. lib. 5. 



i 

t 



jQ STORIA DI. TOSCANA 

*"" Fu commossa da quest'atto la Dieta ^. e Lotario 
di C. confermato Re più però di titolo , che di potenza , 
9^2 la quale restò tutta a Berengario. Si ritirò Ugone 
in Provenza oye morì in breve. liOtario dopo aver 
regnato qualche anno senza biasimo^ e senza lode^ 
a mori naturalmente ^ o di veleno ^ Io che se foisse 
vero , avrebbe Berengario mal pagato colui che gli 
949 avea salvata la vita. Questo delitto è incerto^ ma 
la persecuzione contro Adelaide vedova di Lotario 
è wa macchia indelebile ai nuovi Re d'Italia^ Be- 
rengario^ ed Adelberto suo figlio. In mezzo ad un 
tedioso ed uniforme racconto di tradimenti^ di 
stragi^ di rivoluzioni, meritano una particolare 
attenzione le avventure della bella , e saggia Ade^ 
q5i laide. Era essa figlia. di Ridolfo II, Redi Borgogna; 
la sua figura, e le sue avvenenti maniere avevano 
cattivato il cuore del figlio di Berengario che gli 
offerse la mano; ricusò ella d'imparentarsi con 
quelli che avean ruinato e forse fatto morire suo 
marito. Irritati dal rifiuto il padre, e il figlio, la 
spogliarono di tutte le ricchezze , e la racchiusero 
in una rocca sul lago di Garda , ove la moglie di 
Berengario Willa giunse a maltrattarla ^o colle 
percosse (19). Restò colà racchiusa con ima serva 
per molto tempo, quando un prete detto Martino, 
fatta un'apertura nel muro, o una mina sotterrar 
nea , di là la trasse , e si nascosero tutti tre in un 
bosco sul lago di Garda , ove sarebbero morti di . 

fame senza il soccorso di lin pescatore. Andò inn 

• 

(>9) Qaest' a^Téntùra è contataL dalla monaca Rosvida 
poetessa di quel secolo, da Odilone Ab. di Glagni, Donino- 
ne ec. F. Murai. Rerum* Ital. Script. 



LlB. IL CAP. m. 57 

telato il prete a svelare il segreto al Vescovo di^^ 
Seggio: non -ardì egli di darle ricovero: lo ebbe jj^^ 
però da Atto, o Azzo, che la raccolse nella fortis- o5i 
sima rocca di Canossa. La reclamò in vano Beren- 
gario : invano formò il più stretto assedio della 
■ fortezza , clie per essere , secondo la poca esperienza 
di quei tempi) inespugnabile, fu l'assedio conver- 
tito in blocco* Tutto però fu inutile : venne Ottone 
primo dalla Germania , e liberatala , ammirandone 
la virtù, e là bellezza, la credè degna d'esser sua 
eposa. Dopo Carlo Magno, non era comparso sulla 
«cena d'Europa un Sovrano del merito di Ottone, 
e che unisse a par di lui la saviezza, e il valore; 
sedò i ^]2Ì05Ì tumulti di Germania, ruppe in una 
gran battaglia presso Augusta gli Ungheri, che 
scorrevano sepza ostacolo la Francia, T Italia, ^ e 
la Germania,. commettendo i più grandi eccessi, e 
distrusse intiei^mente la loro armata ; mise ordine 
^lle cose d'Italia ; ne fu coronato Re, e Imperatore ; 
visitò Roma più volte ;, e tentò di ristabilirvi quel- 
l'ordine, e quella quiete che un Clero senìza disci- 
plina , e un popolo non usato ad obbedire ne ave- 
vano sbandita. Vi trovò però i più grandi ostacoli ; 
fu cospirato contro di lui: si salvò correndo alle 
sue truppe alloggiate fuor di Roma, e ne rattènne 
.il furore, quando respinti i Romani correvano a 
farne strage. Padrona di se stesso, e della sua col- 
lera , ne impose ai turbolenti Romani, e fece ri- 
spettare il Sacerdozio, e l'Impero. Si leggono varj 
diplomi di donazioni fatte da lui alla Chiesa romana: 
hanno questi ristesse eccezioni degli altri. Si nomi- 
nano in si fatte donazioni città, clie non appartene- 



4 > 



78 



STORIA DI TOSCANA. 



vano all' Imperatore (20). Dopo un Regno glorioso 
^Q in guerra^ e in pace, mori Ottone lasciando il guo 
973 figlio il giovine Ottone IL Imperatore, Re d'Italia^ 
e di una gran parte della Germania. Egli non ave- 
va ereditato né la saviezza, né il valore, né la cle- 
menza del padre. Venuto in Italia, vago di segna- 
larsi nelle armi , e di togliere il resto d' Italm ai 
Saraceni, e forse ai Greci, mosse le sue truppe: 
. s^ui una sanguinosa battaglia in Calabria colla 
peggio d'Ottmiè (31), e grandissima strage de' suoi, 
fra i quali molti dei principali Signori , ed Eccle- 
siastici tedeschi, come il Vescovo d'Augusta, VA-^ 
bate di Fulda , che maneggiavano la spada , e il 
pastorale. Era Ottone in rischio di iesser preso dai 
Saraceni :- fuggiva vicino al lido del mare : scampò 
fortunatamente accolto da una nave greca , che fa- 
ceva vela non lungi dalla «piaggia , a cui fé' cenno 
ed accosto3si spronando il cavallo in mare. EgU 
però si trovava in mano di un pirata, o di un ne- 
mico, da cui, deludendolo colla sp^anza di un 
ricco riscatto, gU venne fatto di salvarsi (33). Pre- 

(ao) Io quello riportato dal Cardinal Barooio ri è nomi- 
nata fino Venezia. Vedi Marat. Ann. d' Ital. 

(21) Marat. Ann. d*Ital 

(22) Un soldato Scbiavone della greca nave il riconobbe: 
Ottone promise un ricchissimo riscatto al Captano chie- 
dendogli la permissione di spedire un messo all' Imperatrice 
Teofania , che gli manderebbe dei sacchi 4' oro per riscat- 
tarlo. Era essa nella città di Rossano : fu seco scaltramente 
concertato il piano della commedia. Allorché comparse la 
nave, uscì di Rossano una quantità di bestie da soma cari- 
che di sacchi, che parevano pieni di moneta. Starano in 
«Itene barchette de'braTi soldati vestiti da marinari. Si ac* 



-/ 

' UB^ÌLCAKlIf. j9 

!|>aii'àva liuove forte per vendicar T insulto^ clie"""^ 
avean sofferto le sue armi, quando mori in Roma* j^ q^ 
il terzo Ottone, che succease al padre nelli stessi dor 97^ 
xninj> fu ancor esso assai inferiore airavo, e poco 
4nigliore di suo padi'e , coronato Imperatore visitò 
più volte r Italia , e Roma, che era sempre immersa 
nelle stesse turbolenze. La memoria dell'antiche 
imprese > e del perduto splendore rombino senza il 
valore , tenendo inquieti i degeneri descendenti gli 
spingeva non a lodevoli imprese, ma a sedizioni* 
Crescenzio, dotato di uno spirito torbido , e di teme* 
rità più che di coraggio, eccitò Roma^ e l'Italia a 
disfarsi del governo d'estero Principe. Queste voci, 
che non fecero impressione alcuna sugl'Italiani, 
produssero il loro effetto in Roma, che si sollevo 
contro l'Imperatore. Corse Ottone a domare i ri- 
belli : si fortificarono le mura di Roma , ma , vacil- 
lando i Romani, si chiuse Crescenzio nella mole 
.Adriana. Capiterò finalmente: Otjtone> che l'avea 
assicurato deUa vita, il fece decapitare;;^ senti poi 
rimorso di quella mala azione, o gli fu fatto sentire 
da S. Romualdo, e per espiare la colpa andò in 
pellegrinaggio a piedi nudi al Monte Gargano, ce- 
lebre pel santuario di & Michele. Passò anche da 
penitente una quaresima nel monastero di Classe : 

€Ostò alla nave greca Teodoro, Vescovo di Metz, pei* con«- 
chiudere il eontri^tto. Condotto alia proda Ottooe, alla 
▼ìsta. de' suoi , fidandosi della sua abilità al nuoto , spiccò 
un salto nell'acqua, e un Greco che il Tolle ritenere per la 
veste fu malamente ferito. Gria«se si^lvo al lido lasciando uà 
raro esemplo di uà Greco burUto 'da, un Tedesco. Morat. 
Ann. d'Ital. 



8o STOMA DI TOSCàNA. 

, mori o di morte naturale, o di vel^ao datogli in 
di G. vendetta dalla moglie di Crescenzio, che (si dice) 
973 avea avuto Timprudenza di scegliersi per amante: 
né santOynè eroe morì in tanto odio d^r Italiani, 
che il cadavere stesso che si trasportava in Aqui- 
sgrana era insultato dal popolo ovunque passava, e 
la truppa armata che gli serviva di scorta fu più 
d'una volta assalita (33). Era intanto succeduto 
Tedaldo nel governo di Toscana ad Ugone detto 
il grande, e a lui Bonifazio padre della Gmtessa 
Matilde. A questa celebre donna come Signora di 
Toscana > e come una delle più potenti attrici del 
sanguinoso contrasto tra il Sacerdozio e T Impero, 
si deve dallo storico toscano una speciale attenzio- 
ne. Si riguardava Bonifazio in questi tempi il più 
rispettabile Principe d^ Italia: signoreggiava Man- 
tova,, e Ferrara (24)9 divenne indi Marchese di 
Toscana: aveva egli due fratelli Tedaldo^ e Gorra- 
4I0, il primo di esemplar castità (aS) Yescova d^A- 

(^3) Ditmaro, lib. 4* Annalista Sassone ec. 
(24) Murai. Antiquìt Ital. diss. 6. 
(^5) Doniz.'cap. 5. 

Extat casius iia^fuod quodam tempore quidam 
, Perversi vane prò guadam debilitate 
. ffortabantur eum stuprum committere secum , 
Quod praesul tractansjussit deducere partam 
Quippe lupam quamdam , prius ignem ponere man'- 
dans 
' Afite suum stratum : videi ignem flammiferatum 
Appropriane juxia dumflammas sensi t^abundans 
In lacrymis damai : vae, vae mihi si modo raram 
Flammicutam vìiem netfkeo sufferre^ perirti 
Si me contingat Bàrathrijlammam^ mher: illam * 
Quomodo suffere poterò ? 



\ ! 



LIB. II. CAP. III. 8i 

tetto, r altro valoroso guerriero. La bravura di-~* 
Corrado salvò Bonifaaio in jm fatto di arme in ^j q 
Lombardia; assalito da quei popoli combattendo looi 
valorosamente^ ed avendo colle sue mani troncato 
il capo ad un soldato che Tavea ferocemente ap- 
pellato a battaglia^ era tuttavia vicino a soccom* 
bere. Fu soccorso dal suo fratello Corrado^ che 
uscendo dal bosco improvisamente co' suoi ^ attaccò 
i nemici^ ristabilì la pugna ^ e finalmente glidisfe* 
ce: fu però questa vittoria a lui fatale avendone 
riportata mia ferita , che trascurata dopo molto 
tempo ^ lo condusse lentam^ite alla tomba. Le 
ricchezze di Bonifazio^ la* sua pompa più che re- 
gia ^ e un lusso di ostentazione fiirono spiegati nelle 
sue seconde nozze con Beatrice figlia di Federigo 
Duca di Lorena dopo la knort« della prima moglie 
Bichilda (26). Andò egli a prender Beatrice col 1017 
treno il più sontuoso.^ I cavalli se crediamo a Doni-' 
zone (37) erano ferrati di argento, i chiodi non ri- 
battuti. Condusse la sposa in Lombardia: secondo 
Fuso di quei tempi tenne in Marego per tre mesi 
ccnrte bandita, ove non solo i nobili forestieri, ma 
ogni sorte di popolo solevana concorrere, e tutti 
erano trattati lautamente: i buffoni, i mimi, i gio- 
colatori con volgavi e grossolani spettacoli, con 
plateali buffonerie adattate alla rozzezza dei tempi 
erano l'anima di questi divertimenti; Toro, e l'ar- 
gento adomavano le tavole , ove si^ portavano le 
vivande colle bestie da soma: si trituravano gli 

r (116) Effa qjoesta figlia di Giselberto Conte d«l Sacicok 
Palazzo in Italia. 
(27) Gap. 9. Vita MathU. Doniz. 

Tom. II. a 



/ 



iU StORIA DI TOSCANA 

aromi colle maci)ae da mulino , e vi ei^ano dei po^- 

Ài Q^ ù di Tino > ove con secchj di argento ciascuno pò- 

1037 teva dissetai^si» Benché sì fatte descrizioni possano 

credersi esagerate) couvien però dedurne^ .che la 

magnificenza di quelle nozze avea sorpreso l'Italia : 

giù terre ^ é castella > forse in Lorena, forse nel 
rescìano furono poit^^te in dote al Marchese di 
Toscana da Beatrice. Il dono ancora di 3oo cavaU 
li, ^d altrettanti astori fatto dal suo Visconte, o 
Vicario di Mantova Alberto all' Imperatore Arrigo 
qtiando veim^ in Italia > eccitarono l'ammirazione 
di questo Principe, argomentando la ricchezza del 
principale da quella del suo Vicario (28). Può far 
meraviglia la ricchezt^ straordinaria di Bonifazio : 
ma oltre le città, e ^castella, ch'egli possedeva fuo^ 
ri di questa provincia, si era impossessato di mol-» 
ti^simi beni epclesiastiqi (29) > e di altri faceva up 

(18) Narra DonÌEone che l'Imperatore Arrigo, strenào 
invitata a pratisQ Alberto, qaeati ricusò per rispetto, di* 
tendo di Hoo aver osato giammai sedere alla tavola di Bo^ 
iiifacio , che otténatane poi da questo la permissione , e 
ttcevute io dolio dall'Imperatore molte pelliccìe, tutti qud* 
iti doni presentò al suo principale, ed una di cervo pioaa 
di deftiaro per farsi perdonare l'ardire, e pliBi^ìarlo. Questi 
fiàtti o Veri, o falsi son atti à mostrare i costumi , e la ma-» 
tiiera di pekisare di quei tempi. Certamente la potenza di 
Bonifacio are va dato sempre ombra all' Imperatore Arrigo 
III; e liei tempi addietro essendo andato alla sua udienza « 
Mantova kieavea ordinato l'arresto. Boni&zio però> sospet- 
tando della fede dell'Imperatore, vi andò con una forte scor- 
ta di armati, i quali nell'atto cbe entrò all'udienza, vedendo 
serrare la porta la forzarono, ed eptraroil dentro ; Bonifazio 
fece le scuse- di (juesto 6itto all' Imperatore , osservando, 
the erano sempre soliti dì accompagnarlo. 

(39) Moriat. AnUq. Ital. diis. 36. 



LIB. II. CAP, ni. ' 83 

vile mercimonio conferendoli per denari. È vero 

che ogn' anno soleva andare al celebre monastero J^q 
della Pomposa 9 e far ivi solenne confessione/ e 1027 
penitena^ de' suoi peccati non senza offrire ricchi 
donativi a quella Chiesa (3o) y soffrendo talora pu-*- 
blicamente la disciplina ^ con cui il santo Abate 
Guido lo flagellava davanti air altare (3i)« Mori di 
morte violenta in età assai avanzata. Passando per 
un bosco fra Mantova e Cremona fu. da un traditore 
nascoso^ ferito con un dardo avvelenato: il di lui cor* 
pò è sepolto in Mantova. Restò la vedova Duchessa 
Beatrice con tre figli cioè Federigo^ Beatrice , e Ma- 
tilde y ne' quali consolidandosi il possesso de' vasti 
domin j paterni ^ ed essendo i figli in sua custodia , 
diveniva una persona assai importante. Il matri^ 
monio di questa vedova era ambito dai più potenti 
Signori. Egli è perciò che occultamente ne bramò 
il trattato Go&edo Duca di Lorena ; e venuto in 
Italia sposò Beatrice, e stabilì (come fu creduto} 
nello stesso tempo il matrimonio di suo figlio Go& 
fredo il gobbo colla figliastra Matilde > allora in età 
molto tenera. La potenza de' Duchi e Marchesi di 
Toscana facea da qualclie tempo ombra agF Im- 
peratori avendo quelli più volte dato, e tolto il 
regno d' Italia : non è da maravigliarsi se questo io55 
matrimonio traUato con mistero, e conchiuso sen- 
ea sua saputa, dispiacesse all'Imperatore Arrigo che 

(3o) Doniz. 

Fratreh. cu: Ahhas efui delieta lavabant 
Ecclesiae quorum solito daòat optima dona 
Rex etenim nullus dedit ibi meliota^ 
(3i) Doniz. 



; 



84 STORIA, bl TOSCANA 

*2""^Yedeva tin uomo scaltro^ ed ardito come Goffredo j 
di C. P^^ yoììB suo ribelle 9 impossessarsi di fatto dei do^ 
io55 min) del morto Bonifazio , senza la sua approva^ 
tione. 

Esseddo pertanto vehuto iti Italia^ trovandosi 
in MantoTa, non ardi Goffredo di presentarsi a 
lui.; mandò però la sua moglie Beatrice a far le 
scuse ^ e prometter fedeltà. Ad onta del salvacon^r 
dotto > fu essa ritenuta dall'Imperatore^ il qu9le^ 
per assicurarsi sempre più di Goffiredo > tentò con 
tutte le arti di avere in mano il piccolo figlio di 
Beatrice; che però in questo tempo essendo morto^ 
fe poco avanti la sorella Beatrice^ tutta la speranza 
di questa casa insieme col ricco dominio si riunì 
ili Matilde^ Passò V Imperatore in Toscana e si ^ 
abboccò col Pontefice Vittorio, il quale celebrò 
\m Concilio in Firenze. Si era intanto Goffredo 
ritirato in Lorena, sdegnato coll^ Imperatore, il 
Ijuale temendone le macchinazioni e F attività, non 
tardò a tornare ih Gjermania. Restò Beatrice in 
arresto fino alla di lui morte, che avvenne Tanno 
seguente; ed essendo per opera del Papa procla^ 
i^ Killtto Re di Germania , il di lui figlio Arrigo IV. 
^titót fanciullo, per intercessione dell' istesso Pon*^ 
tefice perdonò ai nemici del padi*e^ e fi*a questi a 
Gofiredo, e messe in libertà la di lui jnoglie Bea-» 
tncé\ Strii^se Goffredo amicizia col Papa , e lo in-» 
^ Vito a Fireiize> ove venuto creò Cardinale il di lui 
fratello Federigo > monaco Cassinese, col titolo di 
S. Giovan Grisostomo. Mori il Pontefice nel tempo 
in cui si era portato il nuovo Cardinale a Roma a 
^prender possesso della sua chiesa. Fu esso creato 



LIB. II. GAP. HI. 85 

Papa col liome di Stefano IX. con uniireFsale ap- 

plauso^ ed ecco un novello accrescimento di po-^nr; 
tenza in Italia all'ambizioso fratello Goffredo. Si 10^7 
preparava probabilmente a profittarne^ special- 
mente nella minorità del nuqvo Re di Germania 
Arrigo ly . Già i tesori del Santuario del Monte 
Gassino per ordine del Papa erano stati portati sei- 
gretamente^ Roma con gran reluttanza de'mppa- 
ci; ma una visione narrata alla sua credulità^ e 
gli scrupoli nati indi nella sua coscienza , gli fe« 
cero rimandare indietro il tesoro^ ^ la spa morte 
in breve avvenuta ruppe i vasti disegni del fratelr 
lo^ che ambiva al regno d'Italia^ e alla corona 
imperiale. Dopo varie vicende essendo ritornato in 
Lorena , mori lasciando un figlio del primo matri- 
monio chiamato Goffredo^ o iGroez^lone il gobbo, 
che o innanzi, o in questo tempo sporò Tunica 
figlia di Bonifazio e Beatrice, la celebre' Contessa 
Matilde. Pare però che il di lei majrito avesse poca loj^ 
influenza nel governo degli stati della moglie, 
giacché in varie occasioni trpviamp negli atti di 
sovranità esercitati in questo tempo in Toscana ^ 
/ed altrove i nomi congiunti di Beatrice, e Matilde, 
piuttostochè di GoflQredop II partito che questi avea 
preso in favore dell' Imperatore nelle già insorte 
controversie tra il Papg, e Tlmp^ratorp, npn Ip 
dovea render molto accetto alla moglie né alh^ 
suocera dichiarate partitaati del Pontefice. È dul>* 
bio se mai fos^ consumato il matrimonio tra quei 
due con jugi : egli é certo che dopo non molto tem- 
pp perde Matilde il n^i^rito, e }a n^dfe. Fu qupllp 



86 STORIA DI TOSCàNA. 

ucciso in un assai stravagante maniera (3 a). Qne- 
jl^' st' avvenimento ebbe Iik^o nel febbrajo^ o nelFa* 
1069 prile. Gessò di vivere nella città di Pisa la contessa 
Beatrice^ donna ornata di molte virtù morali, re-^ 
ligiosa^ e prudente, di cui vedesi' ancora Vurna 
sepolcrale nel Campo Santo, ove erano già i bar^ 
bari vèrsi 

Quams^is peccatrix j sum Domna vacata Bea* 
trio: 

In tumulo ndssajaceo quae conutissa (33). 

Resa padrona dì se stessa Matilde, Signora di 
ricchi, e possenti dominj in Toscana ed altrove^ 
si rese sommamente celebre per F attaccamento 
alla S. Sede , e in specie a Gregorio VII. nelle tu- 
multuose, e sanguinose questioni, che in questi 
tempi agitavano la Chiesa e T Impero. La sua re- 
ligiosa pietà dovea certamente inclinarla al partito 
biella Chiesa: è da notarsi però che vi era unito 
anche il suo interesse. Secondo le leggi di quei 
tempi, gli stati di Bonifazio suo padre non passa- 
vano alle femmine, e per esser posseduti anche 
dai maschi era necessario un atto dell'Imperatore, 
o del Re d'Itaha. Matilde, priva di questi diritti, 
àvea tutto da temere dalla parte dell'Imperatore; 
ella fu pertanto uno dei più fermi appoggi diGrego» 
rio VII» che arrogandosi la facoltà di ^^re, e di 

. (3%) Nel tempo che si troTSTa al laogo coniane , che do- 
vea aver comunicazione colla pubblica strada, un fraditore 
gli scagliò un dardo di basso in alto, da cui trafittola breve 
se ne inori. Mar. Ann. d'Ital. 
(SS) V. Morrona, Pisa illustrata ec 



LIR II CAP. Ili- 87 

togliere i regni^rìsTegliò una diruta che diyise per"~^ 
lungo tempo scandalosamente il mondo crìstiano> ^ q 
e che sovenjte produsse le scene le più sanguinose^ 19^ 
jSe quella pretensione in qualche tempo ha sover- 
chiamente accresciuta T autorità dei Pontefici^ ha 
poi sommameiite contribuito a diminuirla , m^tten<# 
do in guardia i Sovrani contro Roma» Piiò dirsi 107I 
che il contrasto cominciasse coir ^lezione di Gre^ 
gorio VII. al pontificato. Si era già segnalato da 
gran tempo nel sostenere le pretefisioni di Itoma: 
promosse colla sua autorià ^ ed eloquenza la hoUa 
di StefaAO IX. in cui si pretende di esentare g}i 
ecclesiastici dal Foro secpWe^ e si vi^ta che s'im*» 
pongano su di loro gravezze di alcuna sorte dai 
laici. Era stato il più vahdo sostenitore delF asser* 
zione , ehe ne V Imperatore , pè altri Sovrani han- 
no dritto di approvare l'elepiione dei Pam. Si scor- 
ge anche nel suo carattere una certa imperiosa 
durezza neli' opporsi alle determina^ipni del santo 
Abate Desiderio del Monte Cassino 1 prchè ayea 
messo in penitenza il giovine 4bate dell'isola di 
Tremiti^ che avea fattQ cayar gli occhi a quattro 
rehgiosi sul solo Sospetto di ribellione. Questo dot^ 
to^ pio, ma feroce Cardinale, essendo eletto Papa 
con nome di Gregorio YIL coQtro ciò ohe avea 
sostenuto, richiese Tapprotazione di Arrigo; e S0 
fosse vero ciò che racconta il Cardinale di Arago* 
Ila (34), chj& Gregorio , scrivendo all'Imperatore, 
lo pregò di non approvare la sua elezione , altri-^ 
menti egli non avrebbe tollerato i di. lui eccessi, 
(Converrà ammirare la virtà di Andgo in conjfer-* 
(34) Vita Gregorii VII, 



88 STORIA DI TOSCANA 

maria. Si vide tosto Faria di superiorità, con cui 
di G. ^ accingeva a trattare i Sovrani, nella lettera pie- 

1075 na di minaccie a Filippo Re di Francia per aver 
fatte pagare delle grandi somme di denaro ai mer- 
canti italiani in una fiera di Francia, I primi atti 
di ostilità tra Arrigo ed il Papa cominciarono l'an^ 
no stesso ddla morte della Duchessa Beatrice. Una 
delle principali cause di questa scandalosa disputa 
fu la collazione dei benefizj ecclesiastici , la quale 
realmente esercitavano i Principi secolari , e che i 
Pontefici pretendevano. Gregorio avea di buon' ora 
tenuto un Concilio in Roma, e come seguace di 
misure vigorose, ed ardite avea pubblicamente, ed 
espressamente proibito ciò, che gli altri Pontefici 
modestamente reclamavano. Era diificile che i 
Principi secolari ^sensa. la più alta deferenza per la 
S. Sede., e senza una fede implicita, si lasciassero 
strappare dalle mani pacificamente un dritto di 
tale importanza , e che accresceva taato la potenza 
di chi l'esercitava , in un tempo, in cui per la co- 
stituzione feudale era sì piccola V autorità sovra- 
na. Ad onta delle resoluzioni del Concilio durò 

1076 Arrigo ad esercitare quel dritto: Gregorio, dopo 
avergli scritto delle lettere piene di rigorose am- 
monizioni, gli spedi due I*egati con minaccie, che 
pt^rsistendo egli nel suo proposito, avrebbe usato i 
fulmini spirituali- Irritato Arrigo , fece adunare un 
CoQcilio in Wormazia, ove comparendo degli accu- 
satm^i di Gregorio, vi fu esso CQndaiinato, e depo- 
sto (35), Gregorio ricevuta questa intimazione, fece 
lo stesso contro di Arrigo; e se si fosse limitato alle 

(35) Murat. Ann. d' ItaL 



LIB. II. CAP. HI. ^ 

censure avrebbe esercitato un dritto^ che gli appar- ' 

teneva; ma il dichiararlo decaduto dal regno^TassoU ^^ q^ 
vere i sudditi dal giuramento, fU un atto, che non 197^ 
è stato approvato neppure da persone cattolicamente 
religiose , e imparziali. Ninno meglio di Gregorio 
conobbe lo spirito de' suoi tempi, e ne seppe me- 
glio far uso. Disgra^atamente per Arrigo avea egli 
un" potente partito contrario in Germania, onde 
ancor quelli , nella mente dei quali potea cader 
dubbio sulla validità dell'atto del Papa , ebbero un 
decente pretesto per ribellarsi. Non si è veduto ^ 
mai un effetto più pronto. Si trovò Arrigo abban^ 
donato da tutti non solo Principi, e soldati, m^ 
quasi dai suoi Éimiliari medesimi^ È fama che due 
dei piii fidati restassero a servirlo, fuggendo il re* 
fito da uno scomunicato, come da un appestato, 
e che questi, dopo avario servito a tavola, gettasr 
sero via gli avanzi quasi infetti di questa pe/ste 
ecclesiastica. Ricorse allora alle preghiere, prò* 
messe al Papa di soggettarsi alla d^isipne di una ' 
Dieta, che si terrebbe in Augusta ; ma poi pensando 
forse che una Dieta in Germania tra i si^oi nemici 
gli sarebbe fmiesta, volle piuttosto tentare gli anin 
mi degF Italiani: si era mosso da Roma il Papa, 
scortato dalla Contessa Matilde, e giunto in Ver- 
celli seppe che per T altra parte era arrivato in 
PiemoHte Arrigo. Siccome il partito imperiale era 
maggiore in Italia, che in Germania, credè oppor- 
tuno il Pontefice di porsi in sicuro (36) , e si chiuse 

(3€) Vedi per tutti questi atti umilianti di Arrigo Lain« 
ber. Scarafurgien. Ghroo. Card, de Arajj. Vita Gre^or. Do-r 
tSu* Vita Mathild. ee. 



- Qo STORIA SI TOSCàNA 

'con Matilde nella foltissima rocca di Ganoaaa. Vi 
^1 Q comparve in atto di supplichevole Arrigo. Non 
#076 condescese a vederlo l'altiero Pontefice ^ che alle 
replicate premure di Matilde , alle umili preghiere 
della Marchesa di Susa Adelaide suocera di Arrigo j^ 
del di lei figlio^ e di molti ^Itri Principi e Prelati 
che gV intercessero perdono ; ma avanti di ricever-t 
lo esigè da lui la più abietta umiliasEÌone« Era Ga^ 
nossa circondata da un triplice recinto di mura : fu 
nel mese di gennajo per tre giorni tenuto Arrigo 
nel secondo recinto dalla mattina fino alla sera^ 
spogliato delle insegne reali in abiette vestii e a 
piedi nudi in tempo di un atrócissimo inverno > e 
costretto a digiunare per V istesso tempo : fu indi 
ricevuto dal Papa , a cui promise tutto ciò che vol-^ 
le. Lo assolvè quegli dalla scomunica^ ma n<Hi lo 
ristabili' nel regno colV autorità^ che si era arrogato 
per deporlo^ lasciando ora alla Dieta quella deci^ 
sione ; che non aveva aspettato avanti. Questo 
straordinario avvenimento eccitò T indignazione dì 
quasi tutti i Principi italiani contro Gregorio ^ e 
contro Arrigo; acculandosi il primo di crudeltà, 
ed orgoglio^ il secondo di viltà, e bassezza, a segno 
di chiudersi a questo disgraziato Sovrano le porte 
delle città in faccia. Alfine potè più T universale 
compassione che il disprezzo. Animato dai nume<> 
rosi partitanti, Arrigo riprese le insegne reali, ne^. 
gò di presentarsi alla Dieta di Germania: nella 
quale considerandosi Arrigo come deposto, fu crea* 
io nuovo Re Ridolfo Duca di Svevia. Dispiacque à 
Gregorio, che avea con tanta facilità deposto Arri- 
go, questa elezione senza il di lui consiglio; e si 



LIB. II. GAP. HL gi 

espresse, che (87) a lui era riserbato il decidere^ a 
chi^ se a Ridolfo y o ad Arrigo spettasse la corona dì ^ q^ 
Germania. Dalle terre della Contessa Matilde in 1079 
Lombardia ^ ove a vea dimorato finora ^ tornò a Ro* 
ma^ e tenne un Concilio, in cui fu determinato di 
spedir de' Legati in Germania a prender cognizio^ 
ne di questi affari. Intanto essendo Arrigo tornato 
in Germania, adunato un piccolo esercito, inco^ 
minció le ostilità contro il suo rivale: si combattè 
per Io spaziò di circa due anni e colle armi, e coU ' 
le cabale, e furono più volte i due Re e vinti, e 
vincitori. Essendo però rimaso superiore Ridolfo , 
in un sanguinoso fatto di arme avvenuto di genna^* 
jo, ne spedi le nuove al Pontefice insieme con 
nuovi lamenti contro Arrigo. Determinato dalla 
vittoria , il Papa dichiarò Ridolfo Re di Germania 
mandandogli .la corona di oro, ov' era scritto quel 
celebre verso 

Petra dedit PetrOj Petrus Diadema Rodulpho, ' 
Rinnovò le scomuniche contro Arrigo, condan- 
nandolo in virtù di esse ad esser sempre pèrdente 
nelle battaglie (38). Secondo T asserzione di Sigi- 
berto predisse il Pontefice anche la morte di Arri- 
go. Certo è che egli ne profetizzò la ruina (89): ma 

(37) Lib. 4. Ep. aS, a4, a8. 

(38) Così 6Ì esprime ,, Ipse autem Henricus cum tuis 
faMoribus in ómni congressione belli ntUlas vires, nullam^ 

que in vita sua victoriam obtineai ec, 

(Sg) Gregor. VII. Epist. detta lib 8. ^^ Nefandorum per*» 
turbaiionem merita ruina cito sedandam , et Sanctae Ec" 
elesiae pacem y et securitaiem {sicut^et de divina Clemen- 
tia confidentes pronUttimus) proxime siabiliendam. Y, 
Baronie , e Fleory. 



^^ STORIA DI TOSCANA 

, la sorte smentì tutti i presagj. Arrigo fu vincitore ^ 

di C. ^ ^ suo rivale ucciso in una gran battaglia in Gerr 
4 079 mania. Sconcertò questo caso gli affari del Ponte- 
fice^ il quale (giacché gli uomiqi giudìpano sempre 
dagli eventi) fu altamente condannato. Non andar 
vano raeglio le cose in Italia, ove si accrebbe il 
partito di Arrigo. A vea la Contessa Matilde adunate 
delle poderose forze per opporsi ai di lui fautori , 
ma venuti alle mani i due eserciti pel M^iutovano, 

1080 quello di Matilde restò interamente sconfitto (4q)» 

In grande imbarazzo posero queste vittorie il 
Pontefice, e Matilde; e già il vincitore Arrigo avi- 
do di vendetta era penetrato in Italia ; gli stati di 
Matilde doveano soffrire i primi questa burrasp^ ; 

1081 abbiamo appunto dai fiorentini storici, che Firenr 
ze fu strettamente assediata (4 1 ) 4^ Arrigo , ma 
valoi*osamente resistendo da aprile fino al 21 di 
luglio, fu finalménte costretto quel Re a ritirarsi; 
si avviò verso Roma , cui pario^ente stringe di a^e? 
dio. Matilda si trovò addosso tutto il partito che 
a vea Arrigo in Lombardia , e a lei si ribellò Lucca, 
che fopse era allora la principal città di Toscana, 
Fini l'assedio di Roma, come quello di Firenze; 
Faria insalubre della campagna romana combattè 
contro di Arrigo più che Tarmi de^Rpinani (4?): 
risvegliatasi una funesta epidemia nel suq esercito 

1082 fu costretto a partirne. ^Era naturale, che ritornatp 
in Toscana e in Lombardia^ occupasse le terre 

(4o) Card, àt Arag. Vit/ Gregor. Bertold. Costantien. ii^ 
Chron. 
(40 Gio. Villa, lib. 4* cap. 2Ì, Amtn. li^^ i, 
(4t») Card, de Aragon. Vita Gregor. VII. 



LIB. tt, e AP; III. ^3 

tieìla prihci jMile alleata , e fautrice del Papa : ella TI*" 
però /lasciandolo padróne dei luoghi aperti^ sì ri- di Ci 
tirò nelle sue fortezze, delle quali molte erano in- *®** 
superabili dalla rozza arte della guerra di quei 
tempi ; mantenendosi amica del Papa , lo soccorse 
anche più volte in denari. Arrigo^ dopo varj tenta-^ 
ti vi inutili^ entrò alla fine pacificamente in Roma 1084 
due anni dopo questa spedizione^ essendogli dal 
popolo aperte le porte, refugiato Gregorio nella 
Mole Adriana (43). Fece consacrare un altro Papa, 
che si chiamò Clemente IIL, il quale gli diede 
solennemente la corona imperiale : nia alla nuova> 
che il celebre Duca Roberto Guiscardo con pode- 
roso esercito veniva a liberar il Papa , si ritirò Ar- 
rigo, e venne a Siena. Intanto, Roberto o per for- 
za , o per tradimento entrò in Roma, ed il suo indi- 
sciplinato esercito composto di Normanni^ e Sara- 
ceni messe il fuoco in varie parti della città, le 
dette il sacco (44)^ disonorò le donne > fece schiavi 
molti Romani, e liberò il Papa, il quale dopo si 
orribile avvenimento , non si credendo sicuro in 
Roma > si ritirò sotto gli auspicj di Roberto a Saler- 
no, ove presto fini di vivere. Illibato nei costumi, 
rigido nella disciplina > e dotato di molte virtù 
ecclesiastiche > si conta con ragione tra i più distinti 
soggetti , che abbiano occupato il soglio pontificio : 
ma essendo stato il primo ad arrogarsi dei diritti , 

(43) Annales. Saxon, apud Echard, Cardin, de Arag. 
Vita. Greg. VII. 

(44) Bertold. Costantieùsis in Chron. Landul. Senior. Hist* 
ihediol. lib. 4* 



94 STORIA DI TOSCANA. ' 

'che la ragione firedda conosce per abusivi^ e clic 
di G. ^^^^ l' illuminata posterità ha condannati y avendo 
1084 ^li risvegliata una guerra fra il Sacerdozio^ e 
r Impero 9 che ha durato tanto tempo , ed è stata 
tanto spesso fatale ai due partiti^ non ha ricevuto 
dalla saggia posterità un'intiera approvazione. Egli 
agì sempre però di buona fede: il suo zelo fu indi* 
screto^ ma dettato dalla persuasione de' suoi diritti; 
e fu nell'errore^ piuttosto che nella colpa. Dovea 
intanto Matilde resistere alle armi di Arrigo. De- 
vastava il suo esercito le terre di quella Signora , 
che non avea forze bastanti da fargli fronte. Era 
assediato Castel di Sorbara. Essendo avvisata la Con-* 
tessa, che quelle genti stavano all'essedip colla 
maggior negligenza, vi spedi chetamente la sua 
piccola armata , che sorprendendo nella notte gli 
assedianti , gli ruppe , e disperse facendone molti 
prigioni. Seguitò sempre questa Principessa l'amici* 
zia dei romani Pontefici, ed alla partenza di Arri- 
go d'Italia questo partito ebbe un po' di respiro. 
Una donna sì celebre, e padrona di tanti stati, 
1988 come Matilde , era ambita in matrimonio da mol- 
tissimi Principi di Europa. Fra gU altri ne avea 
richiesto le nozze Roberto figlio del celebre Gu- 
glielmo Duca di Normandia , detto il Conquistatore 
dalla conquista fatta in seguito del regno d' Inghil- 
terra: ma colla mediazione di Papa Urbano 11^ 
passò Matilde ad un nuovo matrimonio con Guel- 
fo V. Principe valoroso, figlio di Guelfo IV. Duca 
di Baviera. Non erano essi del partito di Arrigo , 
onde con questo matrimonio si fortificava quello 



LtB. II. CÀ.P. ni. qS 

del Papa. Irritato da tal matrimonio Arrigo^ dopo 

aver devastate le terre (45) > che per eredità della n q 
madre Matilde possedeva ili Lorena ^ tornò in Ita^ loSS 
lia» Si ritirarono i due conjugi ai lorp luoghi forti, 
Arrigo intanto espugnò Mantova ; ma se egli era il 
più delle volte superiore ai suoi nemici nelle armi , Ip 
vincevano essi nell' artifizio. Venne fatto a Matilde^ 
ed a Guelfo di eccitare discordia tra Arrigo ^ e U 
suo figlio Corrado^ e colla speranza della corona 
d'Italia indurlo a ribellarsi dal padre (46). N'ebbe 1093 
questi alcun sentore^ e lo fece arrestare^ ma fug.*- 
gito di prigione^ e ricoverato neUa corte della Con- 
tessa y fu da lei inyiato al Pontefice j^ che lo assolvè 
dalla scomunica ; e riuniti in suo favore moltissimi 
Prìncipi italiani^ fu creato Re d'Italia^ e n'ebbe 
dall'Arcivescovo di Milano la corona (47)* Feri 
questo colpo Arrigo nel più vivo del cuore. Si dice 
che se non fosse stato trattenuto da' suoi si sarebbe 
dato la morte. Né qui si arrestò l'artificiosa Matil^ 
de: per fargh gustare nuove amarezze maneggiò 
segretamente la fuga della dì lui moglie Adelaide^ 
la quale scappata col di lei mez«o dalla prigione 
ov'era racchiusa in Verona., andò a trovar la Con-t 
tessa (48) > che l'accolse^ e trattò splendidamente^ 

(45) Doniz. Vita Mathil. 

(46) Le dieerìe loyentate per denigrare Arrigo fairono le 
più strane. St disse tra raltrecalunoie^ che Arrigo, avendo 
messa prigione la moglie Adelaide 1 permise a molti di 
usarle violenza : fra qaesti volle costringere il figlio a far 
Io stesso^ il quale recusando fa preso in odio dai padre ec. 
L'ioTenzione , e la credali ti son degne di qaei tempi. 

..(47) Laudttlph. Sen. His. medioh 
(48) Doniz. y it% MatUd. Ann. Sa%. 



96 STOK ìk DI TOSCANA. 

e r istigò a presentarsi al Concilio di Piacenza^ ove 
^jj^' intervennero aoo Vescovi, e più di 3o mila laici. 
1093 In si numero^ udienza espose Adelaide i torti 
«offerti > che non mancarono in un luogo si solen- 
ne, davanti al Pontefice di esser pienamente cre- 
ici duti, quand'anche fossero stati esagerati. Venne 
incontro al Pontefice il nuovo Re d'Italia Corrado, 
che gli tenne la staffa: gli promise quello anche la 
corona imperiale, esigendo però che renunziasse 
al dritto delle investiture ecclesiastiche, che era 
stato il principal punto di discordia tra il Pontefice 
e il di lui padre Arrigo. 

La scaltra Matilde, o per fred(|ezza di tempera- 
mento, o per ambizione non portata alle dolcezze 
Conjugali, avea contratto con Guelfo un matrimonio 
soltanto diapparenza. Si è già veduto, che anche il 
Jprimo marito probabilmente non lo era stato che di 
home : forse non fu difficile a Guelfo il soggettarsi 
a questa legge, non essendo né le bellezze, né Te- 
tà (49) di Matilde tali da fargliela parer gravosa. 
£ra stato questo un matrimonio polititio, ove am- 
bedue i conjugi credettero trovare il loro conto. 
Colla parentela , e cogli a juti del Duca di Baviera 
si era Matilde munita contro di Arrigo di un valido 
appoggio: Guelfo dall'altra parte, oltre le vedute 
di dominare sullo spirito, e perciò sugli stati della 
consorte, avea la speranza di ereditarli, giacché 
^re, che tra le condizioni matrimoniali vi fosse 



(49) Quando si maritò a Guelfo era nel suo anno 44* P^^ 
la bellezza niuDo dentanti suoi panegiristi ne fa mensione* 
Questo sileD;ùo sopra una' donna é decisivo. 



UB.II. CAP.inV 97 

la reversione di èssi al marito (5a) alla morte cU~ 
Matilde. Ma egH restò altamente deluso : avea j^ q\ 
Matilde fino dall'anno 1077 i^^^^^na segreta do-. 109^ 
nazione di tutti i suoi stati alla Sède Pontificia; 
né per altra parte una donna contraria alle dolcez- ' ' 
ze coniugali ^ è atta a nceTer la :leggei dal marito. 
Forse ei>be per é lui qualche^ riguardo! finché il ti- 
mom di Arrigo la obbligò a star seco unita; ma 
cessato il pericolo por la perdita del potere di Ar- 
rigo^ divenne a Matilde gravoso iin inutile sposo: 
ed egli^ scoperta la dcmaaiwe^ si accorse di essere 
stato burlato. Due sifiattie piersone non potevano 
più vivere interne ixìa un decente rispetto; si lece 
pertanto il divorzio^ asserendosi dal marita che il 
matrimonio non era stato mai cousumatO;^ e non 
contradicendolo ]^atilde;(5i). Il padre di GuelJb, 
uditane la nuova corse /per impedirlo i ma il tror» 
Vara subito d' accorda col figlici» lo sdegno concor^ 
de di. ambedue/ che gli fece passare al langwc^nte 
partito di Arrigo, chiaramente mo^trapa cbtftcjsi 
erano trovati ddu^i. Intanto U disgrazi?ito A^rigp 
ritiratosi in Gra-mania, per Vendicarsi del .figlio 
ribelle, ne fiece eleggere Re il aecondogenitA Arri- 1104 
go, ed ebbe il dispiacére di veder ancor quesl)o 
sedotto da' suoi nemici, che.feoendoi giuoqare Tar- 
me potente deUa religione > e donsigliandolù a st^c- 

(5o) Il Muratori sostiene con mcJHo crit^yio questa cap- 
dizione, V. Annai, d' lUl. Aua. i o^, e gS- 

(5i) VTelpho aconjugio D. Mathildis se penitus sequè-- 
stravitj asserens illam a se omniìio ìmmunem perman^ìM- 
se: quod ipsa in perpeiuum reticuisscty si non ipse prìor in- 
considerate publicasset.'BerXoli, in Chron* 

Tom. IL 7 



^é STORU m TOSCANA. 

carÀ da un padre ficomimicatoj^ lo ìAduasero k tl^ 
21 Q^ bellarsi. Una Dieta germanica gli die quella coro- 
tio4 na: il disgraziato padre non soj^ravì^se a quelito 
colpo: mori in Liegi dopo cinquantàsei aioini di 
età^ passati fino dàUa sua infanzia tra le tempeste 
tilrili^ e i tumulti di guerra; Principe a cui non si 
pud negare il gueltiero valore , nia quésto pregio 
Bervi ad accrescerne T indole dispotica^ né i costu- 
mi de' suoi tempi erano atti a sminuitala. EbHe la 
disgrazia di avere un terribil rivale nel Pontefice 
. ÌGregorib VII; Si fecero una guerra nlortale , quel- 
lo coU'ai^mi temporali > questo colle spirituali^ in 
fcui Arrigo Cu spesso soccombente. Anibedue però 
'ful^nó le vittime della loro animosità. Mori Gre- 
gorio quasi esule da Roma, die si era veduta sac- 
cheggiar sotto gli oc<^1li«, L'odio^ ed il partito però 
ébcittato da lui coqtr6 di Arrigo lo pers^uitò fino 
. ^dlat<Hnba^iove cadde dopo aver sorbito il calice 
il più anàa^D. Fra i contrae di questi due rivali , 
^Matilde o più destra ^ o più fortunata^ conservò ì 
suoi Mati'^ e la sua potenza: sopravvìsse loro lun- 
gatnente) ed ebbe la maggior parte della gloria di 
nvér ruinatà almeno in Italia la dizione di Arrigo; 
Questo disgraziato padre era da qualche tempo 
stato già vebditaato dalla St^sa Matilde della ribel- 
lione di Corrado ^ ìi quale non avea goduto molto 
tcnnpo A frutto de' suoi delitti. Quahtunque egli 
Venga celebrato dagli storici di quel tempo ^ e da- 
gli ecclesiastici stessi per giovane il più virtuoso 
{>a^*agonato ad un angelo (S2), non conservò la 

> (Sa) Uspergien. ' ' 



tlB. ILCAP.IIL g^ , 

grazia di Matilde^ la quale volendo dominare co^ 
me fie^na non poteva amare un Re d'Italia: lo^jc. 
rispettò finche servi ai suoi disegni: cessata il ti« uois 
more del padre di lui^ scemò anche il rispetto. 
Egli si vide rapire da questa donna . ambiziosa 
anche le più leggiere prerogative della corona ita- 
liana: si ritirò pieno di disgusti in Firenze^ ove 
in breve fini i suoi giorni. Che egli morisse di ve- 
leno che gli fosse fatto dare da Matilde son cose^ 
che la malvagità di que' tempi potè far sospettare^ 
ma non dimostrare (53). Il suo fratello intanto alla 
corona di Germania bramava unir quella d'Italia 
insieme coir imperiale: venne come gU altri Redi 
Germania con un potènte esercito in quest'infelice 
paese, che per la sua fertilità > e ricchezza ha at- 
tratto sempre l'avidità degli stranieri, e per la sua 
divisione in tante piccole potenze d'interesse di- 
verso, e perciò mal concordi, non ha formato 
mai una fi)rza uniforme, e compatta da poter re- 
sistere alle invasioni. Il viaggio. di Arrigo in Ita- 
ha segnò una traccia di ^desolazione (54); passò 
per la Toscana, e giunse in Arezzo, e trovando 
questa città divisa in due partiti pel ridicolo moti- 
vo, qual luogo dovea esser la sede della Cattedrale, 
non acqyietandosi immediatamente alla sua decisio- 
ne^ ruinò una gran parte della città (55). Matilde 

(53) Cum pervenissei Floreniiam rtxipse prudènsy et 
sapiens j et decota^fade [proh dolor!) adolèscens, àcceptu 
potione ab deviano Medico Mathildis ComitissoCj sfitanji 
firdvit, LaiMlol&8 hìs. Me4ìo!an« 

(54) Pandutphus Pisanms in vita Paschi passo l' Italm 
«premendo sangue, ed oroé • . 

(55) Otte FjUiiigénsis GhroD. lib. 7. >\ « 



tOO STÒfeiA. hi TOSCANA. 

Àjj,^ che dava ombra a tutti i Ré d'Italia, e a cui tiittl 
di Ci Rè d'Italia davano del sospetto, si ritirò al di lui 
**^ passaggio nella fortezza di Canossa, mandando d 
Coraplimentarlcl: ma il tumultb più fiero avvenne 
in Rottia> ove dopo essere statò Arrigo àmorevol- 
tnente accolto dal Poiiteficé, dopo essersi scambiè^ 
Vólmfehté abWàcciiati e baciati^ un moménto do- 
póy quando si volle farlo i^ettutiziare alla collazione 
dei benefit j ecclesiastici, pria di dargli la corona 
iiiiperiale> irifiiitahdo esso di farlo, nacqilé tumula- 
to) fu arrestato il Pontefice dai Tedeschi 3 itidi si 
Venne alle mani thL gV Imperiali e i Romani, è do^ 
pò varie zùfìe ài parti da Roma Arrigo conducendo 
Itit 8è<*0 il prigioniero Pontefice (56) ^ il quale final* 
mente cedendo te «uè pretensioni, fu riposo in 
libeità) fe coroho Ittipei'atore Arrigo V.^ benché 
éùpo protestasse, che questo era un- atto > a cui 
l'avèa condottola violenza; La fama della Coiitèssa 
ftfeitilde avéa eccitato un'altra curiosità neirimpe* 
t^tor^: noli Volendo &Ua nel tempo ih cui Tlt^ia 
era a discrezione dell' esercitò imperiale muoversi 
dai stioi luoghi fòrti di Loiiibardìa , volle Arrigo 
&rle r onore di andatala à visitai^e nella foHezza di 
Bibbiahello sul Reggiano > ove accolto da Matilde 
toil l^egià ]^plendid)ezza si tratteìÉtié ti*e gioi^ni ; e sic- 
come elk tra le altre lingue parlava là tedesca, con- 
versò «eco senza interpetre, ed altamente sorprcr 
iSo della di lei saviezza, non )solo la confermò in 
tutti quelli stati , de' quali si poteva supporre , che il 
legittimo possesso .avesse bisogno di un' imjperiale 

(56) Usf^g. in Chron. Otto Frisifigen. Pandalpfa; Pisap. 
ià Vita Paàdt. 



LIB. II. CàP. IO. 101 

approvazione; ma avendola riguardata con filiale' 
irispetto^ chiamata cpl^pQme 4i P^adF^, la dichiarò ji g. 
ancora Vice-Gerente, o YicerRegina 4i Lombare mi 
dia (57). Mantenne e^sa^ tra ìMtìJ? le tempeste che 
agitarono T Italia, un'influenza preponderante iù 
essa fiiDio alla morte , un ai^no avanti la quale ebbe 
diijcpra il contento di Recuperare la cìtt^ di Manto- 
va a lei ribellata fino dall'anno 1090, Finalmente iiif 
terminò una vita piena di agitazione , e di gloria^ 
Principessa pia, saggia, ed accorta; le $iper4onanQ 
£i€ilmeiite la simulazione^ e l'artifizio, che, vizj 
ne' privati, si eclissano df^vapti gllo ^pl^fidofe 4^-r 
la gloria, ^be acquistano i succedi pubblici, e4 
importatiti , ip qualunque inaniefa ottenuti. Se 
bastasse Tasser^Bipiae di uno scrittore as^ lontano 
ida. quest'età, si potrebbe anc]|ie Ipdare cqipe fau-» 
Irice delle lettere (58). La sua i^q:iorìa è stata 
onorata dai posteri, specialmente da quelli, af 
quali ella fece ?\ larghi doni. Roma erede de'df 
Jei stati, ne ha c/slebpr^to i^p^pre ]§f, vijrtù, ne h^ 
voluto possedere gli onorati resti, ai quali è stat^ 
nel XYII. secolo (Sg) er^st^o up i;aagnifico Mauso? 
lep nel più maestoso ^ei tempj. 

(57) Cui Liguri regni regimen dedit in vice regis, no^ 
minél quam main's verbis ciaris vùciiavit ec. Donii* Vita 
Mathil. 

(58) Benveii. da Im9ld Comm. di Dainte. 

{Sq) Urbano YIIL le fece erigere on Maasolep maestosf 
in S. JPielro* 



\ 



\ 



to2 STORIA DI TOSGiNA. 



CAPITOLO IV. 



SOMMARIO 



Hiflessiom sulle vicende, gli usi e i costumi dei secoli scorsi, 
Giudiz) di Dio. Duèlli. Tregua di Dìo. Stato dell' lulia 
nel Mille. CaTalieri-erranti. Fine del Gorverho feudale. 



xJalla ruina dell'Impero di Occidente fino alla 

A^' finetdel regno della G>ntessa Matilde abbiamo scor^ 
1 1 1 5 so circa a sei secoli di disgrazie per T Italia : i Gotì^ 
i Longobardi ^ i Franchi erano poco dissimili nel^ 
r ignoranza, e nella barbarie, e trattavano i vinti 
jpopoli come gli armeììti. La luttuosa storia di 
questi tempi non ci offre che una scena di desola* 
^one. £ come sul principio di questo libro abbiamo 
notato, che per asserzione di un grand' istorico (i) 
non vi è stato tempo in cui una porzione più gran^ 
de del genere umano sìa vissuta più felice, quanto 
dopo lo stabilimento dell'Impero romano per circa 
un secolo ; cosi uh altro storico egualmente cele-* 
bre (a) ha asserito, che se si cercasse il periodo, in 
cui una gr^n parte degli uomini sia stata più op* 
pressa e più infeUce, si troverebbe alla rui^a del* 
r Impero romano di Occidente, e dopo quell'epoca. 
Nei tempi di civilizzazione, per quanto crudele e 
atroce sia la guerra , vi son tuttavia certi limiti , in 
cui la ferocia delle nazioni ingentilite dalla cultura 
si arresta. Gli Unni, i Vandali, i Goti, i Longo* 

(i) Gibbon. 

(2) Robertson, introd. alla Vita di Carlo V 



LIB. IL CAP. IV. iq3 

bardi non eHbero alpun freno; nelk loro inyasiofii/ 
pon risparmiavano né ^sso, né età, né raQgo; e jf g^ 
chi resisteva, e chi non )?esisteya er^ nella prì^a m^ 
fiiria dell^incursioi^e tagliato f^ pezzi; If» qittà sap-: 
cheggiate, indi poste fi fuofco, gli abitanti cofidotcji 
^chiavi (3), le campagne distrutte, perchè i niise^ 
frabili che si eraijo salvati nei luoghi alpestri peiti»; 
3ero dalla fiime: intie|?e provincie furono convertite 
in deserti, e nazioni esterminate* Molti^ proyincijii 
dell'Impelo romano, quali più , qtiati meno soffer-r 
Sf^ro questo flagello, che era' seguitajto 4aiUa pestio 
Ijenza, p da% %me (4): ^unp sé ^e rÌ3e)iton<| 

(3) Nel fl^o dato a lloma da Genserico poco iipanzi |i| 
fjliua delV Impero , p ^ apni dopo auello di Alarico , era 
sempre qaesta città pìiepa dei primi patrizj , e pii opulenti; 
una gran parte di essi , priya di tutti i loro beni ^ fu condo^ 
ta in schiaTitji in Affrica , costretta a morire di stento su 
quelle rive. Niente di ciò che aTea l'apparep^Ea^ e il colore 
jf 'oro , e di argento fu risparmiajto dai Vandali: le statue 
di metallo fisrono fuse , e fipo il celebre tetto di metallo- do- 
rato, che copriya il Campidoglio , la doratura del quale, 
e del tempio tutto, er» costata 5 mil^>ni di ^cch^ni ep» 
Donati j Ronia antitjua* 

(4)' Sicoiisulti Aobeìrtson (Hist. di Curio V. i|i»|ti^d* m^ 
ta 5) ove sì vedranno le triste prove della nostra a^sertiope. 
Anche il Murat. Ant. ijtal. dissert. 21 • ed. ivi Paolo Diacono 
^he neirinyasione de' Longobardi dip6: non eroi tunc vir^ 
tus Romanis ui resiitere posseni , quia et peslileniia pluri^ 
tnos in fjiguriay et Venetia exiinxeratf et fames mmi0 
ingruens utus^rsqm: Italiaiff da^astabat» ]La peste pii^ ter- 
ribile y di cui esista memoria negli annali del genere amano, 
cominciò Tanno 543 , si sparse per tutto il mondo Mlojp 
conosciuto 9 durò 5% anni , e dislprasse circa alla metà degli 
uomini. Era staljfi 'preceduta di 5 anni da una delle più or- 
ribili jCiaresiie, iii cui Ilario Av^yesoo^o di Milanoi chfB pe 



io4 STORI/L DI TOSCANA. 

'ancora. La costa dell' Affiica sul Metjìterraneo / 
ai e. celebre per le 3oo popolate città al tempo dei Ro« 
iii5 mani^ fu nelF invasione dei Vandali ridotta un 
de^rto arenoso come lo è ancora : la Tracia y una 
delle più coltivate provincie romane^ ebbe la stessa 
sorte. L'Italia abbiamo veduto quanto spesso soffri 
r incursioni. di questi barbari. Dal suoflorìdo stato^ 
che al tempo della romana potenza Tavea^ resa il 
pìvL culto ^ e più popolato paese-,* era caduta nella 
più gran miseria, e presentava la spettacolo di 
città rttinate, o abbruciate: il ^uolo era ricoperto 
da salvatiche piante : le fiere moltiplicate abitavano 
pacificamente negli avanzi ruinosi: le acque dei 
fiumi noa regolate inondavano, stagnando, vaste 
estensioni di tèrritorj (5), onde infettavasi Ilaria; 
dal quale male continuato fino ai nostri tempi non 
sono -guarite ancora alcune campagne, e in specie 
le romane, che erano una volta si ridenti, e si po- 
polate (6). L'asserzione di Papa Gelasio, che in 
Italia, e in Toscana la specie umana era quasi an- 
nichilata, benché possa crederai esagerata, è espres- 
siva della desolazione di quei tempi ; né diverse 
dàlie sue sono le parole di un illustre Pontefice del 
secolo successivo (7). Le ripetute scorrerie di tante 

fÌEi spettatore, attesta che più madri diforarofio i propri Br 
gli. iVMìopio, anch' esso testimonio oculare, asserisce^ che 
nel solo Piceno morirono più di 5o mila persone, e che nel 
territorio di Rimìni due donne restate sole in una casa 
mangiarono 17 uomini, uccidenddi di notte dì mano in ma- 
llo che giungevano a qmlla casa. 

(5) Murat. antiq. Ital. diss. ai. 

(6) BàTon. Ann. 496. Gelas. epist. ad Andronicnm. 

(7) S. Greg. Mag4 lib. 3, cajp. 38, dìabg. cosi si esprinei 



lilB. n. GAP. IV. !o5 

faifbare gentil e che una succedeva all'altra, prì«' 
ina che i disgraziati abitatori cominciassero a re* jjq^^ 
spirare, doveano realmente condur l'Italia a que- iii5 
sto stato. Cominciarono finalmente questi Barbari 
a stabilirsi : prima i Goti , indi i Longc^rdi yen- 
nero con tutte le loro famiglie prendendo possesso 
del territorio, ed usandone come proprio (8), po- 
nendo in schiavitù gli abitatori, facendogli lavora*- 
re come servi, ed appena dando loro il necessario 
alimento. Abbiamo già veduto cos' era il gover-^ 
no feudale, e quanto grave ai popoli, che^ oltre 
r orribile oppressione, erano sommam^^nte avvi-^ 
liti.' Quando noi wgliamo (dice uno di questi 
Barbari ) . ilare il più sfergognoso nome ad un ne^ 
nUco lo chiandamo romano (9). G)si la sorte per 

Mox effera Longobardorum gens in nostrani ctfvictm^ 
grassa t a est . , . . depopulatae urbes, eversa castra y eon^ 
crematae Ecclesiae, destructa monàUeria 9ìrorumy ac 
/beminarumj desolata praedia^ att/ne aà omni cultura 
destituta in soUtadine v(fcat terra, nuilus hanc possessor 
habitat j occuparunt bestiae loca guaeprius nudtitudo ho- 
minum tenehat. 

(8) Qualche Tolta non tutto il terreno era oceopato: sot- 
to Odoacre la sola terza parte. PareTa strano ed ingiusto 
al Pastor di Mantova (e loerai^ertamente} che nna piióco^ 
lissima porxione di terreno italiano fosse ipon^dolo ai y^t^-^ 
rani soldati di Roma ( Virg. Ecl. I.) 
^ O Licida y ¥ivi perveaimus y advena notris 
„ Quod nunquam veriti sumus, ut possessor ag/slli 
^y ' Diceret .* haec mea ^sunt , veten^ migrate coloni. 
Eppure era quello un piccolissimo male la paragoi^ d) 
questi. 

.(9) Im hoc solo y idest Romani nomine y quidquid ignobi^ 
litatisy fuidifuidtimiditatis^ quidqiUd ai^aritiae, quidquid 
luxuriacy quidquid m^ndacii, imo quidqmd \^iti§rum cifi 



]o6 STQSIA DI TOSCANA. 

— * una strana vicenda vendicava questi popoli det 
di C. disprezzo ; in cui erano stati tenuti un giórno dai 
iii5 Romani. La vita di quell'infelici era valutata me-r 
no 4^11e bestie da soma, e nel vergQgncM^ G>: 
dice penale di quei tempi trovasi la vita dì uomo 
valutata meno di un falcope, o di un cavallo da 
)iattaglia : i costumi eraif q i più feroci : §' incontrano 
^d ogni passo neir istòria Sovrani^ Pdpi> Ecclesia- 
stici regolari^ e secolari, sivv(slenatì ^ strozzati^ 
scannati ; e quello che più rivolta un suiimo iiigen-^ 
tiUto dall'educazione, si è l'osservare l'indifferen- 
za, con cui siffatte azioni erano accolte^ ed andiQ 
talora applaudite dalle più religiose persone. Si 
potrebbe fare una lunga lista di asj|assiq:}, yeneficj 
ec.; un .solo fatto darà idea del re^. L'Imperatore 
di^ Oriente l^urizio è dagli scrittori contemporanei 
Rescritto conie savio, e buono; l'usurpator Foca 
gli fè svenare ad uno a4 imo SQtto degli occhi ì 
^gli, il fratello: il disgraziato padre^ nel tempo di 
questa tragedia altro non fece che proferir parole 
di pazienza, e di rassegnazione ai voleri del Cie- 
lo (io). Eppure (chi lo crederebbe?) un rispetta- 
bilissimo Pontéfice, Gregorio Papa, si rallegra della 
ruìna di Alaurizio (l'i), e chiama felicissimi i tempi 
del regno di Foca. Né il/ carattere de^e persona 

coptprehendentes. Liatpran^u legatio apod Mont. Script, 
reram ital. yol. 3 , part. a. 

(\o) Esclai^ò sempre t/usttfs es Domine, et rectumjudL 
ciKi» toum. Marat. Ann. d* Ital. 

(li) Egli inalza le mani al Cielo parlando alla moglie ^ 
Foca : Quod tam dura longì temporis pondera cervicihus 
nostris amota sani. Ed a Foca stesso : Quiescatfeiicissirni» 
iemporibusyesiris uniyersa Respuh, etc 



LIB. II. GAP. IV. iQ« 

eonsecrate a IHo ne ammansiva la fierecsa. I Ve- 

A w 

8C0YÌ , gli Abati esercitavano il mestiero delle armi , ^i q^ 
atto a nutrire quel sanguinario carattere, che ay^an nifi 
portato dal secolo : si trovano più volte e i Fatriar* 
chi di Aquileia^ e i Vescovi di Colonia e di Augu*^ 
sta, e gli Abati di Fulda, e cento altri glia testa 
dell'esercito mane^ar meglio la spada, che il 
pastorale: onde non ianno meraviglia le atroci 
anioni dei medesimi anche in tempo di pace. I 
Pontefici stessi diedero taWa Tesempio della prò* 
fanaziòne dei mister] i più augusti. Una questione 
poco intelligibile ad i non iniziati all^ teplogii^ 
sull'unica, duplice volontà in Gesù Cristo, avea 
formato una divisione , ed eccitato dei muovimeùti 
nel popolo , che si riscalda anche j»ù forte per ciò 
ch'ei non intende: T Imperatore Costante avea 
maggiamente proibite le disputa sulla combattuta 
i>pinione. Non solo questo saggio decreto fu fqlmi*- 
nato di anatemi da Martino I« ma il Pontefice 
Teodoro portatosi al sepolcro di S. Pietro, versò 
alcune gocciole dal calice consacrato nel calama jo , 
indi scrisse con questo /sacro inchiostro la condanna 
dei Monoteliti^ ossia degli assertori di una sohi 
volontà (i 2). Una jgraniie profanazione con mag<- 
gior ferocia jspiegò Stefano VI. contro Formoso suo 
.antecessore. Pontefice assai riputatp. Avea la di-^ 
jSgrazia di essere stato in quei tepapi di fazione delli^ 
aetta nemica di Stefano. Era egli morto , e riposa^' 
vano in pace i suoi resti: Stefano volle sfogar la 
«la rabbia contro il cadavere. Sotto il pretesto del 
jtroppo comune^ e orm^ tollerat9 abuso di ess|d|r 

(ji 2) Mnrut. Ann. 4' Ual., 



iq8 storia, w toscana. 

passato da un vescovado all'altìro , fece dissotterrare 

^C il cadavere, e con ridicola funzione pubblicamente 
1 1 15 degradatolo, il fé gettare nel Tevere, dichiarando 
nulle tutte T ecclesiastiche orcUnarioni da esso fat-r 
te (i3). Indi a non molto questo stesso feroce Pon^ 
tefipe fu posto in prigione, .ed ivi strangolato. Sar 
reU)e troppo lungo il far qui la serie dei Papi y 
d^gli Antipapi,. che si soi» fatti jfi guerra, e scam- 
bievolmente tr^cidiiti (i4)f Né il depente istorico^ 
amerà di ipacchiar la sus^ pepna col)^ sceleratezze 
di cui le prostitiite T^odpra , e Afarozia infani^rono 
Roma, e il Vaticano, e crearono Papi, ilm^erito 
principale de'quaU era la bellezza (i5), ovvero 
trasmisero quasi per eredita ai loro dissoluti de- 
scendenti quell'augusta carica, (i 6). Ifè )a ^eligìpsa 

(i3) Non 8i può a meno di non esclamare t ' ' 

.... Tantàe ne animis caelestibus irae? 

(i4) FmncoDe, Cardinal Diacono, fii «traogolare Bener 
detto yi e si fa elegger Papa : è cacpiato, e fogge in Co* 
ejtantinopoli dopo 8pQglÌ9ta la Qss^ica Vaticana ; tornato a 
Roma, oye era stato eletto Giovanni XIY., lo imprigionò, 
'e il fé morire di ferro , o veleno. Benedetto IX. tenuto in 
odio dei Romani per la disonestà, i ladronecci, gli assassi- 
ni , n'è cacciato, ed è eletto Silvestro III; dopo tre mesi 
però ri|:orpa Benedetto, cacciato SilvfBStro, e poi vende il 
Pontifìcatip a Gregorio VL Gli scandali della Chiesa d^ 
questi temp^ sono a lungo contati d^ Herman. Contra. 
Leone Ostieijse Papa Yict. 3, dial. 3, ec. 

( 1 5) Liutprando racconta cbe Marozia , invaghita di Gio- 
vanni, il fece prima Vescovo di Bologna, poi di Ravenna , 
Jtidi Papa. Giovanni %. che in seguito cacciato prigioi^ dti 
jjfjrtito opposto di strapazzi , e dolorjc se ne mori. 

(i6) Ottaviano figlio di Alberigo, e nipote di Marozia si 
fece elegger Papa di anni hiS , e ponverti in^un postribolo 
jil Vaticano. 



/ 



LtB. it. CÀP. tV; IÒ9 

-èolitudine degli eremi era abitata dalla tranquilli- ^"^ 

tà, e dalla virtù. Fréquen temente vi si trovano jj e. 

'non solo gli intrighi del secolo , ma vi succedono *»ifi 

le stesse sanguinose tragedie; onde si siÉorge^ che 

icolle spoglie secolari non si abbahdonavano dai 

regolàM i feroci costunii del secolo (1^)3 né coil- 

' viene maravigliarsene. I Re vendevano i vescova- 

-di, e r abbaiale, ^o le davano in commende a 

Principi, "e Principesse : si vedevano per tanto 

adorili del pastorale giovinetti di fresca età /che 

ignoravano anche i primi articoli della fede (18). 

La castità prescritta dai canoni era pòco concilia^ 

bile con quell'età e con quei tcostilnir. La scandar- 

losa vita dei vescovi, e dei parochi^ chfe non ai'- 

rossivano di mantenere pubblicamente delle dohné 

(17) Diamone tin saggio. Ralfredo Abate di Farfa è a^- 
Telenato da due monaci Campone, è Ildebrando: si dispu- 
tarono tjue'sti due scellerati in sèguito col denaro ^ e colla 
fot^ il dominio di quelk Abbazia ^ e di àltr^ da quella 
dependenli. Ildebrando > guadagnati col denaro 1 jj^^rcli^- 

i;iani, ne caccia Càmponei questi ofire più denaro a^i 
stessi, e ne caccia Ildebrando. Cam|^one restò padrone del 
campo di batìaglia : ebbe yalrj Bgli ^ e figlie che dotò co'dé- 
nari del Monaslrero. Alberigo Signor di Roma cacciò colta 
forza Cam pone > ^ vi maodò Un esemptarissimo Abate , Da- 
golierto, ma i Monaci, xbe boa volevano riforme lo avve- 
lenarono. Dal $glio di Alberigo fu mandato un altro Abate , 
AdamO; che accusato di stupro comprò la salvezza a caro 
prèzzo Ài ofo> ritratto dal beni ^U^Abbazzia venduti. 
Questo non è die uh piccolo saggio dei fatti che si potreb- 
bero addtorre^ ttatti non da scrittori nemici di Roma, m^ 
dai più satiti^ vd attaccati alla- fede, come Muratori > ed 
altri. 

(18) V. Ottone Vescovo di Vercelli) de pressuris Ecch'* 



ilo STORIA DI TOSCANA. 

~ prostituite^ fu quasi necessariamente tollerata^ 
^IQ giacché quando si volle porvi qualche freno ^ 
iii5 risvegliarono delle contese capaci di agitare tutto 
il Corpo ecclesiastico (19). 

Le leggi con cui amministravasi la giustizia era** 
no conformi alla barbarie dei tempi; prima del 
Re Rotari si è veduto che là consuetudine, o piuU 
tosto il capriccio dei giudici, senza leggi scritte^ 
decideva deUa vita, e delle sostanze dei popoli^ 
egli cominciò a stabilire questa incerta legislazione, 
adunando in un Codice le vaghe leggi, e formando 
almeno una base stabile su cui si regolassero i 
giudizj: queste leggi però sentivano la barbara 
ignoranza dei secoli. Erano già in uso le decisioni^ 
tanto abusivamente chiamate Giudizj di Dio^ 
perchè la barbara presunzioae faceva credere che 
Iddio sospenderebbe l'ordine della natura ad ogni 
lor cenno facendo un miracolo. Le prove si &cevano 
in varie guise, nell'acqua fredda, immergendovi 
i* accusato, e spìerando che se era reo, gàlleggereb« 
be, ricusando F acqua di riceverlo nel suo seno; e 
ciascun vede^ che i maggiori scellerati erano sicuri 
di salvarsi (ao)^ Più pericolose erano l'immersione 
d'una mano nell^ acqua bollente, il passeggiare su 
ì vomeri infuocati , o il passare a traverso le fiam* 
me: tuttavia sì trovano eseguite più volte queste 

. (19) Landìdfwj^i^fÙQryArnJolphus Rerum Italie, i. t> 4» 
Marat And. d'IùL 1059. 

(20) La gratili specifica del torpo amano è maggiore di 

quella deir acqua : la differenza peri è piccolissima, onde 

fti son trovati degli uomini, che galleggiavano naturalm^te 

sa di essa ; ma sì conUno asiai di rado, come il celebre 

^eie napoletano^ 



Llk II. CAP. IV* uà 

Ì)ei^icoÌo8e prove con felicità in faccia del pubblico.~^ 
Jf on è difficile che l'ingegno lunaho^ stimolato di e. 
dalla necessità y in si imp(u*tanti occasioni^ trovasse u .i5 
dei segreti per soffrire il fuoco : fu fiuna ^he i sa- 
cerdoti di Apollo 9 e nA monte SoriU;te ì .popoli 
Hirpini^ passeggiassero su i carboni ardenti ioipu- 
hemente (21). Il saggiò Yarrolie ci sjpiega il feno- 
meno (2i); e se ai dì nostri fósi^ di tanta ìmpor*- 
tanza guanto n^^li antichi un sifiatto esperimento^ 
son sicuro che gV ingegnosi £sici avrebbero fatta 
questa scoperta > come se n' è veduto dei saggi (23). 

(ai) Plih. lib. 8. Super n^niuftam ligni struem ambularti 
tes non aduri dicebdntur. Vedi àncbe Virg. Àeneid. ii. 
Ver. '^85. la pgregbiera di Arante. 

,j Summè Deum^ et Sancii custos Soractis Apollo y 
yy Quem primi colimu$j cui pin^eUs ardor acerbo 
yy PascitUTy et medium yf reti pietate per ign^m 
„ Cultores jnultapteminiu^ vestigia prunaec- 
(as) Vedi Varro'niie oitato da Sergio, nel superiore passò 
di Virgilio^ 

Quod medicamentoJptUHias tingerent. 
Alber. Mag. nel lib, de mirabUibusj accenna ian(cbe Ifi ma* 
iiiera di poter toccare il faoco senza scottarsi. La callosità 
straordinaria della pelle può far sofirirst senza dolore il 
conta tlo del ferro ardente. V. Halier. lib, XII. ^. io. Ta^ 
ctusyore egli dice arer veduto toccare xn(X{Ninemente il vetro 
fluido di una fòrtiace dei monti di Basilea, e vi si ve4ono 
citati molti .antoiS , die asserisccAo lo ^tes^o , e in specie 
coloro cbe attenne cbe a Siam ^e nelMalabar vi sono 
alcuni cbe passeggiano su i carboni acce^sir sulls^ ^(ede del 
Costeo de ignis medie* praefa* las^eris^^ : Esibisci radici* 
partulacae y et tmercurialis succo manu.s ad metallumfer^ 
rendum idoneas reddi: 

( 23} Allorquando isi irattlva di trc^vare i metti da pi^e- 
servar dagl'incendj le abitaJbÌQ|u<4À Ic^ao, Lord.Mabo^Jn 



au« 



HA STORIA DI TOSCANA 

""A prove cosi strane e fallaci era esposta la probità^ 
^ìG la fede^ le sostanze degli uomini più specchiati ^ 
X 1 15 r onore delle più rispettabili matrone^ e delle stesse 
Regine» Il duello era un'altra di queste crudeli 
prove. La donna produceva un campione y che se 
era vinto ^ veniva senza pietà condannata. Ne questi 
esperimenti erano ajyrovati dal solo volgo, ma 
dagli Ecclesiastici stessi, trovandosi nei messali, e 
ne rituali di quei tempi le formule^ e i riti di que- 
sti giuditj (24)* La debolezza del governo era co- 
stretta a tollerar le guerre private; in mezzo alle 

Inghilterra fece vedere che un sacchetto di poWere da 
schioppo ricoperto d'una vemite di sua inTenzume gettato 
nei fboc^ non arse {RoLÌer Jourtud de Pkisiifué). La pi& 
di/ficil proTB pare , che fosse quelin di passar fra due cata- 
ste di legne ardenti ,* e perciò ne abbiamo pochi eted&pi , e 
la maggior parte infelici , come nell'anBO iioa in Milano , 
nel 1098 in Antiochia , per proTare lautenticilà delia laacia 
con cai fa ferito Gesù €risto. Il più fieliee efletto a-venne 
in Firenze, dote 'Pietro detto poi Igneo Yallombrosano 
passò attra'verso due cataste di legne ardenti per provare, 
che il VescoYo Téulone era stato elètto simoniacamente. 
' La prova fu fatta per ordine di San Giovan Gualberto; 
nondimeno se il tratto é breve, e la distanza da una catasta 
'ti ir altra non é troppo corta, il vento che impetuosamente 
soffia in questo spazio può farla trapassar senza danno da 
' nn giovine che rapidamente corra. Qui si avverta che non 
'si negano i miracoli: anzi , siccome non vi è alcan Ecclesia- 
'stico, che pon condanni siffatte prove, non sì & altro che 
^mostrare la maniera naturale come potea«o>avvenire i pre-> 
' tési iniraeoU , «éoza che la potenza divina si prestasse ad 
autenticare qucfAi temererj esperimenti. 

(a4) Marat. A'nlicb. Ital. diss/38. In una Dieta tenuta in 
Verona ann. 987, fu deciso, che 4|Ualora v venisse dubbio 
Sttlla veHtà di U6 documento legale si ricorresse ai Duello: 
- in questa Dieta enuDo iii<^issuiii ecoiefiasticL 



IIB. IL GAP. IV. ii3 

popolate città ì ieróci abitatori ^ sìniili ai selvaggi "T^ 
nello stato di natura y assumevano il dritto di ven- di G. 
di^r colla forza le reciproche ingiurie. In varie n^^ 
partite perciò armati passeggiavano i citibadini ^ ed 
ogni momento erano insanguinate le strade daUe 
IcHTo risse. La consuetudine coU'ìmpotenza delle ^ 
leggi avea ai^nticata una tal barbarie (aS); sicco* 
me però l'esercizio degli affari e pubUici e privati 
veniva interrotto da questa continua guerra^ la 
pietà religiosa ^ e il comune interesse inventarono 
la celebre Tregua di DiOj quasi universalmente 
accettata^ per cui era stabilito che dal. giovedì al 
lunedi vi fosse una tregua y in cui ninno ardisse 
assalire il suo nemico (sG) ; onde negli altri giorni 
era aperto il campo alle civili battaglie. Intanto 
l' interesse degli ecclesiastici Taceva credere alla 
superstiziosa ignoranza y che V opera migliore con 
cui si potessero espiar le colpe , e guadagnare la 
vita eterna^ era il donare i suoi beni ai monasteri; 
ed appunto in questi secoU y e con questa massima 

(35) V. Pier Damiani lib. 4* Epist 17 ed altrove. 

(26) Landulfas senior lib. 2 , cap, 3o. Quatenu& omnes 
homines ab hora i . Jovis ad primam horam diei lunae cu» 
juscumque culpae/orent y sua negoiia agenies permanertnt; 
et qmcumi/ue hanc legem (fenderei videlicet t^lquam dee 
in exilio damnatus eie. ai qui eamdem aervaverit ab 
omnium peccatorum vinculis idfsols^ètur ef e. Merita rifles- 
sione questo passo , da cui si dedacono li strani costami 
del tempo ^ e TanÌTersal credenza , cbe cbi si soggettava a 
questa sacra legge poteva senza scrupolp negli altri giorni 
ucdidere il suo nemico ; e tuttavia avendo osservata la Tre- 
gua , ab omnium peccatorum vinculis absoWetur. Più Con.* 
«ilj, e Papi, Urbano IL, Pasquale 11^ Innocenzo IL con&r* 
marono la Tregua di Dio* 

Tom. IL 8 



1 14 STORIA Dt TOSCANA 

si arricchircHìo tanto» Con scandalosa gara talvolta 

^l Q si disputavano più monasteri la stéssa preda (s^)* 

iii5 Un'altra volta facevasi credere che il fine del 

mondo era vicino , specialmente allo spirare del 

decimo secolo; qnde per guadagnarsi il Cielo ^ 

molti ricchi ignoranti donavanp il suo /ai mona-* 

steri (a8). Siccome prepotenti ^ è crudeli erano i 

Signori di quei tempii è facile il vedere^ che molti 

ricchi scellerati vicini alla morte dovevano ric(M*- 

rere al compenso, che credevano il più facile di 

espiare le%troci loro colpe, col donare alle chiese 

quei beni, che la «natui^a gli sforzava a lasciare. . 

Non convien dissimulare che qualclie santo ec« 

clesiastico (219), qualche saggio sovrano (3o) non 

(17) Vedasi la Disser. 67. Antich. Ital. del Muratori in 
cui i3 inotiYÌ 6v adducono dell'immensa quantità di ric« 
cbexxe degli ecclesiastici. 

(28) Molte di queste donasioni hanno per causale. Pro 
remedio animae si$ae , altre, adventanle mundi iermina. 

(29) y. Epist* di S- Girolamo ad Rusticum etc. e nell'e- 
pitaffio di Neposiano alii nummum addunt nummo ^ et 
matronarum opes penantur obsequiis: sani diiiotes motut^ 
chi quam saecularet- 

(30) V* Gapitolhri di Carlo Magno ann. 811. Inquirendum 
est si aie saecalum dinUssum habeat, qui quotidie posses^ 
siones augure quoliket modoj qualihet arte non cessai, 
suadendo de caelestis tegni òeatitudime ; comminando de 
supplicio infèrni , et sub nomine Deiy aut cujuslibet san^ 
cti f tam divites j quam pauperes y qui simplicioris naturae 
sunt j se rebus suis expoliantj et legitimos eorum haeredes 
exhaereditant: ac per hocplerosqueadjlagitiayetscelera 
proptet^ inopianiy ad <fuamper hosfuerura devoluti per- 
pet randa compellunt; ut quasi necessario /urta , et latro- 
einia exerceant ^cui paternarum rerum haereditas , ne ad 
eum perveniret ab alio praerepta est. £ più sotto : Quid de 



. I<I». H. GAP. IV. ii5 

lascìaTano d' inveire contro siflatto abuso , senza ~ 
pera coiTeggerlo. Ma ciò che dipinge co' più vivi ^^ ^V 
eolori r abbrutimento dei tempi è il yedere^ che m5 
si commerciava degU uomini; come di armenti; i 
prigionieri di guerra y quei che navigando aveano 
la disgrazia d'incontrare delle navi^ i di cui pa- 
droni senza aver guerra dichiarata con alcuno V a* 
ve vano con tutti, ove si presentava Toccatone di 
rubare, ^^no presi, e venduti scliiavi. I Veneziani 
stessi fecero quest'odioso commercio, non avendo 
ribrezzo di vendere i disgraziati Cristiani agli « 
Ebrei, e Saraceni (3i). Che più? gFistessi crudeli 
padri non dissimiU dai negri a&icani giunsero a 
vendere i loro prc^rj figli per redimersi, dalle du- 
rezze dei tributi* Le campagne d'Italia erano si 
ripiene di malviventi, che i viaggiatori furono ob- 
bligati ad unirsi in caravane , come nei deserti di 
Arabia. Costumi si feroci, dissoluti , e brutaU iii 
tutti gli ordini di persone erano accompagnati dalla 
più stupida ignoranza* Tutte le nazioni probabil-» 
mente una volta fìirono selvaggie; ma dacché esi* 
stono storici monuménti , non ci hanno conservato 
memoria di si profonda ignoranza nel paese d' Ita- 
lia^ quanta nei secoli accennati. I barbari conqui- 
statori attaccavano una specie di vergogna, e di 
avvilimento alla cultura delle lettere, asserendo 

hÌ9 dicendum , i/ui quasi ad amorem Deiy et Sanctorum 
sive Martyrunjk, swe Confessorum ossa , et reliquias San." 
ctorum corporum de loco ad locum transferunt; ibique 
novas Basilicas construunt, et quoscumque potuerunt ut 
res illic tradant instantissime adhòrtanlur, 
(3i) Marat. Antiq. lUl. dUias. 3o. 






J ié STÒRIA DI TCitedANÀ. 

'the le scienze tendono a corrompere, snervare, è 
jj^l Qie^rnere h mente; e che quei, eh' è u^to a tre- 
I titS tharé ^ttò là sferza del pedagogo, non oserà di 

r guardare coti iriti^epido ocbhio tina spada , o una 

I lancia (Sa): Molti dei più grandi Sovi^ani, dei prin- 

tipali niihistri noil sapevano riè leggei*é ^ riè scrive- 
re (33), e nei' più importanti afTari vi ei-a Fuso di 
apporre il ilegrio della croce in vece della sottoscri- 
zione. Oli stèssi ebdésiastìci ; presto i quali lài tro- 
vava qilèl poco di sapere di questi buj sècoli; per 
* la più gran |>arté eniulavahò Y igriotan^^ dèi seco- 
lari ; e spesso non potevano soscriVefe i Goncilj dei 
quali erano membri (34) , e d' uopo jfu talora so- 
tipeilderU dalle sacre funzioni per la loro ignorali- 
••li. ^ '. ' 

(32) Frotòp. <Ìe bello &oth. Jìb: i. Voltaiìre ha fatto par- 
lare il linguaggio &«1 silo sècolo a Loredanò. (Tancredi 

iitto I, 8C. I.) 

Comoieh aes citoyens taìfoùrd* hdi preu'énus 
Pour cei 'érts seduisants qìie l'Arabe càltii^e ; 
jiris trop peJ*nicieux , doni l'eciat ies captile > 
^ nos vrais ches^cdien noMement inconnus. 

(33) Nel nono secolo Herband comes Palatii qnantanqné 
Supremo Giudice dell' Impero non sapea scrivere il sub 

• home (Tràité de diplomatie par deux Benedeciins). Tetì* 

Bm'Ìco tind dei Re più grandi, benché amantissimo dei let- 
terati, non sapea scrivere il suo nome. Si dubita lo stesso 
Hi Carlo Magno. Che si doyrà dire degli altri ? 

(34) Una delle dimande che si faceva a chi chiedeva gli 
ordini ecclesiastici era se sapeva leggere il Vangelo. Un 
autore di <|ueir età con stilè degno di esso colsi rimpròveìra 
gli ecdesiastibi : potius dediti gulàe^guam glóssae j potius 
collìgunt librasj quam legunt librosj libentiùs intuehtùr 
Martham^ quam MarcUm j matunt legére in Salrtione^ 
quam in Sàlòmofie. Alatans de Arie praedicandi apù d Le- 
beàf. 



):«IB. IL GAP. I V. ,,^. 

USL (35). £fon si yuol dissimulare che al|Ci|nì dott. 
Padri della Chiesa ^on ^i trovino in questi tempi ^ ^^ ^^ 
ma hen^chè a^uai superiori al lo|ro secolo , mostrano 1 1 iS 
una tinta di barbarie ^ello stile ^ ^ sono rare^ e 
deboli faci in un deserto .di J^ne)|^rc.Pavjia^ che er^ . 
la sede del regno lopgabardi^o^ e 4oye perciò si 
pojrjtayaiQK) le persone di maggiqr ii^gegnp^ e cultu* 
ra^ {lom,a p9pitale d$l raglio epclesia/s^t^CQ^ ed ore.^ 
lo i^udio dei domigli /e d^U^ ling|ia latina^ consa'* , 
crata ojiiai ^all^ i;ehgÌQ(Qt^^ 4oy,ea ayer< luogo ^ ^ano 
le citt^ più cultfi ; pia qpal cultura (^6) I.Gjrego^jjo II. ; 
inviando i suoi Legaci al sesto Conpilip ^jp^meiU^ 
cf>, che pur doveano essere ^4^ t^ i più ,dot|i^ . 
chiarameate j!»i'Ja de}hi)pi*;0 ^g^pi^^Ji^^; non fola, 
delle biuone lettere, ma della stessa Sacra, Scrittu<«« 
ra (37). Tutta la scienmdi Paivia ,^i[ridpce]S[^.aU^ 

stttdÌQ;de)]a ^^m^stvca , dji qW PW® gF»» F^^S? 
sore è da Paolo diacWQ celebir^tip Flayianp; ziijO.del. 
suo maestro: ma jq,i;iest'ajrte stessa > eira ip:t^^di^(;at. 
denea^ che gli scritti pjEur le gramm^jl^ali s^prrfs-^^ 
aooni jbì rendono qui^f ! i^i^teljig^bili (38).; $e V^t^, 

(35) Collii. ^<^,anii. 84, , , . , '^ ' ''!', , 

(36). Se taluno del Clero {>redìca\a al popolo si serviva ^ 
sapenclo egli leggère , delle prediche antiche <^éefistetatt9' 
nelle Chièse. Marat, dies. 4^* Afitiq.- ItaK / : « 

(37) Marat, dlss. 4a.Aotiqi Jlal» . j:a::<j r 

(38) Up ^ai!ii3;^p|^ 4i attera deldRfpftA^iyAQ p. r^z 
Hto^da MabiUon i^eir ;ipp^4ice alla saa diplomazìa è pieno 
dì scorrezioni incr^difatli : yi si .trovano le espressioni eo- 
runU/ue nox^ilissimis suvoles , ,, ut inter* €Ds aissentio fiai^ 
ef.d{visi^ inyenian^ur^ yy Una q^m Judiculf^fjt^^^ una cuiff 
pmnes hnebentatii ,^ qut^f^nf . ffe. re^Jif fendi e^ ^t^njiqifp . 



I i8 STORIA DI TOSCANA 



^^^^ìgtìoranza era in Roma^ e in 'Pavia ^ può ciascuno 
ai e. immaginarsi quali tenebre cuoprivano il resto d'I* 
i^iS talia. Arrestiamoci un momento per due imponanti 
reflessioni; la prima presentandoci una consolazk>* 
ne per essere stati riserbati a vivere in tempi meno 
infelici^ mostra il torto dì coloro y che, vituperafudo 
Itf presente/ lodano T antica età quairi aurea, igno«> 
randohe gli errori: la seconda ci mostra F infelicità 
più grande dei popoli > le azioni le più scellerate, i 
costumi i più feroci , e brutali uniti colla jmù pro« 
fonda ìgnontnca delle scienze, e delle lettere: que* 
sto fatto è la più eloquente risposta ai detrattori 
del sapere ,^ i quali deUbono esser sempre molti , 
pacche l'imm'aj^arie le scienze, e le lettere come 
nocive alla morale è la maggior consolazione de- 
gJlMgnorànti: Il paradosso sedtenoto con tanto inge- 
gnò- dal ginevrino Filosofo è smentito dall' osser- 
vatone) e con questa, non coi sottili ragi<»iamentin, 
deve^decidertsi là 'questione. Ma proseguendo il 
iTcK^ltatdccdntOf^l^ istoria delle umane vicende ^cj 
riiÌDStrà che vi è tin ultimo limita nel bene, e nel 
male^ al quale giunte le cose, conviene che retro- 
cedano. Già. i ripetuti atti di òppressioìie che i fo- 
r^t^ri^ e i naturali Principi esercit^^ su i 
miserabili popoli' d^ItaUar còminciavaiÌLo a eccitare 
dei sintomi nunzi di ùn'movimenlo che finire do« 
ìTea' in; utfà inténlioralbile rivolumne. L' oppressione 
procace JTò sc^^^ ma quando 

cresce tfQpcip7^Uo>^<^4^)9^ ^^^^ disperazione , la 

■ ^ > • * U « I S « ^ , • I , • 

aeHoitr'ó mtssòj una cufii nosirùm Judicuium. Così si 
ecrWeta ìb IRòxnW dal Pat» , o àf*koi Segretarj. 



LIB. II. CàP. IV. U9 

quale eccita finalmente un coraggio capace di tut-~'~* 
tò. I passaggi degl' Impecatori in Italia solevano j^f, 
segnare una traccia di desolazione : questa , si spesso 1 1 15 
iiipetuta^ risveglio la sensibilità d^' Italiani i e 
produsse delle scene sanguinose*' Già sotto Arrigo 
per questo raotiTo , dopo una furiosa rissa fra i sol^ 
dati imperiali ^ e i cittadini , Pavia era stata quasi 
ìntieraraente distrutta; nel passaggio per F Italia 
dell' Imperator Corrado i suoi soldati erano venuti 
alle mani coi cittadini di Ravenna, e alla di lui 
coronazione in Roma tra i Romani > e i medesip^ 
avvenne una ferocissima battaglia* Parma , per Ti^ 
atesso motivo 9 fii smantellata, e saccheggiata dM 
soldati di Corrado II. ; né niai vi era passaggio dì 
truppe forestiere (e questi erano frequentissimi) 
senaa che le città, e le campagne jbssero dissolate i 
disonorate le donne ^ e inondato di sangue il paese^ 
Se le passeggiere vessazioni d«i forestieri erano 
gravi y più intollerabili si r^M^vano le domestiche, 
perdiè contìnue. Era T Italia, seconda, quel gotico 
sistema, governata da molti Duchi, e Marchesi, i 
quali tutti doveano dipendere dal Re d'Italia, e 
dall'Imperatore; nm in iatti non ne riconoscevano 
la supremazia che quando la foinà li costringeva, 
e la facevano da indipendenti Sòvr^nit Questi prin-^ 
cipati erano divisi anche in più piccole frazioni . di 
sovranità, dominate da' più piccglì Signori, obUi- 
gati a dipendere da quel Duca ^ o Marchese prìnci^ 
pale da cui àveano originalmente ricevuto quésto 
piccolo feudo j ancor èssi imitando i loro principa- 
li, si erigevano, quando ne s^veano il potere, in 
jjndipendenti Sovrani ^ Qltre j^fl^tta gerarchia di 



/ 



I30 STORIà DI TOSCANA 

'Princìpi ^ la dì cui leggale e naturale esistenza dove» • 
jl(f aver luogo in quel aifi^tema^ gli Imperatori tratti 
1 1 15 dall'avidità del denaro ne aveano creati moltissimi 
altri di un nuovo genere: con quel supremo dritto 
che credevano avere ^ staccavano dal dominio , e 
dalla dependenza di qoakhe città una porzione di 
terreno^ mi monte, una rocca /un dirupo, e con* 
cedevano a ehi gli pagava i dritti di feudal Si- 
gnore (39). Costui vi si fortificava , credeva d'esser 
divenuto un -Sovrano^ ed esercitava il dritto di: 
. sovranità ^u quei pochi miserabili, che aveano !&> 
disgrazia di essere abitatori di quel tratto di pae*- 
se: ma siccome resetcizio di questa autorità non 
avrebbe potuto soddìsfai^li , si ponevano alla te-^ 
sta di quei sgherri che aveano facoltà di man- 
tenere, e con essi scorrevano il paese nobilitane 
do in questa forma il mestìero di assassino : i 
ricchi viandanti erano spogliati, e talora impri* 
gionati, e costretti a pags»« un grosso riscatto. La 
novella di Ghino di Tacco non è favola che forse 
per quello che riguarda Tubate di Ougny (4o)« 

(3g|) Si chiaAia^Mio a AittiDitoiie 4egli <altri ComUes pa-* 
gami; 8i nono iBLatihedBìli€asieUanù Morat. Antìq* Ita). 

(4o) Decanv giora. io nov. 1. Fra ^U altri Niccolò Mar* 
ebese d'Esfte in un suo viaggio fa preso dal Castrllaoo di 
S^.Miobele. Axzolino Vescovo di Siena tornando dalla corte 
del Papaia Ayìgnone fu latto firigione a Mantova da Carlo 
Orìmaldi 9 e^coàtn^to a pagare di riscatto Seo fiorini. Jano 
^sgli Alberti , Gcmte di' Meiyté CareUi» mbaVa^con i stiot 
masnadieri i fisrndaiiti: preso con essi dai Piorentini|, gli 
fa mossa la teeta^ e impiccati i suoi sgherri. Cosi gli stessi 
Fio^ntini disfecero il Castello di Montéboni, perchè i Si* 
^noii 4che ATesniili da^to il vóme^ arrestaTano^ e t^cerwf^ 



\ 



LIB. II. CàP. IV. lai 

Ixa^rtaiito coperta T Italia da una folla di SigP0i*''^T* 
wiy .0 tìrannetti , che non conoiscevano altro codicte di C* , 
per goTomare i loro . aiiddiii^ .che il caj^fKÌccìo , e ''^' 
la violenza. La vita solitaria che menavano nei. 
loro castelli ciroomdati da brutale canaglia^ l'ignor 
ranza profon4^ àm tempi non gli rendeva sensibili 
iilli stimoli. di onore^ e di compassione ^ e invano la 
religione o predicava la mansuetudine, o spav^n^» 
lava colle pene futile (41)» I celebri iCavalieri er-^ 
ranti^ tanto posti in ridicolo da ichi non ne ha ben 
conosciuto r istituEione , e i doveri > ^rvirono italora , . 
di qualche . freno allaierocia di qnesti illustri as<- 
jiassini^ e ne castigarono i delitti. Avidi di gloria, 
e di difficili imprese, avendo giurato nel cinger la. 
spada di proteggere l'innocenza oppressa, ;e vendi-, 
care i Uacti, bene spesso venBe loro fatto di purgar 
la terra da vtf) di questi mostri. Siffatti tempi, 
per la crudeltà dei piccoli despoti., e per le ilhistri. 
azioni dei Cavalieri erranti, rassomigliano molto 
ali^ eroica età della. Grecia^ ed- Ercole, ^e Teseo, 
e tanti altri £iroi isono i Gavaliep erranti degli 
antichi tepipi. Ma non potea dnrase <un governo si 
iagiustOi e violento: la fibofferenza .popolare ha i suoi 
confini ; né era^ difficile jJl laiinare un despotismo 
appoggiato su base sì poco stabile. Il governo £eu* 
d^deera un'idra^ mille t^te, e a poche braccia. 

pagare grayosi cU^j ai mercanti : inì^ro' altresì in dorerà 
H Conte Uggieri; i Conti 4i .Certtaldb^ /iì Figlìae, ik 
Maogoqa ec* . . 

(40 Neir Archivio del Campitolo •de''.CiiponÌQÌ di Iffodenak 
trovasi un Sagramentario di 'Gregorio il Grande ^ scritto 
«nel nono, ovre^ro nel dedmo secolo, ave leggesit ilfi^j^r 
épvntra Tjmvuiioi. Sloratori Antiq, Aial 4is8« 46« 



1 33 STORIA DI tOSCkHk 

"^ he gelosie , le rivalità , i diversi ìnteretói dòvtano 

jl C. naturalmente dividere questa ' foUa di piccoli So* 

iii5 vrani in wj partiti, tenerli sempre in guerra, e 

mostrare ai popoli, anche abbrutiti, la debolezza 

decloro dominatori, e la fieicilità di libers^rsi da 

quel giogo. Ije circostanze divennero sempre più 

propizie a questa rivoluzione. YifunHiodegVinter-* 

vaiti , nei quali la forza superiore dm dovea tenere 

mìite tutte queste membra , era stata stranamente 

indebolita: tale avvenimento ebbe luogo in specie 

alla morte di Ottcme II. Nella cvonichetta dei Re 

d'Italia (4:^), si descrive questo tempo, come un 

interregno, in cui mancava alla forza superiore 

ogni attività; e durante Fin£arnzia di Ottone III. 

ebbero le città italiche agio di scuotere il giogo de-» 

grjmperatori, e de' Re. Giunto 9 filatura età Otto^ 

ne.Iil. venne in Italia, e ceroòdi ridurre all'obbe^ 

dienza le ribellate cil^; morto però nell'anno looa^ 

senza prole, due Be 4' Italia Arrigo > ed Arduino 

«e ne contrastarono > il possesso , contrasto assai &t 

vorevole atta libertà nascente delle italiane città, 

A quesci contirasti -sùcciissq in seguito quello più 

lungo, e pi» tempestoso tra il Sacerdozio , e Tlm^ 

pero, che rilassò semime più i viticoli di depend^»- 

>a, che< legavano le italiane città ai loro domina^ 

tori,^ e diedero agio a quelle di scuoterne ai&tto il 

giogo. Ideatamente pctrò, e variamene si è operata 

mia siffatta nvoluziitHKi. In alcuni régni il Sovrano 

principale ha posto in piedi una milizia stabile e 

regolare, che non solo lo ha reso iiidepe^dentir 

. * • 

" . . - . , • li.. 

(42) Tom* >. 



UB.n.ckv. IV. las 

e w^geABe dai potenti vassalli, ma g]i ha dato an- 
che agio di tenerli in brìg^a , e finalmente di apo* ^^ 
gliarli delle loro abusive prerogative. In altri paesi ^ 1 1 iS 
come in Italia, le particolari città si armarono, e cac- 
ciando , o non curando i loro despoti, vi stabilirono 
repuU)licaao governo: altare di queste più placida- 
joienle ottennero dagl'Imperatori o gratuitamente^ 
o coU'oro il privilegio di governarsi da lóro stesse: 
alcuni ^finalmente de' feudah governi son restati in 
piede fi&ó^ai nostri tempi> com'era la Pollonìa, e 
Te n'è mi'imagìne ancora in Alemagna« Riguardo 
agii altri' più' piccoli Feudatarj, che regnavano nei 
castelli, e nelle rocche alpesUi, in proporzione che 
i governi regolari presso piede, furono ingran par* 
le distrutti, e pochi ne restano ancóra privi per lo 
più decloro privilegi. ^ ' 

In questo generale movimento d* Italia per la 
libertà, l'entusiasmo fanatico, die quanto è atto a 
far degli sforzi di valore perchè è. cieco al pericolo 
altrettanto, per la stessa causa, è incapace della 
fredda^ deliberazione , tra^rtò gl'animi al di là dei 
ifinsti limiti ad una specied'intemperaoaadihhertà. 
Credendosi più libere quanto erano più indepeo)* 
denti Punk ditiir altra, le italiche città.^ lioh sólo si 
stabilirèno ciasìcuna in sola e isolata repubblica ^ 
ma tutte' le terre, e fino i borghi più piccoli si di^ 
visero spesso in tante frazioni repubblicane non più 
grandi dì 8.' Sfarino (43). Questa operazione sareb* 
be stata la stessa^ che se gli abitatori delle pttà 
che furono una volta selvaggi, e che cederono una 
parte della loro naturale libertà per godere i. van* 
(43) Per esempio: Poggibbnsi era ona Re^bUìee. 



ia4 STORIA DI TOSCA VA 

'taggi della società civile y e divennero 
j^ Q riniinziassero ad un tratto a questi diritti per amope 
iiiS di libertà, e ritornassero alla foresta. I. selvaggi $1 
fanno una continua guerra : cosi dovean fitrsela mi4 
foUa di repuhUiche, di cui.era coperta Iflt^jilia: dir . 
vise d' iqteressi y dovean esser sempre colle armi ^ 
alla mano. Quell'ìstessa intemperati^ 4^ li))eirtà , ^ 
agitando gli spiriti della jitessa re{»ilib|iea , doveva 
rmdepli disoU)edienti alle medesime leggi y iche si . 
erano fatte y e diairidergli in più partiti* ' Qw^ ra- 
gionamento è provato dai fjrfji, f^:^^^fì^y hucr 
csiy Siena, Pistoia > Arezzo, Cortona, non qj^e più . 
piòcoli castelli, furono spesso insanguinate dalle . 
civili risse* In Lombaìrdia ebbero luogo le , istesse 
fateli yicende» | dasgrasìati pppoli; dppo lynghe 
agitazioni, e sanguinosi contrasti, cono^^endj) ^^jàffr 
lo«raqp infelici nella democratica co^titiiziope ([ar- 
carono finalmente la quieta sotto il governo d' uql 
solo. Cosi Milano si riposò , sotto MgiQ Visconte (44X 
Modena, e Reggio sotto 0bÌ20 d' £s^} i Padovani 
sótto Jào^ di Cairara ec* I^ città de% i^ostra- 
Toscani: furono più restie , pero soggetta a più 
lunghe convulsioni.^ È atato diipp^^^to .dal piìì 
grande de^ metafisici (45) qual ppssai^a. ^fabiano 
le mere parole siiUe opinioni degli uomini,^e quan* 
to perdo ne pia porjoiciom ]['abus9- JNTieQte v' à ^i 

<(44) Calvaneas^Flamma : Prima l^ fi4$,,jfuo4 omnes . 
Cìviifte^ $ibi suly'ectap absque on^ni personarum capiìone 
stfis qìvìIhis esfient habitatio tutìssimayet istius SanctissUnac 
Legis incoeptpr fuit illusi ris miles Azò Vic'e^Comes ^ ok 
cujus meriium ^ssHet Paradigum* 
(45) Lo^ie Mainali ws^T^y^àìfk^. 



tìB. II. CAP. ÌV. ia5 

piti vago, e di più abusivo delle, parole di libertà~ 
è di uguaglianza. La civile libertà non consiste di e. 
in altro, che in l[>bbédii*e a una savia legislazione ''«^ 
vigoi'osamente eseguita, onde a ciascuìlo sia libe- 
ramente permesso ciò^ che le leggi non vietano. 
Siccome jpoi un'uguaglianza geometrica è sicura- 
inéilte impossìbile tra i cittadini , la vera uguaglian- 
za consiste nelF esser tutti ugualmente sottoposti 
alle leggi , dimodoché sul più ricco , e più potènte , 
come sul più debole, e più iheschiho agiscano 
colla mededima forza imparziale ; questa è la vera 
ugUagliaiìzà ogni altra è chimerica. Se il problema 
Sì sciolga più facilmétìte in una repubblica y 6 in 
tm principato, V istoria che scriviamo ne sarà giu- 
dice : sarà essa una scuola ove il saggio lettore po- 
trà giudicare dei bèni, o dei mah della democra- 
zia , e del governo faionarchico. Tutte le più sottili , 
è più dotte ricerche sulla natura dei governi sono 
ìhutili : in politica come in fisica conviene fihal- 
teente ricorreife klF esperienza. Sé vedremo quelle 
ìrepubbUche , turbolenti , agitate ; se le stragi , Y e- 
silio dei cittadini sairanno pressoché continui , né 
mai sicure le loro vite ; se al contrario troveremo 
\ina luiìga calma niel principato > la questione sarà 
decisa dalla esperiènza. Dovendo la storia esser la 
maestra della vita , fa d' uopo contemplar gU avve- 
ì9imenti , che andiamo ad esporre > noti come oziosi 
racconti , ma come lezioni istruttive. 

Flrà Dtl» LIBRO SECONDO. 



DELL' ARTE 



DELLA GUERRA 



NEI BA.SSI TEMPI 



APPENDICE 

( 

i-^ elle guerre presso che continue, le quali, dopo 
lo stabilimento della costituzione repubblicana^ , 
. ebbero fra loro le italiche e le toscane città , si de- 
scrivono talora delle operazioni poco intese , perchè 
non si sono gli storici dati la pena di spiegarci 
Tarte della guerra, di quel tempo, e le macchine 
belliche allora in uso. Per ischiarimento della fu- 
tura storia ne daremo un breve ragguaglio. Nel 
tempo dell'oppressione feudale tutti ì sudditi erano 
obbligati di andare alla guerra ad un cenno del 
Signore : neppure si eccettuavano gli stessi ecclesia- 
stici senza un particolare privilegio: e siccome il 
mestiero delle armi era il più onorevole , i Y esco» 
vi, e gli Abati di rado dimandavano di esserne di- 
speolsati , anzi agognavano avidamente alla distin- 
zione che procurava il valor guerriero, cercando 
di unire cosi le ricchezze ecclesiastiche con i trofei 
militari. Invano le canoniche leggi proibivano loro 
^'esercizio delle armi: chi vi si sottometteva era 
deriso appmito come ai dì nostri chi citasse le ci- 



vili, e canoniche leggi, per evitare il duello (i). 
Sotto il feudale governo il nervo delle truppe ensi 
la cavallerìa , composta di nobiltà che aveva inte- 
resse a vincere, e stintolo a distinguersi; mentre la 
fanterìa, composta per lo più di miserabile turba, 
che poca gloria , e tiiuno interesse vedeva neUa 
vittoria dovea combattere con poca energia. £ 
veramente per molti secoli, anche dopo la ruina 
di quel governo, durò la cavallerìa a formare la 
forta principale dell' esercito. Erano i cavalieri ot- 
timamente armati: si conduce vana appresso loro 
dagli scudieri, e dai paggi più cavalli (a), e in var j 
tempi hanno ricevuto varj nomi e di lancie, e 
d'uomini d'arme ec. L'istoria però delle nazioni 
più dotte in quest' arte ci mostra come la truppa 
la migliore è stata sempre T infanterìa, e la falange 
macedone, e la legione romana poterono resistere, 
e rompere le numerose schiere della persiana e 
partica cavallerìa. Durò la superiorità di quesjtii 
truppa perfino al tempo del gran Gonsalvo di Gor- 

(i) Il Pio ab. Ermoldo Nigelle, costretto a prender le 
trmi, Bd onta del suo vestito y m vantava tantamente dì non 
aver ferito mai aleuttO) e ne pprtava l'attestato sul suo scc^ 
do) per cui fu tanto deriso: 

Hoc egomet scuium humeris ensemque revinctum 

(ressi y sed nemo meferiente dolet. 
PippÌH haec aspiciens tiùty miratupj et infiiy 
Caede armisjfraier , aiterà amato magis. 
De reb. gest Ludov. ]Pii p. 2. t. a. rer. ital script. 
p) Alla destra degli scudieri era condotto il nobile ei^ 
Vallo da battaglila, senza persona sopra , percbè fosse più 
firesco al bisogno , onde il nome di dextrarii , indi destrieri: 
intanto il cavaliere cavalcava un cavallo meno pregevole , 
che palafreno, o ronzino era detto. Mur. diss. 



t :S3 MLl'aUTE Ì^ÉVLk GVttAÉL 

dova, che nelle guerre d'Italia, mutando tattie»^ 
formò quella celebre fanteria spagnola e italiana , 
che divenne presto superiore alla cavalleria, clie 
ha fatto per tanto tempo la gloria della nazione 
spagnola , e che per due secoli fino alla battaglia di 
Rocroi (3) è stata invincibile. Le milizie delle città 
italiaiie divenute Repubbliche ebbero varia sorte. 
Finché i cittadini stessi m. armarono per sostener 
la loro libertà, o animati dalla frenesia de' partiti^ 
formarono delle truppe assai valorose, e capaci di 
resìstere alle migliori milizie imperiali, che sotto 
un valoroso Imperatore furono più volte sconfitte^ 
e in specie riceverono la celebre rotta di Legnano 
(an. 1 176) in Lombardia, per cui fu tanto abbas-^ 
sata la potenza di Federigo L in Italia , anche in 
Toscana le sanguinose battaglie di Monte-aperti, e 
di Gampaldino mostrarono il pertinace valore, con 
cui combattevano i cittadini; m^ subito che essi 
trascurarono il mestiero delle armi (4) r ^ stipen* 
diarono i mercenarj, le guerre jdi vennero vergo* 
gnose e ridicole. I Capitani dei mercenarj o non 
volevan combattere per mantenere intatte le loro 
truppe, o erano facilmente corrotti dal nemico, 
l'altra truppa riunita con essi di plebaglia, o di 
villani non usi all'armi e ai pericoli^ prendeva 
Vilmente la fuga al primo incontro: e il Machia* 

(3) Dopo molta diecddebza nella saa disciplina , fu in qae«> 
8tà battaglia diséitta e minata dal gran Gondé. 

(4) Amrnir. ìst. fior. Per tutto il secolo Xllf. e il princi- 
pio del Xiy. le milizie delle città italiane farono valorose, 
perchè composte di cittadini: dopo il principio del XIV. 
cominciarono a declinare . 



A P PENDI e B 129' 

vello con ragione deride questi fatti d'arme^ i qua«^. 
li talora duravano parecchie ore^ battendosi i sol* 
dati in distanza^ senza la morte di una sola persona. 
Sdegnando i cittadini il mestiero delle armi^ si 
posero nella dependenza di quei Condottieri^ che 
per circa a due secoli furono in ItaUa celebri pe'lo* 
ro tradimenti^ come pel< loro valore. Essi pone- 
vano i loro soldati all'incanto^ vendendoli al mag* 
gìore offerente ; né di rado avveniva che una trup- 
pa, dopo essere stata nemica dei Fiorentini, o dej 
Milanesi, guadagnata dai denari, passava a cora^ 
batter per loro. Queste truppe avean bisogno della 
guerra per vivere; onde quando era pace si univa- 
no sotto un capo^ e ponevano a sacco gl'innocenti 
paesi, o forzavano le più ricche città a pagar loro 
forti contribuzioni. Siffatte turme di masnadieri era«< 
no chiamate Compagnie. Così I^odrisio Visconte, 
Malerba, e specialmente il Duca Guamieri nel XI V. 
secolo fecero tanto danno all'Italia; e le più po- 
tenti città non sdegnarono di prender la legge, e 
pagar loro un vergognoso tributo. I^^ viltà degl'I- 
taliani in tollerarli , è provata . dalla, facilitai, con 
cui poteano distruggerli: giacché i soli villani del 
Mugello, come vedremo nel corso di questa sto- 
ria, quasi intieramente distrussero una delle più 
grandi di queste Compagnie (5). Dopo la declinar 
zione della romana tattica , le armi del soldata da 
offesa, e da difesa furono spesSQ variate. Si è ve- 
duto come i Romani stessi ai tempi di Graziano 
deposero il vestimento ferreo ond' erano armati: 
fu questo ripreso da robusti guerrieri del IJo^d ; poi 
(5) Matteo Vili. croDic. 

Tom. IL 9 



l3d bELL^ARTE H^LLÀ ÓUERKÀ 

flecoRdo la mollezza y o robustezza degl' Italiatii * 
vicende volmeute abbandonalo^ e ripreso. Talora 
il ferro si cangiò in cuojo ^ e la coriacea armatura 
ha dato probabilmente il nome alla corazza (6). Il 
peso dé^U scudi di ferro è stato alleggerito , forman- 
dolo di legno > di cuojo > odi vimini; e le divise 
materie o figure hanno creato i nomi di targa ^ 
scudo ^ rotèlla^ brocchiere^ pavese (7): le spade 
talora accorciate hanno preso i nomi di stocchi (8); 
L'arco e la balestra davano il nome agli arcieri , e 
ai balestrieri. Scagliavano i primi dardi più piccoli 
assai dei quadrelli^ moschetti.(9) verettoni gettati 
dalle balestre > ma supplivano colla velocità alla 
piccolezza deir arme (io). Erano alcune balestre 
tosi grandi^ che conveniva scaricarle col piede ^ é 
))efciò aveaho alla cotda adattata la staffa. Una 
truppa disordinata e leggiera soleva precorrere Te- 
Sercito^ scoireif quinci e quindi^ e dare il guasto 

(6) Mur. dis8. a6. 

(7) Scadi di Pavia , qoftdri di figura : Aulici Tìcinen. de 
taàd. Papiae. A^Teano nelle finte guerre i Pavesi dei scudi 
di vinchi, y. io stesso ftut. nella diss. suddetta ,, óve dotta- 
mente si nota che anche gli antichi aveano scudi di vinchi 
per testimobianza di Yegezio Scota de, vimine in moduprk 
Cratium rotundata tenebaht. Il brocchiere probabilmente 
era Udo scudo, che atea in meteo uno spuntone per ofFen- 
de)rey o per deviare T afihe nemica. 

(8) Pugionibus hii eóeperuni eàsibus oòsolelis. Frater 
Pipinus in chroD. rer^ ita! scrip. t. g. 

(9) Moschetti j o moschette , erapQ specie di dardi. Mur« 
diss- 26. 

(io) Villani, lib. 2, cap.66. Quando i Genovesi balestra^^ 
vano un quadrello di balestro y quelli saettavano tre saet^ 
te €0* loro archi. 



i^.^^ 



APPESI^ICE l3l 

alle campagne^ e queste eran chiamate gualdar 
ne (li). Feditori pod o feritori erano quelli^ che 
cominciavano la battaglia. Solevano esser delle mi- 
gliori truppe^ giacché sovente T esito della pugna 
dipendeva da essi: poiché scompigliata la prima 
scliiera^ assai spesso tutto il restò dell'esercito si * 
disordinava. Diamo ora un'occliiata alle macchine 
da attaccare^ e da difender le città. Disgraziata» 
mente per gli uomini il crudele mestiero dell^ 
guerra non è stato che con piccolissimi intervalli 
interrotto^ dacché abbiamo memorie istoriche. E 
molto facile immaginare perciò che gli strumenti 
di distruzione usati dai Greci, e dai Romani non 
sieno stati mai perduti. Poteva altejrarsi la disciplina 
militare^ perdersi il coraggio insieme coli' indu- 
striosa tattica greca e romana, ma le varie macchi- 
ne per attaccare, e per difender le città doveano 
passare di generazione in generazione poco cangia- 
te, e mutato, forse solo il nome. Cosi probabilmente 
l'ariete, T onagro, le catapulte, le baliste, le torri 
messe in opra dagli Ebrei, dai Greci, dai Romani 
son passate ai bassi tempi coi nomi di miangani, 
manganelli, (rabacchi ec* solo la terribile inven- / 

zione deir artiglieria, mutando tanto l'arte della 
guerra, ha potuto farle obliare. Le fortificate città 
erano circondate spesso da doppie mura; ossia, do- 

(il) Corridor vidi per la terra vostra 

O Aretini , e vidi gir gualdane ce. ^ 

Dante, canto ^i Inf. Probabilmente vide questo spettacolo 
il poeta qaando dopo la rotta di Cam^aldino , data agli A - 
retini, l'esercite .fiorentine devdiStò il territorio di quella 
città. 

y 



Ì3i2 dell'arte DELLA GUERRA 

|k> li; più alte interne^ era un altro recinb pivi 
basso ; fatto probabilmente per impedir dazione 
dell'ariete colitico le mura più alte (12). Un fosso; 
quando si pcfteVd ^ piéìio di acqua ^ ed una palizzata 
si estendevano avanti alla secoiida muraglia: sta- 
tano molte torri sulle mUra , il cotpo delle quali 
stendeva si in fuori per aver agio di percuoter di 
fianco gli assalitori: Le scorreHé de' Barbari si fre^ 
(jueilti avean fatto scegliere la posizione delle città 
fe de' castelli né' luoghi i più alpestri per guisa ^ che 
l'Italia divenne quasi una selva di torri, e di roc- 
che munite in specie ne' monti, ove l'arte era aiu- 
tata dalla natura. Nelle città istésse i Continui so^ 
Spetti originati dalle fazioni avean convertite le 
tase in fortificati castelli: poche ve n'erano delle 
considerabili sensia totri ^ nelle quali fàceasi anche 
sfoggio d'aròhitettùra (i3); onde non farebbero 
tanta riièra Viglia le io mila torri che l'esagerazione 
di Beniamino Navarrese contò in Pisa. Si fabbri- 
fcayanò pòi o di legno o di sasso castelli^ o ba- 
stie (i 4) da offesa, e dà difesa intorno alle mura, 
alle torri, sulle rive di un fiume ^ sopita una collina^ 
b dove si Stimassi? il térreilo più atto all' offesa , 6. 
alla difesa. Erano presso a po<cd gli stessi i batti- 
ifollì (i5), è contenevano stahzé per alloggiarvi 
fatiti^ é cavalli. La terribile catapulta degli antichi 
Greci > e Romani, con cui si scagliavano pesi si 

(12) Chiamavasi barbacane, b anteihUrale; 

(i3) Ammìr; ist. fior.Hb. 2. 

(14) Indi il ùome di bastioni. 

(*$) li Villani considera le bastie é i bàltifoUi come là 
stessa icosa. 



/ 



APPENDICE l33 

enormi , non è chiaramente descritta dagli storie^ 
antichi. Jl celebre Commentato^ di Polibio (i6) ne 
ha indovinata )a costrpzioQje^ seppure in molte 
parti la fi^na immaginazione non h^ sjupplitQ ot^ 
mancaya ristori^. ^P^re che per mezzo 4i ffuai elar 
stìche ili ^cì^di minugia^ e degli stessi cripti e 
oapielli iptortìgUate su dei travi si tendesse forte- 
];óente un cilindro di legno ^ suU^ pima del quale 
stava un gran ciip/chiaio in cui si p9;^e7ano ji corpi 
da la^piajrsi; libjerato dalla tensione ^1 .cilindro 
^occ9va coinè un arco^ gettando ad juna gran dir 
stanza enormi masse (17). La balista ^ varia nella 
costru2;ione da)Ulj^ Catapulta^ produceva lo stesso 
affetto: fojTse e^a una grandissima baleist^^^ com^ 
ifidica il fìomp, formata ^i un §1*0^9 cilindro di 
.elastica ipateria, clie tesa per niezzp di qualche 
i^aacchina pptea scagliare de' corpi pesantissimi. Da 
quesjte due macchine ^99 4^yea^ difi^erir moltp 
.quelle c^e ne^ bassi tempi si ^chiamarono Mangano^ 
Trabocco, Asino (id), Troja, Volpe ec. ^ià si de- 
duce da gualche oscura descrizione . che nel Man- 
gano vi era una fionda, o balestra (i 9); doyje^a per» 
ciò questa notacchina rassomigliare a|r a^itica balir 
sta: e veramente masse pesantissija^ si £iQagliav^o 
con gtiesta (20)^ Sovente grossi animali,, come 

(16) Il CaT. ii ,Folar4. 

(17) Se ne veda la fij^ura pel^e potè a ^olihio del Cav. 
di Folard. 

(18) pliche gli aut^cbi ay;eaQo yonager, 

(19) rùstrum. de resignat. Ga^Jtri Famooi^ , si troyfi:^n-« 
ifae de Mangafiello. Mur. antìq. ital. diss. a^6. 

(20) Negli Annali genovesi dello Stella, anxi. 1372, si, 
^Domina una troja che jjettaya masai del peso .dai loi i^i \^ 



i34 dell' arte della wérra' 

cavalli, ed asini erano per disprezzo gettati nelle 
assediate città (ai). CSoi trabocchi, benché dì strut^ 
tura diversa dai mangani , si scagliavano pure im* 
mense pietre. Di questi fece- uso Ezzelino nel!' asse* 
dio della rocca d'Este (32), e negli Annali, moda- 
nesi descrivesì una grandissima di queste macchi* 
ne (!23)« Per romper l'impeto dei massi scagliati- 
dai mangani si adopravano delle reti di grosse funi, 
o panni, o Wa specie di graticci distesi davanti 
alle torri percosse : indi ebbero (bigine le vinee o 
crateSy graticci o gatti (34)* ^^^ queste stesse 
maccchine i soldati i^' avanzavano a batter la mura- 
glia. Il formidabile ariete degli antichi non erst 
escito mai di moda. Ora yenùi condotto sopra dei 
carri spinti contro di esae ; più spesso questo lungo 

canta ni, Tale a dire di. libbre 1700. Il mangano ¥Ìén chiama* 
io in latino balearica machind , Io che mostra , che vi erar 
una specie di fionda , per cai erano celebri gli abitanti delle 
Baleari : 

Extruitur mirae bulearica machina meiisf 
Quae valido long uni trànsverherat aerajactu 

Gront. !ib. 3. 

(lì) Frequenta è F espressione degli storici :,/ifroito man* 
gànati asini. Dopo la rotta di Campaldino ì Fiorentini per 
iscbernire il Yeteovo di Areno GaglieimÌBOy che era. re- 
stato morto in qaeQa battaglia) Temati ad assediar la citt&y 
tì gettarono col mangano nn asino colla mitra in testa , 
come riporterassi a suo Inogo. 

(22) Rblandintts. 

(d3) Trabuccum Mutinensium^ ^ifactusfueratinpla^ 
tea Communis Mutinae^ cujus pertica eroi quantum sex 
paria houm ducere poter ant. 

(a4) Gatti per isbaglio ftiron presi dagli Accademici della' 
Crasca per istramenti da battere ì mori; non erano che uui 
coperta 9 e difesa : Beimi Ori. inaamor. 



AP PB ir 1»IC B. i35 

$ g9QQso ^^ecpUa ferrata punta ers^ sospeso^ ed 
ppdeggiaiite in ariaf e facepdosi oscillare, j^ì mai>t 
daya ad urtape contro le muragli^: gli ^comn^iossi 
sassi ^ran^Q ptr fatti cadere co^> dellfs peptiche upcir 
paté, chiB enimlayapQ 1199 delle tapte sp^e 4i 
carri degli aiQiticbi (aS). $i ^aiumeiikta da Gottifredo 
Viterbiens^ un altro ^ti^umeptp non ben noto (26) 
detto T^lpa > attp a sk^ vap* $otten:aneaq|eiite il ter^ 
reno, per togUer^ ^^le pduraglie il fofidainento, e 
fiirle cadere; egli ò cepto diie si i)3^yai»p queste spe^v 
,cie di mi]|^> i ntin;9itoFÌ; .^i ai9;,4iizayanp sotterra yer-r. 
SIP le mprac si pratic^i^pp i^ (:Qntram)aaine, cioè si 
proc^ranra àix^ì^¥s^f h sf^Ufirnne^ strada; e qucw 
4a si faceya sc^y9Ado.o|t^)iqaame)ite uno o più fos$i^ 
j^cojperti iùi$ fin^im^Q ft ritrovarla (a^), ;£lran9 iiji, 

Gatti tessuti * di yfneoé di legHò. ■ . > 

SifiCQO^e .(|Qa]cb^ volta sotto qijiesta (coperta os^ia Gatto si 
fecea maoyer l' ariete con cui si . percuote Van )e mura , pu^ ' 
indiesiser oata (a conf'usioàé dell'ano ^coU^àltfo. Veget. libV4* ' 
/cap. iS. yiheaà di3tèruni yetenes , t/uas mrie mit itati bar^ 
òatoìfue Usu cattQg %focdàt. ^AU«ioAt«$ ajpi^ .]>Qiob|i9ge : JS*: 
rane carri yimineis fotibui tabuli^que ligneis, in qmbu$ 
laiemè$ miliiè9fundpmè^a $t0bd(tvffni m^roru^. 
(ii^Folfirdùi poiiUO' i ',•«.. 1 .. .' 

(16) E^ chiamato l>lpajc<3i»M»iisa«^ces.; ,'- ,i . ^ ', 

{i';)'Si legga un passo di Matteo ViUi^ni Hi. i. c0pJ 3oi ; 
I coodqcitord db}l^o§td«tin/giiii>«da3MxKié ^eb^moko studio 
coaixfpòYMko ium M»à\8ofttbvranèa.' }ieif'arBbBlteis le^mura 
della- Soatpma v^ ^ v «^fppdHrìiei^ iV^^V difettare di oavaJr' 
di (don ibi'fósBt |^r isitroTar Ifi^eajrft^dèiìAftoieLiiioanai 
fibé Bf^gmhfgtemMp mtin^yma » l«ro «T,vci«à0jtadopi<iroii>^ 
{raa ^na per • 4rltr^tllib qncilò fanrorlo v . • .e impedbró r 
jioro cayatoii •«. . i qaai^.lafmi^i;i^o. po|^^gcaiy-soUe|BÌftiidiiie 



1 36 DELIi* ARTE DEt LA COERK A 

«SO i graffi per arroricigliare i cpnibaltetìti , e tirarli* 
giù dalle muraglie, e triboli ferrei yo^pkie da spar- 
gersi nei campi per danneggiare e imbarazzar la 
cavalleria. Non mancava nej^ure una specie di- 
cavalli di Frisia: èrano cplesti grossi legni di figura 
triangolare, prismatica , che voltati su qualunque 
lato restavano dritti, che si riunivano insieme ia 
un istante, e formavano un sufficiente riparo (:^), 
Fra le macchine più pericolose per le assediate 
città si contano cori ragione Lfr twrri di legno: erana 
altissime, e di proporzionafeat largliezza;» s'inalza- 
vano più àAìe mura istesse , e piene di combattenti 
travagliavano ad ogni altezza i' difensori , ora com- 
battendo a livèllo con quei ttae 'stavano sulle mura, 
wa fulminandoli còlle pietre, è coi dardi dall'ateo^ 
on dando l'impulso aU'jQiAdiiUnte ariete: una parte 
del lato superiore della torre steccavasi iinjH*ovTÌ- 
samente dalla cima, è ruotandosi sii i cardini ai 
quali era appoggiata , si abbassava, ^i distendeva 
sulla muragli^t, e diveniva zuppiate per cui i più 
arditi entravano nella cijttì^. GU ^i^tìchi ne fecero 
uso: è cefebpe ^ueHa-torrè di Demetrio detta Ele^ 



\'i 



alia cai^.dei oemlel pcnreoiierD, la quale «ra irenata • ia- 
nanzi 180 braccia , e presso alle mora 2^ taracela, là. ^Ofile 
éì {arsente trorata ralfoeaKiBo>«.csdceian]«oi«aVa|;Qri, e 
' goaitavon la iot ca^a» ^ ^i^^" • ^ y \.- . 

< (iai)'JÌicokiaftidd TaifaaiUa r^^iifeulv^scrìpt:. t. 8, p. S6S^ 
fmvìmdoéiMhàereéA^e.^iSkoikt.i/aeim mmt de. inguaia 
iHmrehiàHÌ9 AvìhUdi \quaedaèé di^mea insttumenia hrUàmm 
gbiaia uà ncufii^iaósefaompùsita quod de loca ih lócàniiG^Mer. 
duumiantMry ettemper^eaei uno capiie; i^eta.^^ttìham^s hi$ 
ifisUrumentis exeroitusad dteunfciàkoèit ^ lUvMavìijUt 
/mUè pQssttexim^^mrteJt^rumfd. 



u; !J» 



a. P F B N D 1 € É l3^ 

poto (^39) ; èà alP assedio dì Marsilia le torri iisato 

da Cesare ecano di sì smisurata grandezza y che i 

<jrallì igfiari deira|iito clie porge Vìfigeg^oisa meo-? 

tanica^ stìmaipsaiio ì Ron^HOti- più iche upigini^ per^ 

ehè moTevano'^coiìtàuta celerità macchiiKe sì e&or» 

mi (3ó). Fra le toìri immettae^ dbe nei te^pi dei 

quali psffiiamo ^ videro ^ furocu» quelle, .accostata 

da Federigo L aUe mura di Cr^ma* La diffiiQoltè 

di muoverle ha esercitato rioigegno dei meccanici 

del no^ro tempo; e fra questi si è distinto il com«« 

menta tor di Polibio > il qu^Ie ^ perchè issiti meng» 

saera viglia qvesU cfxeraziofìe y ci . rammenta qjnella, 

sorprendente^ con cui V architetto Aristotele jiel 

secolo XY. trasportò da un lupgp in un altrp .una 

torre di pietra. I saochi dilana^ di paglia ^,ed ogni 

materia : Qed4nl« /6rd'pO#ta 'm WQ.per d^luder/e i 

•colpi d.éUWiele»y e dell'altre m^c^ine : mA .si ^po<-, 

nevà c^i emi^ quai^lo si pQ|;e^3, per arderle^ jp, 

perciò M errano inventat(3 y^ie . ipiM^ure di solfo .e 

ÌÀtumi^ <;ha .a|ìpQepdeiidpsi. .^ legQo . non . era si 

agpv<4e lo ^mwzarle, (34). J?»l «per .molto tqmpE> 

i^lehre.U iiìislerÀosp iuoco gmecp in^stingmibijiis dal«<- 

rjK^paa. Jl pregevoie,.5e^t9 delia jma^oinposiziw3; 

portato probabilmente a Costantinopoli daCallinico 

d'Elioppli di Siria aiell'anno 718 vi si. inanténne 

;xias(;osp jper giungo tempp^ Icohie il Pallàdio dejlp 



' t 



(i^fWàril itf »dhl* ; . 

(3o) Nów^fetésctìmareBamanos^sinè cfie Deorum belltim 
gerire, ^ui4bat4ip aléitndinis machihationesy fantà celé^ 
J^iate^prffmover&póssèntCttes.de beli, gali 

mliOj trementina , lana^ e arsone V asi»M0, : . 



\ 



iSd DELL^ AKTB DELLA GIIER&4 

Stata. A questo dovette la sua salvezza Flmpero gre^ 
eo^ quando gli Arabi vincitori in ogni lato nelprinr^ 
cìpio del secolo Vili, condussero invailo iiuméroae 
flotte nel porto di Costantinopoli: mille ottocenitc^ 
legni furono arsi con i loro condottieri e solcati: spa^ 
ventati finalmente atbbandonaropo V impresa; e 
Se il greco Impero 31 sostenne* per 7 secoli dayvaa- 
taggio^ lo dovette a quel terribile aegreto* Per quanr 
to il mistero , che po^evasi cou ragione in questo 
iboco^ ahbia copertp di ospurìt^ la sua cpunposizio^ 
ne (3 a) y pure si è m gran parte indovinata. Para 
che il principale ingrediente tofi$e il. n^phta o pe-^ 
troleo^ il più leggiero di tuttii gli olj , e che quandi 
è puro, appena è in contatto colVani^ s'infiamma;' 
il solfo e la pece erano impastate cen esso; V acqua 
non era capace d^estinguerlo (33)f Nell'alfiere ^pro* 
duceva delle somtne esplosbiii: en se^gliato da 
lungi attaccato ai dàjrdi' p a niacchkie^ ejlie imi- 
jEàndo le figure di draghi; o altre bestie feroci, dal- 
h lorb gola vomitavamo questo fuoco lAfernale, 
Per 4 secdLi fn fédelfriente custodito Y iniportante 
segreto :' finalmente Ih: isrvelato ai Saraceni > cho 
Clelia méditìoiié dì & Dpigi iiu Egitto lo ritolsero 






, . . . . . » 

(3^) V' il Diuil^ang^. Anna ìComaéna é . quella che ne 
parla pi& chiaramente / Àtextàd< Xib. ti e "tS; lacòu. cap^ 
19. Tactica. Meurs. Tom. 6. 

(33) Secondo le notizie dei inimico Maffoifi iitftlar itk So- 
latine DisioB. ari. Npphitx-^ nuft candela -fotta div:Mphta e 
dt resinàin parti egnali^ aivie flottò deirsMCipiavtàa sola arena 
ed orina erano oapaci di «peagexe U/faoeo {[«eeo« PHni<r 
crede che il faoco' di Itiedee. fosse nstejjiìÉtoicóL aephte* 
Plio. bist. nat. a«*io9., 



▲ PvevDtcE t'Sg^ 

contiro i Grìstiaiii (34)« L'uso del greco fuoco hm 
durato fino alla metà del XIV. secolo ; ha ceduta 
{>oi ^ ed è stato fatto obliare dalla più terribile in- 
venziòtie della pohrere. Non è con precisone fissato 
il tempo di questa* scoperta , che ha prodotto una 
mutazione sì grande dell' arte della guerra. Due. 
epoche devon distinguersi^ cioè il tempo dell' in- 
venzibne della polvere^ e dell'applicazione di essa 
alla gnerra. Rogerio Bacone Monaco^ morto in Ox^ 
fovd fanno 1293^ si riguarda con ragione per in» 
irentorè della polvere, giacché è il primo che parli 
della sua composizione (35) : al principio del secolo 
Xiy. ne fu fatta l' applicazione alla guerra* U Pe«^ 
trarca> scrivendo innanzi all'anpo i344> p^hi 
delle armi da fuoco come già inventate da qualcha 
auno> e che^ (Hrima rare^ erano divenute allora 
comuni (36). La celebre battaglia di Cref i avvenne, 
iieir anno i346 ; e la vittoria degli Inglesi fu dovuta 
in gran parte a quest' arme , come attesta uno 
scrittore contemporaneo (3^). Se poi realmente 

(34) Memoires da Chevalier de JotoriUe. Il Caf • de Jbin* 
ville hk compagno di S. Luigi nella saa disgrasiata spedi-" 
xione coatro T Egitto; le memorie ne contengono V istoria, 
«ditta nel XIII. secolo in cai visiero è inno de' libri pi4 
intoressanti. Invano * il pirronieo o piottosto stravagante 
Arduino ba- tentato inipagname T autenticità dimostrata 
all' ultima evidenca dal Sig. de la Bastie^ A^emoir^ de> 1' 4^: 
cade de belles lettres tom. i5« 

(35) De m«rab. pot. art. et nat. ep« 1 16. 

(36) Glamdet ^eneae ipftme fiummis inftctU hoM*i$onùt 
jaùnitu J4itiuntur* Eral kaec pestis nupta^ raraj mine com-» 
Mtunìs étc, Petrar* de r^med. «trias, fbrt. dial. 99^ 

(37) Gio* VMani lUbi. ta. capu '65.> saeU avana p€tlloit€h 
difirro cpn fuoco i »^,e facca9o u gran trbmmoto^ è rom 



Miste ^ Gome attesta' lo Stéteoio (38) in Aniberg nel 
Palatinato di Baviera nell'Armerìa puU>lica un 
pezzo d' artiglieria ^ in cui è T ijK:rission0 delF ai|^ 
i3o3> se suir autenticità tiell'iscrizioli^ non può 
eader dubl^io, questo è iUpiìi antico monumenta 
deir uso dell ' armi da fuoco. AbHamo riferito i 
più sicuri documenti sopra si celebre scoperta ^ ìslt 
sciando navigare per Y oscuro pelago delle conget;^ 
ture col(n*o, che sopra incertissimi indizj nella far 
vola di Salmoneo, e in altri equivoci racconti hanno 
j^reteso di trovar presso gli 9^chi l' uso delia polr 
vere (39). Durò qualche tempo ^^c\ke dopo questa 
scoperta V uso delle altre armi. In proporzione però 
che andò pèrfesippiando Y artiglierjia , gH archi ^ le 
Imlestre^ e l'altre arn^i missili furono appoco ap- 

more che parca che Dio tuonmse'f Tre anni aranti a questa 
battaglia ne avean (atto uso ì Mori'/Bissediaii.dag{i Spagnoli 
in Al^^iras^ ( Marian. ist di Spagna): in Danimarca se i^e 
i^fa uso neUo stesso tempo : onde {tare che dopo Tjannp 
|33o fosse quest'arma micidiale cornane in Europa* 

(38) Acta eradit. 1769. p. ig. 
- (3^ Vedasi M. Outeas nell' opera ^SeOFERTlS DEGÙ ANr 
TÌCHI ATTitttUfTE'Ai ffODEiliri , che sosliene qtiestià optnior 
ae^qnasiebe Salmoneo, Caligola , ed altri ^'liii eitati , 
non aTessero potato limitare il taono , e il lampo, jaooae gU 
striooi in teatro; quasi si potesse /ar foadai^ento sopra il 
MS. di nji M^co greco , che non si sa chi aia , uè in che 
teèipo TÌssttto. Siffatto sogno ié^V ingegnoso autore potrà 
unirsi agli altri dell* uso del conduliore eleliricoy del telcr 
scopio ec. cb'.ei tro^a tra gP antichi. L'aaseUcione di onuo-r 
mo grande, come di Lord Bacone , fib» nelT India )ed alla 
China fosserjo conosciute le armi da fooco .cii^a a a mil^ 
anni fa , merita più* rignaz:do é migliore esame ,. ma noa 
yntiti ciecamente abbracciar^ spila saà parala. 9«^oii' T^ 
sa j the Tictasitude ctf jthingS;. 



\ 



Ipoco obliate. Si fece un' intiera rivoluzione nellsi 
guerra^ ma la principal mutazione è avvenuta ne-^ 
gli assedj. Moltissime erano allora le piazze inesjpu^ 
gnabili (4o) 2 adesso non ve n' ha alcuna. Per quan-» 

(4o) Gli artifizi e ì modi co'quali si cercaya di espagnare e 
di difender le piazze^ sona egrègiamente descritti dai Tassa 
heli' assedio di Gerasalémmea L' Ariete : . 

Già r ariète alla muraglia appressa 

Macchine grandi , e smisaróte trayi f 

Che han testa di monton ferrata e darà : 

Temon le porte il cozzo , e V alte raara; 
i-' azione della Talpa per (scavar le muraglie i 

Altri perbtiote i fondamenti a gara.. 

Ne Crolla il miiro 9 e iminoso i fianchi 

Già fessi mostra èli' impeto de' Franchi. 
Mezzi impiegati per opporsi alV aziene ddll' Ariete i 

Che ovunque la gran trave ib lui si stende > 

Gala fasci di lana , e li frappone. 

Prende in se le percosse 9 e fa più lettte 

La materia arrendevole e cedentet' 
L'attacco per mezzo delle Torri : 

Questa è torre di legno'; e s'erge tanto , 

Che può del muro pareggiar le cime; 

Torre , che graVe d' uomini ed armata , 

Mobile è sulle rote, e vien tirata. 
Viene avventando la tolùbil mole 

Lancie e quadrella, e quantd può s'accosta :. 

£ come nave in guerra a nave suole y 

Tenta d'unirsi alla muraglia opposta. 

Ma chi la guarda, ed impedir ciò vuole, 

L' urta la fronte e Tuna e l'altra costa : 

La respinge éon l' aste , e le percote . 

ór con le pietre i merli , ed or le rote. 
Tanti dì qui| tanti di là fiir mossi 

E sassi e dardi, eh' oscurpnne il cielo. 

S' urtar duo nembi in aria , e là fer mossi 

Talor respinto onde partiva il telo. 



1-4^ DELL* AETE DELLA GUBREA 

to singolari scrittori troppo amanti dell' antichità 
celebrino la forsui delle catapulte , e delle baliste , 
ossia de' mangani ec. come eguali nel!' effetto dei 
eolpi scagliati sulle muraglie dai cannoni , è facile 
iLvedere quanto restavano indietro nella celebrità 

Come di fronde sono i rami scossi ^ 

Dalla pioggia indorata in freddo gelo , 

E ne caggìono i pomi anco immatari p 

G>si cadeano i Saracin dai mari : 
Però ohe scende in ior più grave il datino ^ 

Che di ferro assai meno eran goernith 

Parte deprivi ancora in fuga vanno 

Della gran mole al fulminar smarriti. 

Ma quel, ebe già (a di Nicea tiranno ^ 

Vi resta , e fa restarvi i pochi ardili. 

£ 1 fero Argante a contrapporsi coire ^ 

Presa una trave alla nemica torrcu 
E da se la respinge e tìen lontana^ 

Quanto l' abete è lungo e '1 braccio forte • . . / 

I Franchi intanto alla pendente lana 

Le fimi recideano e le ritorte 

Con lunghe £ilci; onde cadendo a terra 

Lasciava il muro disarmato in guerra* 
Cosi la torre sovra , e pia di sotto 

L' impetuoso il batte aspro ariète , 

Onde comincia ornai foralo e rotto 

A discoprir le interne vie scerete ec. 
E nel Canto Xì^III. è mirabiU la descrizione di una 
torre composta di varie macchine da offesa ; 

Si scommette la mole , e ricompone ^ 

Con sottili giunture in un congiunta : 

E la trave , che testa ha di montone , 

Dair ime parti sue coasando spunta. 

Lancia nel messo un ponte : e spesso il poQe 

Sull'opposta muraglia a prima giunta; 

£ fuor di lei su per le cime n' esce 
Torre minor , eh* in suso à spinta y e cresce^ 



. ÀiPPENDICè i^'à 

àielV operazione. Pochi erano questi strumenti ad 
uu assedio^ e l'intervallo fra un colpo ed un altro 
iìoii piccolo y ricercandosi non poco tempo per adat* 
tare i pesanti corpi sulla .macdiina, e per caricar^r 
la , (4i) e i colpi della quale mal calcolati spessa 
inahcaVano di ferire il pofifto importante. Il piccolo 
danno fatto alle mura ili una giortiata d'assalto era 
agevolmente riparato iiella notte; e in questa gUis^ 
se r assediata città era abbastanza fornita di difen* 
sori . e di vettovaglie ^ di rado era presa ^ avendo i 
difentori il vantaggio del luogo. L'azione de'can-^ 
noni rapida y e cohtinilata di giorno , e di nott6 
tuina alla fiiié ogni più forte riparo , ed è diretta 
t^on matematica sicurezza al pùntocfae specialmente 
si prende di mira. L' arte degl' ingegneri è giunta 
a segno di calcolare air ilicii^cà il tempo in cui la 
piazza Sarà presa. Nelle battaglie campali V effetto 
del cannone è stato minore. La &)rmidabile bajo^ 
netta è giuhta à superarlo. Subito che mia truppa 

(40 II Sìg. di Voltaire, avendo interrogato il Conte di 
ISolnstein di Baviera se esiste il pezzo d'arliglieria( Remar- 
qae sur l'essai des moears etc.)) n'ebbe per risposta che 
dopo le più esatte ricerche iion fu trovato onde conclude 
)a falsità dell' as^ntione : ma poteva esistere una volta , ed 
tessere per trascuratezza distrutto. Lo stesso illustre scritto- 
re, che ha spesso il difetto di passar troppo, leggiermente stil- 
le questioni , non avrebbe asserito esser falso, che si sia Éitto 
uso deir artiglierìa alla battaglia di Greci, e in altre occasioni 
in quei tempi , se avesse avuto sott' occhio gli addotti passi 
del Villani e del Petrarca , che formano prove positive su- 
periori alla negativa dedotta dal silenzio degli Atti della 
Torre di Londra: non avrebbe parimente negato a Rogerio- 
Bacone Finvenzìon della polvere, se avesse consultato ori- 
gina 1 mente l'opere dello stesso. 



l44 bell'arte della GtJtRRà 

^a animata da un cieco valore ^ ed ^bbia tanta ri- 
solulEÌone da correre ed attaccare una batteria ^ 
marciando sui cadaveri de' suoi compagni V espe-* 
rienza ha mostrato che la batterìa in pochi istanti 
è presa. Cosi delle armi bianche non è restato ai 
moderni guerrieri che questo terribile istrumento^ 
)e k sciabola^ Quasi ad ogni guerra si è veduta, 
qualche riforucia nella tattica : e il celebre autor, di 
quest' arte , se vivesse avrebbe di >che fare delle 
BotabìU mutazioni alla sua eccellente opera. Appena 
però si può perdonargli T asserzione ^ che dopo la 
ruina della tattica romana non vi fu più tattica fino 
ai temj» di Nassau e di Gustavo. Lasciando da 
parte Gastruccio^ e il Duca Francesco Sforza^ ab- 
biamo notato qual riforma fu fatta da Gonsalvo 
nella milizia , riforma che rese la fanteria spagnola 
la prima truppa d'Europa. Ghi chiamerebbe que- 
st'uomo grande privo di tattica? Clii il Pescara? 
Chi uno dei Generali paragonabile ai più grandi 
dell'antichità^ Alessandro Farnese? È celebre la 
sua marcia a Parigi. Era questa città stretta di as^ 
sedio dalle truppe d'Enrico IV. Farnese, che tro- 
va vasi nelle Fiandre , ebbe ordine da Filippo II. di 
marciare a Parigi, liberarlo dall'assedio senza azzar- 
dar battaglia. Il problema era de' più difficiU, do. 
vendo inoltrarsi in paese nemico , e trovarsi conti- 
nuamente, ora a fronte , ora ai fianchi, ora alla coda 
uno de' più risoluti guerrieri, qual era Enrico^ alla 
testa delle sue valoróse truppe. Purè Farnese giun- 
se a Parigi , fece levar l' asssedio colla più fina e 
maestra tattica, e ritornò nelle Fiandre sempre in- 
quietato da quell'attivo Sovrano^ che non lo poten- 



▲ PPENIMCE 145 

do mai tirare a battaglia ^ giunse fino a mandargli 
im ridicolo cartello di disfida (42). Questo Genera- 
le^ queste truppe potranno chiamarsi ignare di tat- 
tica (43)? Non vuol dissimularsi ancora per gloria 
deir Italia^ che gFing^nosi ritrovati con cui Yau. 
ban ha restaurato Tarte di difender le piazze de- 
vonsi agi' Italiani. I Francesi stessi non prevenuti 
hanno confessato che nell'opera del Capitano Mar-^ 
chi si trovano i principj sui quali Yauban ha rifor- 
mato Tarte delle fortificazioni. 

(42) V. per tatte queste operazioni specialmente Davila. 
niente prova meglio la maestrìa delle operazioni di farnese, 

> e la superiorità sol sao nemico, quanto T impetuosa rabbia 
di Enrico 9 che non polendo tirarlo a battaglia mandò a di- 

^fidarrelo. E" nota la saggia risposta di quello: che non 
era solilo di battersi quando piaceva al nemico, e eh' ci va 
lo costringesse , e avrebbe veduto che allora non ricusava 
la battaglia. 

(43) Se Ghibert /intende per non aver tattica non aver 
quella di Nassau, e di Gustavo , avrà ragione: né Consalvo, 
ne il Farnese avean quella ^ ma siccome la tattica de* nostri 
tempi è for^e più diversa da quella di Gustavo ec. che non 
era questa dalla tattica di farnese ec. si potrebbe con lo 
stesso fondamento asserure che Nassau e Gustavo non amcik' 
ber la tattica* 



Tom. IL IO 



/ 



" » 



DELL'ORÌGINE £ PROGRESSI 

DELIA 

LINGUA ITALIANA 

SAGGIO PRIMO 



JL ra i grandi cambiamenti che la caduta dell'Ini- 
pero Romano ha prodotto m Italia, uno è certa- 
mente la mutasùone della lingua. Siccome la nascita 
di questa nuova favella interessa la Toscana sopra 
le altre provìncied^ Italia, conviene nella sua sto^ 
ria seguitarne F orìgine, e i progressi, che appar- 
tengono appunto ai secoli , che abbiamo linora 
percorso. Due delle più grandi invenzioni degli 
uomini sono la favella, e k scrittura: colla prima 
hanno espresso le loro idee per mezzo di una specie 
di musica , coir altra per mezzo di una pittura. In 
qualunque adunanza di uomini i più selvaggi non 
è mai mancata la prima, e di rado almeno un in- 
forme abbozzo della seconda. IVfa la lingua de'sel- 
vaggi uomini differisce da quella dei culti e dotti , 
quanto quelli uomini stessi : i pochi bisogni della 
gente rozza non hanno suggerito che i vocaboli a 
quelli coiTispondenti , mentre i tanto moltiplicati 
bisogni di una società culta , la varietà tanto mag- 
giore degli oggetti fisici , le passioni fattizie tanto più 
numerose^y e la lunga gradazione dei sentimenti mo- 
rali ignota ai selvaggi, fa nascere la necessità di espri- 
mere tutte queste nuove idee, e perciò arricchisce 



l48 DELL^ÒRIGINÈ DELLA LIUQUÀ ITALIANA 

la linguh. Possedono anche i bruti una spècie di lof^ 
quela^ con cui esprimon chiaramente fra loro le 
passioni più forti ^ lo sdegno, T amore, la gelosìa, i 
desideri , e Ist intendiamo ancor noi in quel bruto 
specialmetlté che abbiamo qiiasi £[ssociato alla civil 
«ocietà, e che è divenuto al pastore fido guardiano^ 
ed il compagiio e rajutoàl cacciatore. La formazio- 
ne delle lingue non è stata finora, e probabilmente 
non sarà mai Fopera dei filosofi ; onde non è da ma- 
ravigliarsi di tutte le loro irregolarità ^ e capricd: 
8on figlie meno della ragione, che dell' immagina- 
zione: e questa èssendo vivissima tra i selvaggi, an- 
the in tale imperfetto stato, ha pe|*ciò delle parole 
sommameiìte pittoresche. Olt^e la naturai forma- 
zione della lingua fra gli uomini di fresco riuniti 
insieme>vièqudla;a cui debbono l'origine m^olte 
delle lingue moderne, cioè il mescolamento grande, 
ed improviso di una lingua con un'altra^ conte sov- 
viene ad un pc^lo che è conquistato. L'inglese, la 
francese ^ la spagnola, e T italiana riconoscono que- 
sta causa. La nostra ebbe per sua principal madre 
la latina, a cui. tanto si rassomigUa. Fino dai tempi 
nei quali Bòma era la signora del Mondo, concor- 
rendo a Roma tanti stranieri tratti dalia Quriosità 
;o ili cerca di ricchezze, di onori, e distalnlimenti, si 
dovea inseitsibibnente alterare la Terenzian^,e Tul- 
liana purità, come chiaramente si lagna, essere av- 
i^enuto già aisuoi tempi Tallio medesimo (i), e in 

li] ,^ Aetatis illius istafùit laus tarujuam innocentiàt 
„ sic latihe toquendi, sed hah'c reni deterioreni vetustàs 
jyfeck et Romaej et in Graecia: confluxerunt emm, tt 
y, Athenasx et in kanc • urbem mtUii inquinate loguentes 



SAGGIÒ PHIMO 149 

.seguito il latino Satirico (3). Tuttavia finché Rom4 
iìi la padrona^ e che i forestieri non vi venivano che. 
eome tributar) , erano obbligati ad apprender la Un-* 
gua dei vincitori^ e Talterazione era lentissima. Ma 
quando i Barbari ebbero soggiogata V Italia , je vi sta- 
bilirono il regno ^ toccò sdlora ai vinti Italiani ad 
imparar la lingua dei Barbari. Siccome però^ per 
quanto numerosi fossero i vincitori^ erano di assai 
superati dai sudditi italiani dovea il fondo della liu-, 
gua latina c<mservarsi^ ma prendjer nuove foggie^ e 
piparsi quasi alla leggi deUb lingue dei viiftcijtori^ 
. jChe la {lingua italiana con piccola differenza da^ 
quella, che dal volgo si parla adesso esistesse anche 
presso gli aBtichi.Romani^e fosse la lingui^ del vol^ 
go^ è; un'opinione che appena posso farmi a credere 
essere stata seriamente sostenuta da uomini assai 
dotti. Tale fu il sentimento di Leonardo Bruni , é 
difendendosi anche da Ercole^ Strozzi nei dialoghi 
del Bembo^ ci si mostra cl^e questa opinioìie ayea 
anche in quei tempi dei seguaci. Fino nei tempi no- 
stri un uomo di merito^ il Quadrio^ Th^ sostenuta. 
I loro ai^omenti son tanto frivoli da non meritar 
confutazione , giacché altro da .es«i non può dedursi 
se non che la plebe romwa parlava nn latino, tor-* 
irotto^ che differiva da queUo d^gU jslegantiiScrittQ* 
ri, quanto la lingua italiana del piqpolaceio differii 
sce da quella dei Bedi, e dei Cocchi. Né meno sin- 
golare è Topiniona del March. Maffei> che non cii^ 

V . . . - 

jf ex diversis locis quo magis expnrgandus esjt sermo. {Cic. 
€Ìe dar. orat») 
' {pt) Jampridem Sirus in Tiberim deflaxH Orontes 
Et linguam , et mores , . . • vexit Jaf. s^t. 2. 



'i5o dell'oiuginb dblla lingua italuna 
de che le lingue, dei Barbari conquistatori abbiano 
niente contribuito alla formazione della nuova lin^-' 
gua, e che solamente sia nata dalla continuata alte- 
razione della latina. Non yi è che un ingegnoso ar* 
gomento di questo scrittore^ che non vale per yerità 
a stabilire il suo sentimento, ma piuttosto a &r 
mscere una difficoltà non facile a sciogliersi. Essendo 
le lingue boreali de' conquistatori si dure, disarmo^ 
niche, e piene di consonanti, come mài da quelle 
unite alla latina ha potuto nascere pia favella. cosi 
dolce, e cosi piena di vocali? Non si può rispon- 
der altro che questa è una di quelle bizzarrie* del 
caso, Tirregolari, ed- ìnnumerabili direzioni 4^1 
quale non può Fumano ingegno né prevedere > né 
seguitare; e che è nata questa dolce lingua nello 
stesso modo che spesso da defermi genitori nascono 
bellissimi figli, o conòe si esprime l'Ariosto, 

Che dalle spine ancor nascon le rose, 
E da una fetid' erba nasce il giglio. 

Ma ^li è certamente impossibile che, unite e con- 
fuse insieme due nazioni, le parole specialmente 
delk dominante non entrino fieiraltra &vellà, aa« 
pendo noi per una lunga esperienza, che nazioni 
estere, e non assolute padrone d'Italia, come la 
spagnola, e la francese, in tempo in cui vi do« 
minarono colle mode, con T influenza, vi hanno 
insinuato moltissime parole. Molto più dovea ciò 
avvenire relativamente alla lingua di un popolo 
padrone^ e stazionario in Italia, e che parlava con 
schiavi^ Inoltre i faticosi etimologisti ci mostrano 
chiaramente moltissimi def settentrionali vociaboli^ 



• 



SAGGIO PRIIAD l5l 

fBke ri 8i spilo ìntrodcrtti (3); fa d'uopo perà eonfeisa*» 
re che questi hanno mia piccolissima proporaioiie coi 
vocaboli cU origine latina ^ 4^' quali per la .maggior 
parte è composto il nostro linguaggio (4). Nata cosi 
(^ italiana &vella ha perdujta una delle più. Ideile quà^ 
lità della madre , cioè le decUnaasi(Mii , e perciò ha 
dovuto* riccorrere agli articoli^ 4i> cui era priva la 
Isitina^ per indicar con essi^il c^ao^ cji^ein quella erìa 
kidicato dalla varia terminazione della parola : per 
questo cangiamela si è resa per dir cosi più pesan- 
te> e certamjonte più monotona^ giacché in vece del- 
l' iperi^to tanto goitilmeiite yariàto dai Iiatini^! e 
che conciUa tanta maestà alla diaioBe, è phhligiita. 
p^r causa degli aiticeli a presentare in m*dine poco 
variabile il nominativOyilver}x)^eVdociisativo..Int- 
vano il Boccaccio, e die^ a lui molti degli antichi 
aciittori hanno ten<iato di dare alla ^glia questa htln. 
leaza deUa madrey colte iraspo8izioI^• L'e^periensa 
ha mostrato cfa/s ella non vi si presta. |!^'6ssenaiàli' 
qitttàcioni commciarono pertanto q^andp, ruinatp 
Y Imp^o di Occidente^ [ùrima i Goti nel secolo VI* 
in ^^uito i Longobardi ^ stabiliremo ii^ Italia. L'^- ^ 
nondazione poi temporaria che tante yolte* ha sof-' 
ferto dai Greci, che sotto la scorta di Belisario, e 
Narsete SPn venuti a irico^Mpiistar e un patrimonio 
rechttiato dagl'Imperatori di Oriente e vi si swo- 

lungamente trattenuti^ dai Franchi odagli Ungheria 

. • \ > , • ' . ■, - . * 

<3) VecU ftoprattntti il Mniailori ubile AOtiob.. lUl. dift« . 
Msfti 32->33* . 

• (4VSi prea^ nn libro -italiaDO^ si comkid a leggere, ai 
serrerà talora un' intera pagina ip eoi latte te parole ai ir»- 
liari^ìiio.jdicMrigilie Utiaa. . 



I;5!l'^ DELL^ORlGIIfì: DELLA LUIGIA ITlLIAHA 

• da altre nazioaì, dovette appunto come le monda- 
noni dei fiumi^e dei torrenti lasciar sul suolodltaiia. 
delle particelle eterogenee.e straniere, che meaco^ 
late collo sfigurato latino, lianno finalmente compo-* 
sto l' italiana fiivella. Il periodo, in cui è ajadal^ fi^- 
Hiandosi, è assai lungo, e comprende più secoli; ma 
decome non abbiamo autorevoli testimonianaKeche. 
ella sia stata cominciata a scrivere avanti al fine 
dell' undecinio secolo, convein concedere circa a 
sei secoii aUa sua formazione. Questa languida e 
lungliissima in&nzia si dee specialmaoite alla bar^ 
barie, ed alla profonda igncaraim in cui restarono 
immersi gl'Italiani. Non possiamo con precìsicMie> 
fissare il tempo y in cui a ve via 'acquistato sufficiente 
ibrma da essere scritta, perchè tutto si scriveva in 
latino, ma nelle Carte di questo stesso latino le più 
antifcbe ai trovano delle parole della lingua volgare* 
g^à nata, parole che F ignoranza deJFeqiiivalenti 
latine costringeva i barbari scrittori a latinizzare ap* 
punto ^ome il volgo di Ungheria anche nei nostri 
tempi parla latino , o simili a quelle che la bizzar- > 
ria deir immaginazione ha fatto burlescamente la* 
tinizzare nelle Macheronee poesie di Merlino Gec- 
cai* Vi hanno di queste Carte che dai dotti antiquari 
si riferiscono all'ottavo, ed anche al settimo seco- 
li (5^, onda fa d'uopo convenire , cl^ fino da questi ' 
• , ' . ■ ». 

(5) Ve ne sono alcune importantìssiixie per proTare la no- 
stai proposisjone diportate dalMarat. Antiqui, ital. diss. s4* 
In nna Carta del Capitolo di Lacca deiranno 777 si trovano : 
re&pressioni : ,, Offkro u Deo omnipotenti , ei ad Ecclesia 
maruMeri eie. Si veggono già nati gii articoli nel tolgati » - 
e trasporti per ignoranza {nel latina: (Offiro a Dio, e aUa 



tempiia lingua ^gare avesse comineiato a formarsi^ 
« che vi* fossero già due lingue^ una latina per seri*' 
vere^ i' altra volgare ^ dicevi si feceva comunemenlei' 
Bso: "né è verisimile come alcuni hanno creduto che 
tósde xma sola^ e<|aesta latina^ come la troviamo in 
<{uei tempi scritta, i documentila noi riportati nelr 
le note vi si espongono; ed essendosi cominciata a 
scrivere 1^ italiana favella sicuramente nel duodeci^ 
mo secolo^ ccmvìen dare un con^niente tempo alla 

Chiesa). In Legibus Àlateannis Gap. Balnsii s'incontra : pd^, 
sare arma josum^ (posar giù le Armi) : la parola /asum per 
già trorasi Miéhe nelle Opere dì S. Agostioo. In usa Carta; 
del secolo VI1I> tn cai ai dislingnono ì confini di posse^sio^ 
joì iscrìtta in latino si trovano le jarole : da pars (da ivi lato) 
da uno capu £orre via pubblica* Altra Carta dei nono )se»' 
•còlo : Avent in ìongo perticas ^uatordice j in ira,verso de 
uno capo pedesdece , de aiio nove in travèrso. Ma una del« 
fe Carte die merita ossenrazione su taCte le altrìe si trova 
adi - Archivio sopra mentovato dei CaBopìci- di Lacca. Yed* 
Marat, diss* 24* la «ssa si dà la descrivi one di vari^ ricetjte |Mir, 
tingere i mosaici ^ e le pelli ^ e per serivere coli' oro liquido' 
Sì crede questa Carta dal dotto Mabillon appartenere ai 
feibpì ik Carlo Magno: . Vi si leggono ie èe^ettti espressio*-' 
jn : ejcis vi rrfridet «5 ^ecundo quód » (aeccMidoohe) cute 
ipso* pellet y laxas desiccare { lascia secoarè ) batte lamina^ - 
et post aia battuta ;=: per marteilum adeijuetur tamde lom 
ttnn'j ^fuamdeiangum ^ scaldato iUo in foco batte et tene 
illunt cwn tenalea ferrea a sed tormUe de^ intro iufarat 
ss destende eunuM^aldaz:^ pone ad battere et denante 
>ff; setacciatar ss motUeum^laata etare ^toifydanare cun^ 
matióla lignea a ossa grande Qaesla Cazìa scftrìtta io lati-r 
00 : mostra già nàte molte parole dell' ttafltana €aivellaé Vax^ 
dotti nomini «redono che appunto nel 'settimo sbcolo ces» 
sasse di «sser /parlata icomunenoente la lingna latina ^ e eo^ 
niìncìasse «9 jmpeifatto gergo deUa v^^aie. Blair ^ CArob* 
nolog. 



S54 BSLl'oRIGIVIS WUA IiOr^VA ITALIANA 

Olia formasioiie^ prima che potesse aoriverAi , eque-* 
st'operasicHie non suol eoaere molto sollecita. Il più 
apeeipso ai^omento che si porti per provare chf» nei 
secoli XL e XII* il volgo parlasse , ed intendesse il 
latina si è che in latino si predicava al popolo: ma 
qiiesta è una di quelle finequ^itissime contradiziooii, 
e di quelle appena inteUijgibili stravaganze che si 
trovano nelle 4(xw umane. Si nsavpi la lingua latina 
per più maestà; era la lingua sacra^ la Uogua diei 
dotti ; e nella stessa forma ch^ si predicava allora 
ifi lingua non intelligìbile ^ì volgo , adesso questo 
medesimo volgo pei riti i più veperabUì inalza le 
sue pr^hiere al Cielo n^Ua stessa lingua , che non 
intende. Che le latine prediche poi non fossero in* 
tese dal popolo che le ascoltava chiaramente si de- 
duce dalle interpetrazioni che dopo la predica latina 
si iaoevano di essa al volgo (6)* Dalla ic<^ia delle 
volgari parole che • si ritjrovano iieUb latine carte 
dell'ottavo secolo ;si può con mólta ragione asserire 
jche fino da quel'tempp si parlava comunemente la 

- (6) Vedi Antieh. Est«nti par I. cap. 36. pag. 356. Pàrlan- 
éoèì di ttn'oroeUa ^t Patriarcm di Aqoileja ti dice ; quum 
praedictus Patrùu'e^ liberalker, sapienier praedicasu^t , 
et per eum (cM ppo^eo) Gherardiu Paduanus Efdsoùpt^ 
MjTMBNjitTXM ejv^s praedieotionem explanasset tc^ Questa 
notiua toglie ogni difSèolti raottrando Taso deUe due liiv- 
gue latina, e Volgare. Anche nei tenifé>pQsteriori , dopo 
fonila ta e eotvkidatatt scrìversi la Uógua italiana , ai è ae? 
galtéto Taso «egli atti paMllci, nella pnhbHche e solennji 
qracioni di parlar Ialina^. Canta ìnTÌatoaBoibasciatore al Se- 
nato Veneto avea oomi^ciatn la sna oraaiobe in latina, ina 
il Senato lo fece tacere, o 4iniandi che coqdaccsse eeeo un 
iiitefprete, di che egU aUamente ai lagna. Ved. ^tt; di 
Dante^ 



Sàoaio Piuaio iSS 

volgare favella. Benché non sì possa con precisione 
assegnare il tempo, in cui si è cominciato a seri-* 
verla, è chiaro però esser ciò avvenuto prima della 
metà del duodecimo secolo. Se non si volessero am-» 
mettere come una pi*ova sicura i versi italiani c\m 
stavano scritti in mosaico nella tribuna dell'antica 
cattedrale di Ferrara (7)> (giacché può moversi il 
dubbio, che sieno stati scritti qualche tempo dopo 
per confermare una memoria venuta per tradizio* 
ne) toglie ogni dubbio una membrana riportata 
dalFUghelli (S). Nel seguente secolo poi fu comune» 
niente scritta, e la Toscana ne ha il più autentico 
documento neU' istoria di Ricordano Malaspina, la 
prima ehe in italiana iavella sia stata scrìttg (9). 
Appena però gì' italiani ingegni risvegliati dal lungo 
sonno d'ìgnoraiMEa , e specialmente i toscani cornili- 
eiareno a man^giarla, ne ingentilirono la rozzezza^ 
l'arricchirono di nuove spoglie, e a poco a poco, per 
dir cosi^ toltala dalla degradazione in cui giaceva 

(7) Baraff. Pref. ai Poeti Ferraresi : ecco i Tersi 
// mille cento trempta cinque nato 

Fu questo tempio ^ e a Zor%i dedicato f 
Fu Niccoiao scolpiore^ 
E CUi^lmofu l'autóre* 
pi «ssa »i parlerà più a lungo nel saggio secondo.. 

(8) Ital. Sacr. La menabrana :è scritta in lìngua volgare, 
ed appartiene all'anno ii2a : ki essa si stabiliscono alcuni 
«confini* 

(9) Fa molta ineravi^ia che reruditrssimo Tirabotchi per 
dare aa saggio delia roasesca della liagua italiana nel «0co- 
lo XIIL riporti alcuni versi molto rozzi, scritti neiramio 

1264 ^^ ^^ poeta milanese, quando avrebbe potuto ayeiv 
nn migliore , e più puro modello neiristoria del Malaspjaa, 

fiKQrltta certamente avanti a quel tempii 



/ 



t!Ì6 DELL^ORÌGIRB mLLA LINGUA ITALUNA 

nella bocca del volgo, la sollevarono a segao da 
potere assidersi con dignità accanto alla madre sen-^ 
za quasi perdere nel confronto. Ma come appunto 
nei giovani la prima facoltà che si mostra è rim-< 
maginazìone avatiti alla matura ragione, cosi nelle 
lingue nascenti la figlia dell'immaginazione, cioà 
Iti poesìa , suol precedere la filosofia^ I poeti si dir* 
Minsero i primi nel polire, ed anricckire la tiostrar 
Ungua. Quando ci facciamo a considerare p^ i 
rozzi, duri, ed insipidi 9^ei»i che si scrivevano in. 
Italia anche dopo la metà del XIII secolo, e suUa^ 
fine poi di esfio troviamo scritto per iuna gran parte, 
il maraviglioso poema di Dante, non possiamo che> 
guardar con somma ammirazione i progressi della 
lingua, o piuttosto il divino ingegno di quel gran, 
poeta. Non può formarsi una giusta idea del merito* 
di Dante chi non legge gli scritti dei suoi predeces-^ 
sori per conoscer la povertà della lingua. Egli ne è 
stato veramente il creatore , e in specie della lingua 
poetica. I grandissimi poeti sono anche pijì rari djei 
grandi filosofi , perchè il taljsnto pli quelli è formato 
da due elementi , che rari^imameji^te possono in«- 
sieme trovarsi uniti, e che sembrano anzi incom* 
patibili, cioè di una vivacissima immaginazione , e 
di un freddò, e pacato giudizio. Innumerabili sono 
Xe immagini che alla fantasia comn^os^a si affaccia- 
Ilo, e le volano intorno rapidamente: in quella 
fella fa d'uopo che la tranquilla ragione scelga Sle 
poche, capaci di formare il bei quadro. L'immagi- 
nazioiiie è uh ardente destriero, che lasciato a se* 
stesso digiterebbe irregolarmente fuori di strada per 
^alze e d irupi, a risdiio seinp^e di fiaccarsi il coUq : 



il giudizio /è il cavaliere^ che lo regge non con ru-* 
vide cavezzone^ ma con un filo di seta. Se la bri^ 
glia sia troppo dura> se con indiscreti tratti ne fac- 
cia troppo uso il cavaliere^ perde il cavallo la sua 
sensibilità > né più si arrischia ai bei slanci; Di qui 
nasce che i poemi dì grande immaginaiàone nasco- 
no nei tempi y nei quali non è ancora formata la se* 
vera critica^ che colla sua fredda circospezione spe- 
gne sovente il bel fuoco poetico. Questo rarissimo 
talento^ composto di quei due ingredienti nella loro 
giusta dose, per dono singolare avea concesso la 
[Natura a Dante: potè perciò creare non solo la lin- 
gua poetica^ ma molte parole, e frasi, di cui si ar- 
ricchì ancor la prosa. Noi adesso non ci accorgiamo 
gran fatto di quanto siamo debitori a questo gran 
scHtto)re> perchè le ricchezze che ha recato nella 
nostra lingua son divenute comuni agli scrittori 
successivi, onde non si rimonta mai all'origine; 
come un'opulenta famiglia godendo delle sue ric- 
chezze, di rado rivolge grato il pensiero a colui , che 
sudò tanto il primo per adunarle. None questo iHuo- 
go di mostrare le sue felici fatiche. Ciò richiederebbe 
un'analisi troppo minuta, e troppo tediosa. Può 
dirsi che egli facesse come Augusto che trovò Roma 
fabbricata di mattoni, e la lasciò di marmo (io). 
Non sarebbe a proposito il rinnuovare adesso un'o- 
diosa > e disgustevol questione ^ che nel secolo XV I. 
con tanta animosità divise gl'itàhani letterati, se 
questa hngiia, toscana jO italiana debba appellarsi; 
ma piuttosto è questo il luogo di giustificare i To- 
scani dall'imputazione di esercitare un dispotismo 
(io) SvetoD. Vit. Aagast. 



l58 DELl'o&IGUIE VfLhk UHGUA ITALIÌlNA 

ralla Itugaa^edi non ricevere che con difficoltà le 
patole deir altre italiane pròvincie^ erìgendo ona 
specie di tribunale^ e facendosene giudici esclusivi. 
Esaminianio imparzialmente ae i Toscani abbiano 
qualche dritto di più degli altri Italiani in questo 
giudizio» Il caso ha fatto clie i primi grandi scrit- 
tori sieno stati toscani. Dante ^ Petrarca^ e Boccaccio 
scrìssero la loro lingua. Ciò è tanto vero che il 
dialetto toscano fu quello che a prefer^za di qua- 
lunque altro d'ItaUa (il) essi scrissero^ che con 
piccolissima variazione, si parla ancora in Toscana. 
La pura lingua del Boccaccio, e degli altri antichi 
si conserva assai più nei volgari artigiani fiorentini , 
e nelle genti del contado, che nella più eulta, e 
nobil parte di Toscana, nella quale il commercio 
coi forestieri ha non poco alterato T antica favella ; 
e non di rado avviene che alcune parole di quei 

(li) Contro questa asseraione si suol cit are T autorità di 
Dante che nel lif»ro de s^ulgàri Elot/uentia è stato di con- 
trario sentimento. Io non porrò in dubbio, come alcani 
hanno fatto , l'autenticità di questo libro : noterà so Io che 
non si può eitar Dante su questo articolo. La lingua era 
allora incerta ed errante , non ateTa preso indole e carattere 
prima cbe da lui le fossero impressi ; non poteva Romolo par* 
lare delia grandezza di Roma prima di averla &bbricata. 
Dante co* suoi due grandi successori Petrarca, e Boccaccio 
fondarono la lingua y e la fondarono su base toscana. Se 
questi tre usarono preferibilmente la toscana ^ la questione 
è decisa. Questo mi par dimostrato dall' osservare che di 
tutti i vocaboli e dialetti d'Italia, il dialetto e vocaboli 
toscani son quelli che vi si ritrovano per la maggior parte, 
e che questi son tuttora in bocca del comune dei Toscani. 
£ perche non vi si trovano i dialetti ^ e i vocaboli delFaltre 
Provincie , se non assai di rado 7 



\ 



ÀiGjfiiòPAiMo . . tSg 

frìttoti andate in disuflo si ritrovino nelle campa^^"^ 
gne in bocca dei pastori come vi si ritrova T antica 
semplicità dei costumi. Avendo la toscana lingua 
posseduto fortunatamente i primi illustri scrittori^ 
essa è divenuta la lingua dotta ^ la lipgua da scrir 
Versi ; hanno quelli sudato ad ornarla c^i giorno 
di nuovi e ricchi fregi: tutte le^ aggiuiite furono 
modellate sul dialetto toscano: da essi soli ha acquir 
stato la purità 9 l'eleganza, che adesso non è più 
possibile il toglierle: e realmente che cos'è purità> 
ed eleganza di lingua? (1:3) Rimontando ai tempi 
rozzi quando una lingua è priva di scrittori non 
esiste allora né purità, né eleganza: tutte le parole 
tono eguali, come gli uomini nello stato di natura: 
solo si distinguono dalla moltitudine alcune poche ^ 

(12) Fa inolio meraTiglia come uno dei piò illustri Ita* 
1 iani TÌTenti niegfai l'esistenza di purità delle lingue ^ {i^^g^ 
gio sulta lingua Italiana dell* Ab. Melchior Cesarotti) ecco 
le sue parole: ,, Niona lingua è pura. Mon solo non esiste 
,, littualmente alcuna di tale , ma noh ne & mai, anzi non 
„ può esserlo: poiché una lingua nella sua primitiva origi* 
„ ne, si forma dall' accozzamento di yarj idiomi .^....quindi 
„ la supposta pnrité delle lingue oltre che è affatto falsa, 

è inoltre un pregio chimerico, poiché una lingua del 
tutto pura sarebbe la pia meschina , e harbora di quante 
„ esistono ec. „ Lo stesso autore poi scordatosi di quello 
che ha asserito aggiunge più sotto: „ Quindi e ridicolo il 
„ credere , come si crede e si afferma , che la lingua latina 
,, fosse men latina nel secolo detto di bronzo, che in quel 
„ dell'oro, benché forse potesse dirsi men pura: „ Non é 
questa unreVidelite contradizione ad onta àA forse? L'opeva 
citata é pieila di strane asserzioni di simil tenore che pejoiip 
dirette in specie contro i Toscani : spero che chi le ha lette, 
1 e troverà pienamente confutate nel presente ragionamento 
senza che yì sia di mestiero di analizzarle ad una per volta. 



37 

9> 



i 

l 

\ 

I 



tdo dEll^oiuginb della- uugua italiana 

che esprimono col suono le idee rappresentate J 
dei grandi scrittori tutte le parole^ o toscane^ o 
lombarde^ o veneziane^ o napoletane^ tutti i loro 
dialetti avevano un merito eguale; ma d(^ che un 
sommo ed imaginoso scrittore ha preso ad accop- 
piare le toscane parole còlle belle imagini^ dopoché 
tante volte sono state il veicolo allo spirito- ed al 
cuore di grandi pensieri^ di dolci ^ e delicati sentir 
menti, dopo aver noi fremuto per meauso di esse 
all'atroce spettacolo di Ugolino, versato delle, te- 
nere lacrime su i due sfc^tunati Cognati, l'animo, 
e r orecchie associano a quelle parole quelle idee; 
•e potendosi dir lo stesso in tutti gli altri casi, ecco 
come i grandi scritt<»*i danno ad un dialetto na- 
scente, e perciò come hanno dato al nostra toscano 
la. purità, la nobiltà e l'eleganza. I susseguenti 
scrittori si son formati su i primi, e non hanno 
fatto che coltivar lo stesso terreno. Sono gU uomini 
animali di abitudine, Tassociazione delle idee è 
per loro una seconda natura (i 3) ; da quella nascono 
innuinerabili piaceri, e dispiaceri ^ il trovarci nella 
italiana lingua presentati i più bei quadri di natura 
pel veicolo delle parole e dialetto toscana, ha unito 
si strettamente insieme l'idea di purità, di eleganza 
/ e di nobiltà^coUe toscane frasi, che senza accorger^ 

sene, pronunziate ancora dai non Toscani si ascol- 
tano con una specie , di riverenza per le imagini 
con cui sono state accoppiate. Quando più scrittori 
celebri sorti i primi in una lingua, hanno messe in 
corso le parole di quella , e le hanno elevate per dir 
cosi alla dignità di rappresentare delle idee nobili, 
(i3) Loke human UndersteDdiDg, 2. Book. 






SÀGGIO PRIMt^ " Ì6l 

dei pensieri grandi ^ diventano hoHIi anch' e5sè\^^ 
molto pin quando ' sono state mantenute in quesfó' 
possesso dagli Scrittori nella celebrità successoti de? 
primi ^ e quando i più illustri uòmini estraniei alla 
Toscana^ come un Ariosto ; un Tasso ^ si son sog4 
gettati con poche ecceieìoni alla medesima legger 
Gimi^e uh ptinto^ in cui là lìngua^ che pbvéìrà ^I 
principio va Séihpre' arricchéndbÀ^ ha àc<|ùistàlà 
lutti quei colóri^ ossia qiietlé* piai^ole^ e quelfe fihà^i 
c(m cui pilo vivamente dipingere' é' le vaghe' iscieiié 
della natura^ eie passioni forti ^ eie modÌfiéà£Ìòin 
di esse: queste parole^ queste 'frsisi prima mésse ini 
eorso dagh scrittori^ 'che faaàhò 'fòr^àtò la Ungust^ 
indi accettate^ e cotifèirmdte da qàtìUi venuti dò)^; 
jK>n quelle che foi^mano éiobdbè'diiaihasi putrita di' 
lingua. Dopoché' il'tempo ha^pfer'drr cosi méssoli^ 
sigillo^ oauteifiticate come pure quelle jpàròtè^ e 
quelle frasi j sarebbe opera pèrduta il contrastar tòi^ 
questo rango colle metàfiMdie tóltigliézae^j ^asté-»'^ 
nendo che non esiste purità/ ò iihfiii!rità^di^ii!ngt!ia.' 
È la hngua un' fiume che scarso dà princì|Hò W 
ingrossandosi 'dipiire acque, e diviene a jpécò a'^^of 
profondo, rtià limpido, è traSj^àreAtè (i 4) ;^tlopbthè 
è giiinto alla sua finezza' coìnìncià a ricever' 'dei 
rivJ sempiré più^ lululeiiti ;' 'qtiàhtò più córre si ar*- 

'(i4) 1*0 stile ài una lingua j^ìania alla sua p€|||bzloQe pao 
esprinìérsi c(m' due* ver^i écritti'àul' Taiùtgi '& viiifd dei pift 
celebri poeiDi iagléftitpetthcfiii^ versi tf Dto giàstaitiédlè c^ 
lebrati 4M su^ <}^n^ittadini. ^ >' . i' > 

Th[>l dtep jrei clear , tW ffiijkù^ y^et j^ot^ duU^ , . , ^ , -^ ^ 
Strong vvùho*ut rage , s^s^ithó'ut oy^rflo\iringjfiUl*. ^ \ 
,j Quantunque pit^lbndo ^ cTiUro ; quantunque pla^^idqt,, nojn 
^ tòi>pMo; fòrte sèhfta furia , pieno senta Iraboccàrei 
Tom. IL 1 1 






ìGa dell'origine piCLI^i^UNQyA ITALUN A 

ricchisce^ ma le tro|^ iripckezzej come accade adi 
liiba Inazione , là cprrpmpojno. I fa^ti yagUoa più dei 
ragionamenti : si par^g9Xiino TtilUo c;oii Seneca ^ 
Virgilio con Lucat^o ec. Non yi è :bi$ogno per le 
persone, di gusto di jragionare;» ma .d^ sentire: si 
Mentono le orecchie delicate^ ed u/ife ^ ò^òchenoi 
fbì^Jivajqio i^l^mia, Seme ìifigvsif^iifìfiMa da una 
parola, p nuoYaì^q Sttr^n^qr^ji e.cUe.qpiji; è in corso ji 
^^foìffs lina society ci^if À^iJi? il^^ta offesa, da una 
p^s<m.zotiai,e,vill^j(Vi clie.vj sifi j^l^odi^ta ì ben-^. 
cbè f ÀgP>i*<lA^ filp^|i^mfiute e. s^)^. iie.regpl^ di 
cpnyei^ioii^e^ cb^ ristudine ba stabilite , ne qHel- 
le;j^KlMes)te.,SJ^qiiÌ^,jiosspu cjtflaipaisi iq?a^, a, 

(;Wlfi.Uf>|qa, e c^«p^,|j <5fj93«iri i§W<^^ «i <fl>ia9aa 
j||irttà,fj/ ^pgu^.|,Aj?^^i}ip te To3Pfin^javi^rp:la Bpn^ 
che ii|^jimi^gKa«^di,^j^it*9fii baimp oies^p appunto 

^^if^mi^^ m.9^yiljt^)PQa»Q,r4iftfett9^.^ i ^upi 

\pp^U^^4 ^e^ff^ qtt#«ta provincia si pi^- 

?gÌfi<#m'enzft5tr^^ pvl*U, e la acritt3.,e 

W^lfP9fi\^yS^^ i^ H^^^ ^ ^J\ 4Ì8^fetto ddlst 
iwpggiw P*^^ 44k#Ur^.P^<>yWi?i^4'tt*4iai ecco 
p^4)^,U Toscana b^xpri^uto ,di potere a^v)^, taccia 
^\atfi)gwvi^ npii ^; ^iger^ iwi'.t<*^bun3le , cb^ si 
9tt?Tb^¥?^»"ft àvì^tq f^^\yo .di giijrtlicaiie 44 W^ 




gl4fis0tiiisient§ ÌBipiìk volyflfiiilai|KirDli»^ fe frasi già 
originàriamente eue, perchè meisisein ror«o dai soci 
prinii.scrìWr^-^4it se^^ le altre ^^ die altri cele- 
bri 'autoi*i àiiche istfariieri lìinno aWjunte per fissar 
cosi'la.,liiiiua'^jxpjyt9js|«sso tem^ da^i^^e il vero 



SAGGIO PRIMO 1 63 

significato ai forestieri. La celiebire Accademia della 
Gi^sca y e quella y che li è succeduta y non banuo 
mai preteso di tii*are una linea ^ o.una barriera a 
qualunque nuova yoce^ o di ricevere^ o rigettare a 
capriccio^ e senza giuste ragioni. quelle cbe più le 
aggrada y conie sovente con amarezz^i^ è stata accu- 
sata da altre provincie d'Italia. La .quantità- d^gli 
scrittori non toscani^ amniiessi nel Vocabolario^ 
come scrittori autorevoli, ed atti a dar la sanzione 
alle frasi da loro usate, dimostra la falsità della 
prima prq)osizìone : per la seconda pi;4 vuoisi pa* 
catamente osservare c(m quanta cautela uopo:SÌa di 
procedere ad ammettere nella lingua , e dar la: san- 
zione a una nuova voce. Fu d^tto ad. un Imperato^ 
che egli poteva dar la. cittadinanza romana ad uà 
uomo, non già ad ruua parola : . il pubblico colto. ^ 
elegante è quello ch^Jia il di^tto di ammietterli(^-9 
di rigettarla. Quando tutte le Accademie facesserp 
dei solenni de<rreti> che uìia parola dèv^ essere aiaq^ 
messa ^ e riconosciuta per nobile, e^ puva,:$e qu^ 
giudice si ostina a; rigettarla sooo, inutili ì decreti;: 
ne pnò chiamarsi giudice. caprijCci^Mo, picchè se ì^ 
rigetta ha s^^pre • ung tiPK:itÀ tagione, che Wom 
neppure ei ben conosce!, ma. cb^ilr^bìtudini^ tgli^fe 
sentire; come senapi coltkQscern^ ile n fisiche riigioni, 
rigetta il palato !ituia.>viv«hda nnov9>*iGlie il cuoco 
ha creduta 4o¥€ii^'e$£»re^ap{^tiditai*£ in verità, 
quali sono le.;Qotidi^òiii pertcui.tinafiiirola stranie- 
ra può .esser ricettata In linai iid^va?' Gonvien>pvima 
che in questa. lii^na non vi abbia T e(|ui valente ; 
{fltrimenti mreblM cafficciostt'ed^òngiusfea cosa' il 
toglier seulRar^^xieJ'impÌQgq aiilnlcittadii^à per 



,/ 



464 OiÉLL^ORIGINÉ t>ELLA LIIfCUA ITALlÀVlÀ 

darlo a un forestiere: ma ciò non basta: fa d'tiopd 
che queMa parola sia universalmente intesa^ sii 
entrata in eorso ^ e vada vagando per le bocche 
delle colte persona; e se la Toscana pretende che 
questa seconda conditone debba avverarsi sul suo 
suolo ^ iìoil ha torto 5 giacché essetido questo il suolo 
ov'è liata la lingua the si scrive, conviene che sul 
xilolo stesso si faccia la prova se felicemente vi ger- 
mogli. Se questo dritto non fosse a lei a preferenza 
Concesso , ogni provincia d'Italia potrebbe arrogar- 
séloj i Piemontesi mettere in corso delle parole che 
rigettassero i Veneziani; e ai Genovesi dispiacer 
quelle j che i Bolognesi avessero adottate. Senza 
quésto aitine posto dai daggi Accademici all'intru- 
•sibile dei forestièri H^òcaboli> a qùesTt'ora una gene^ 
*ale inondazioiìé avrebbe tanto sfigurata V antica 
^coltat^'liii' questo < terreno, die appena sareU^e più 
^rtèGfittosèibiflé da celoro che conversano coi dotti 
-ÉrlAlichi; Egìi è VeM però clib' nel lungo tratto dei 
èecoli il teltipo cìie tutto cangia ^ altera aiKsora le 
lingue, e pbr quanto quei saggi Accademici abbiano 
Cercato dà fissarlayc^vc^io necessariamente avvenire 
Vivesse delle sensibili- mutazioni 5 o per caso^ o per- 
*fehè;;tale è la loro filatura; In vecthiano alcune paro- 
die ^^escon fuori di uso : £>r56 ^alcune avean rela- 
v sione a delle pratiche ^k quali>escite fuori di moda, 
, sono appafilite:àlKiliè ,10' parole che le rappresenta- 
vailo :^ il git^9 delle'frasi si è talom cambiato : le 
nuove scoperte m&k fisica y V analisi dei sentimenti 
ìÉMVsAi han faltb' nascere nuovie maiiìere di esi- 
mersi, i^on conviei>e ostina^'si ratul^e le antiche 
^fi!asi'^ce pàixileiGhi pgrtipeeebvente: vorrà scrivere la 



SAGGIO PRIMO l>$5 

}Uiguà di tre secoli indietro > seuza piegarla alla mar 
oliera della lingua parlata ai ami tempi > non incpa- 
ijrerà Y appròvazionie del pubbJicQ > .e comparirà rir 
icercato^ ed affett^p. Questo è ung scc^lip xfi cm 
urtano legg^r|u^u};e anche illustri scrittori moderai; 
conviene , per qiianto ^i può , adopràr la pasta delr ' 
y antica lùigua pi^ri^siina y ip^i qppiarla sulle mo- 
d/eroè forn^e; fa d'iiopo vestire d^irpU^mo panno > 
e delle lucide $ete dei nostri apticjiì^ ipa la forma 
del vestjito .esser deve alla moda . Tutto cede al temr 
|>o^ tutto almeno le)atajpneiil;e si camhia^ e in specie 
le lingue; la nostra pejrò ha resistito, più delle altre: 
e in verìt^9 quaji è t^a le viventi quella .che abbia 
tanto conjservatQ la #ua indole^ il sifo cajratte^e dalla 
isua nascita ai nostri temp^ at p^r .doiritalia^a? 
Quale può mostrare scrittof^i, che nati ^e^o $vilupr 
pò primo di essa ^ si sì^q n^iai^te^Wti fresclii^ per 
dir così,. e vegeti tx^h sìfi^st li|ig.i^a pier cinque se- 
coli, e si gustino ancora Aonne Da^te? Deve quest9 
vantaggio ai suoi grandi /^qrittc^i, s^e dopQ jina 
lunga infanzia, la condussero rapidamente aUa ^'ir 
rilità: Dante, Petrarca, Boccaccio essendo stati 
sempre letti, T hanno iinantenuta fye^SLjd vigorosa. 
Io non af dii^ di decidere ae gi^e^ta-yipilità duri 
accora, se ella vierga aljia sua y^cchiejsza; spejrp 
soltanto che niuno disconvjerjrà , che ormai nel trat- 
to di tai>to tempo, ahbi^ e.Ua formato il sjuo carat* 
tere, prese quelle ng^a^^iere che più le ^convengono, 
e l«togamente esercitate ; e che per dir cosi ^ la jSiia 
educazione sia da grai;i teinpp -compita. Posto ci^, 
si scorgerà TiinpossibiUtà di f^i*hi ora piegar/e a 
][iuovi fiostnmij coxae da alcuni valenti spTfttoy} si 



\ 



l6(^ dell'origine .DELLA LÌNGUA ITALIANA 

consiglia. Ella può acquistar nuove parole ^ giacché 
la Fisica^ e la Morale avendo fatto, tanti progressi^ 
e introdotte tante nuove idee , fa d'uopo che accet- 
tando le idee^ ai accettino i segni per indicarle; ma 
sarà difficile farle prendere nuove maniere j quanto 
sarebbe difficile il farle prendere a una persona sul 
declinare dell* età. Per esempio manca alla lingua 
-nostra un pregio, quello cioè delle parole compo- 
ste y qualità elie tanto abbellisce la greca , ed è 
adottata da alcuna delle lìngue viventi^ e in specie 
dall'inglese; è dispiacevole il mancar di questa 
dote, ma non è ora più tempo di acquistarla* Può 
^dispiacere ad un quinquagenario il non avere ap 
presa la musica , ma non è più tempo allora d'im- 
pararla. La nostra lingua figlia primogenita della 
latina, ne ha seguito in <{uesta parte T indole: nep- 
pur la latina possiede che scarsamente parole com^- 
poste. 11 dòtto Quintiliano aveva il torto di eccitar 
gli scrittori a formarle: non era più tempo per la 
stessa ragione. Vani tentativi scmo stati &tti nei 
nostri tempi o poco innanzi dagFItaliani per cnear 
parole composte: Tesp^ienza ha mostrato che soa 
frutti che non allignano nel nostro suolo , essendo 
in breve tempo appassiti: soltanto se n'ò>4ollerato 
Tuso nei poeti ditirambici per un'indulgenza a un 
genere di poesìa, che suppone la mente esaltata 
oltre l'uso, dd qual genere non abbiamo che un 
bell'esemplare, e non è da bramarsi di averne da 
Vantaggio. So che sì contrasterà da molli, che le 
lingue si formino un carattere, unendole, per cui 
non possono poi adottar nuove maniere: potrei ri^ 
Sponder coll'esperienza, la quale decide in mio 



\ 



SAGGIO phimo 1G7 

• favola: ipa tenterò di esamiuat questo tema più a 
fi)udo. Ogni lingua nella sua ptùscità è povera, noti 
possedendo che le paroje atte ad esprimeipe i bisogni 
^ella vita , è le idee che quella società più ò meito 
^estesa, ha già formate: compariscono i gràixtji scrit- 
tori: questi, dotati di quel tatto ^nissiiho^ che ^ 
pochi ha cotnpaptìto la Natura , comincialo da sce- 
gliere in n]iezzo al confuso ammasso le parole, che 
r orecchio, il giudizip, T imniagina^ipne fanno pai- 
rer Ipro le più belle ; ne producono inoltre* delle 
puove prjBse dalle straniere lingue, che hanno magr 
giore affinità colla loro; creano nuove fra«i, riu- 
nendo insieme più parole, ed accpstumaudo la 
iinguà a cèrti modi : e$si sono legislatori pòn ca- 
bricciosi, ma legislatori come Solope, o Licurgo, 
tessendo fòtti td)i dalla Natut*à: si arrischiano a 
dèlie xiovìt^ , die non soh pòi pej-messe ai loro 6uc^ 
icessojpi: molte' volte felici, qualche voìtsi irfbrtmiati; 
il tempo ed il pubblico danno il sigillo, è tòlgono 
di uso ciò che hanno stabilito. La libertà che pos- 
isiedono quei scrittori è assai grande, e móltissime 
e^ressioiii , specialmente metaforiche 4a loro crea- 
ta j^' b^icbè assai ardite, son ricevete a poco a poco 
<diai posteri^ che in favore di tant' altre bellezze 
fanno grazia talora anche a jì*asi troppo ardite. Ma 
Queste medesime , che niuno adesso oserebbe di 
treare, diventano sovente frasi accettate: Voreó- 
fehio, e Jà mente vi si aflfà a 36gno, che niuno vi 
trova più che dire. Chi mai adesco per la prima 
^(rolta os€arebbe dire e=: il Sole face & il lumefio^ 
j£o ss li {risibile parlare (i5), e tanti altri arditi 

(] $) Si (tfiservi Ha somiglianza di alcune a^rdite fràd create 



\ 



\ 



$68 DELlWgINE DELUl linova it^uava 

tropi che ha usato Dapte? Egli è perciò che ogni • 
lingua possiede espressioni, che sembrerebbero rì>> 
dicolie io un'altra , perchè il genio è diverso. Chi 
direbbe nella nostra per esprim^e i suicidj, coloro 
che hanno partorita la morte a loro stessi, ^ 
pdiando la luce hanno gettata t^ia l'anima ? si rir 
dereUbe di queste metafore: eppure tali sono Ve-^ 
pressioni di Virgilio, fra rpoetiiatini il più casto, 
e il più temperato pei suoi colori : . 

« ^ ....... > qui sibi lethum 

Insontes j^eperere manu ^ lucemque perfisi ■ 
Prcqecere animam. , . 
jEc9p pertanto come si forma il genk>^ l'ind<^,.il 
.carattere di ogni, iinguaj dalle fatiche dei grandi 
scrittori Dopoché hanno datò il tuono> e la legge 
a quelU nazione, dopoché ella per più secoU. ha 
lette, apprese a meiporia, e ripetute con piacere 
quelle frasi, hanno esse ricevuta la^sanzìone; e sic*;* 
come nop (u quasi lu^go^ il raEiocinio in affiiri di 
sentunefito> poco vogliono le disquisiziofti metafi- 
siche sulle cqpere di gusto. Ciò é sì vero , che quando 
nasce disputa sulla bontà di una frase, sulla sua 
giustezza^ sulla sua arditezza, potendo ognuno col 
medesimo dritto approvarla;, o disapprovarla, A 
^9!è\ ricorrere qusoido si può , agli esemp j dei grandi 
scrittori, come a giudici infallibiU. Quando pertanto 
costoro hanno formata la lìngua, quando le hanno 
dato un^ indole, un cara^bere particolare, ipyano 
dopo più secoli, si tenterebbe di avvezzarla ^ nuove 

da uòmini BOimni 'dì dirersé nazioni i Dante ba détto U c^t* 
dbile parlare ^^ome Mihqn, ùsùuriià vidbUti fiìsible dar* 
kness. Paradise IìOSÌ^ 



«laBìere. Emc possono fare moltisaimo beae^ e moV 
^bssimo male ad ima lingua: e se un grande scril>- 
tore tì ha introdotto ddle cattive maniere, è tanto 
difficile che ]i<m vi^ mantengano quanto.il togliere 
ad un vaso Fodore di quel fluido che vi si è infuso 
^ando era i[iuovo. Ne veggiaino qualche esempio 
'Beila lingua di una delle più dotte^e più <:olte na» 
izioni^ dell'inglese. Gran fondatore del loro stile 
poetico è stato •cerJaBoente Shakespeare , ma non di 
fado fra le più sublimi espressioni si trovano dei 
jtroppo arditi tropi ^ emuli di quelli del nostro ae* 
icolp XVII , e dei pensieri troppo ricercati. I difetti 
di questo grand' uomo ^ come le sue grandi bellez^ 
liannp avuto somma influenza nello stile di quella 
gran nazione: e una tinita dei4iietti di Shakespeari^ 
trasparisce piire negli scritti dei loro più gran poe- 
ti , se ;se «^ eccettui Pope. Che i fondatori della lin^ 
^ua inglese non possaf^essero il più purgato, gusto ^ 
Bon è mia :sola opinione. Uno dei loro j^ù autore- 
.voli scrittori Hume^ jPuò, die' egli ^ riguardarsi 
come una disgrazia deW inglese letteratura, che 
nella ristorazione delle lettere j gV inglesi scrit* 
.tori fossero forniti di gran genio prima di posse:;- 
dere il gusto nel più piccolo grado, e perciò det^ 
fero una specie di sanzione alle maniere ricercate, 
e a sentimenti forzati. Nondiméno tale è la segre- 
ta, e non avvertita influenza dei grandi scrittori^ 
tale è la forza ^elF abitudine, che quantunque 
quella dotta Nazione dotata di iinissimo gusto co* 
nosca, e ripiovi la maggior parte di quei difetti, 
alcuni tuttavìa trapelano nei loro scritti. Le loro 
' metafore ci appajono più ardite delle nostre ; § 



170 dell'origine della lingua italiana 
-cliftamerebbero e;^ timidezza in noi quello che nei 
-chiamiamo caricatura» Ossìa che il ridicolo* spetta^- 
colo che nel secolo XYII abbiamo dato airEuropo^ 
del pili stravacate metaforico stile, e dei falsi 
concetti ci abbia ^ dopoché fliam ritornati alla ra« 
gione, fotti iP^gògnare dei nostri falli , e resi troppe 
timidi ; sia che le nostre pupille troppo laceratjb 
dallo sfacciato colorito di (juello stile ^ si >ieno res^ 
di soyerehio sensibili e delicate , molte di quelle 
che uoo del kro più grandi sórittori chiama /^itrote 
•fihe ènucianOj e pen$ieri oh^ respirano ( 1 0) a molti 
Italiani e ^stranieri pa jono ^re^ioni ardite. Mi sia 
lecito addqrre un esempio , e fare un parag(Mie. Um 
delle poesìe po^ta dagF Inglesi fra le più perfètte è 
ia celebre elegia di Gray sul cimitero di campagna.. 
|IgU rha eottainciata con un'idea tratta da Dante, 
ch^ei noli dissimula , ai^zi di cui cita i ver^i : 
- f . se ode squilla di lontanQ 

Che pùja il giorno piànger che si muore. 
li' idea è géfatile: la camì>ana che suona alFimbruf- 
iiir dèi cielo è atta a risregliare una maestosa me* 
lanconìà. L'inglese colsi letteralmente si esprime: là 
carhpanà batte il funerede del giorno che muo* 
re (17): battere il funerale del giorno sembrerà 9 
molti un eispre$sione ti A poco ardita ^ e di un colp-^ 

(16) TÌiaaghts tbat breathe and Words tbat bum. Gray 
bftbé progress ofpoesjk 

(ij) ,y 'tfie Càrfew toll tbte Rnell of parting day. ,, 
Curftìr ft^aìBca il cuapri/uoco, L' istituEione di questa 
campana è dei tempi di Gaglielmo il conquistatore, il quale 
temendo le ^unai^ze notturne > ordinò che al tocco di que- 
sta campana ciascuno fosse ritirato ip casa ^ spegnesse i li^- 
Ihi^ ecuóprisse il fnopo. 



SACGIÒ PHISKI i'Jt 

rito che ^w^wh'/ per usar la frase dei pittori: si 
•osservi quanto giudiziosamente Dante nei suoi ori*- 
•ginali versi vi ha posto il paja^ che addolcisce il 
colorito, e lo riduce al suo vero grado. Potrei no- 
tare ancora quanto più vera ^ e più toccante diventa 
l'imagine di Dante con quel di lontano ^ giaccliè 
non si^uò negare che r.effetto di destare un me^ 
^anconico sentimento non sia maggiore quando da 
lungi alla campagna ascoltiamo sulla sera quel 
suono reso cupo ^ ed ottuso dalla lontananza stessa» 
Altri esempi si potrebbero addurre : ma forse alcuno 
•mii "accuserà di troppa arditezza perchè ho osato 
decidere delle frasi di una lingua straniera, e non 
avrà torto. Forse è il mio giudizio prevenzione na«* 
rionale: i frutti di ogni clima hanno un sapore 
«idattato-al terreno da cui son nutriti ^ ed al palato 
degli abitatori» 

Ritornando in strada da questa piccola deviazio* 
lie^ mi pare di aver giustificata quella poca di autp» 
rità, che il caso, e l'ingegno dei suoi primi scrit^ 
tori hanno data nella lingua ai Toscani; autorità 
ieontro di cui jsi è tanto declamato , come il più durò 
dispotismo. Esaminiamo ora imparzialmente quali 
vantaggi, e quali svantaggi ne abbia ritratto Tita*- 
liana favella , dopo che il dialetto toscano è divenute 
il dominante. Essa ha acquistato certamente il pre- 
gio di una straordinai^ia dolcezza : questa nasce dalle 
molte vocali , e dalle ppcheì consonanti ; ed eccet. 
iuate le lingue orientali , è superiore in questa quali- 
tà a tutte , le altre , in specie alle lingue settentrio- 
nali, nelle parole delle quali l'occhio vede con una 
specie di ribrezzo una selva di consonanti^ ed ap* 



«7^ dell'origine DBLL4 UliaU A IT AIIANi? 

pena intende come sia possibile il pronunziarle, 
Delle [Mtiyincie italiane il dialetto toscano è. il piyi 
dolce ^ specialmente il fiorentino^ U di cui dolcez^^ 
-nella pronunzia è anche soverchia, gia^cchè elidendo 
troppo, ed ingojando per dir cosi, Je consonan|;i e 
talora le vocali stessa, sì converte in difetto. Questa 
dolcezza tanto atta a) canto, ed all^ tenere poesie hft 
fatto forse nascere un si gran numero di poeti (giac^ 
ichè niun' altra nazione ne conta un terzo di quei 
che possiede T Italia) una gran parte dei versi dei 
quali privi d'imagini, e di l^giadri sentimenti^ 
mero suono armonioso (18), non fanno che colla 
dolcezza della lingua e del ritmo }usingar$ soaveT 
fnente le orepchi^, 3e fra que^jlija n^esse ahhon^an- 
tìssima non si trovassero dei più gran4i alun4Ì delle 
Jiluse, ci avrebbe quella qualità recato più danno ^ 
che vantaggio; ma siccome uno dei poetici pregi è 
Tarmonìa^ quandp questa è unita alla sodezza dei pen- 
sieri, e alla vivezza delle ìmipagini, si ha una poetica 
perfezione superiore al)/9 altfe nazioui: quest'armonÌT 
ca dolcezza giunge a segno che ]ia plel^ sovente cantai 
Ji^ersi che non intende bastandole quel f^Jiletìco che 
dà la ^lelodia della lingua air orecchie. Siffatto pre- 
gio Jpefò è forse coinpensato d^ un difetto; nel tor 
iscano dialetto termùiano tutte le parole polla vocale; 
né sielide quasi mai nella pronunzia, se non ne mc^ 
jcede un'altra ; di molte sillabe perciò son composte 
le parche più lunghe che in molte altre lingue. Se si 
paragonino le nostreparole CoUe inglesi^ e le francese 

(18) . . . ^ Versos rerum inopes 
Nugaeque canor^e. 



r 



SAG6lO PRintb t'j$ 

b isi àttiehda alla loro prouunaia^ si vedrà quanta eco-: 
nomìa dì sillabe sia nelle loro. Le sìllabe son forma* 



te dalle vocali, e queste sono i»^ gran quantità elise 
dà loro; qilasi tutte le liltime lo sono certàniente^ 
mentre le nosti*e devono battersi 3 e pei'ciò formar 
sillaba; Né Solo le finali ma molte delle intermedie 
svaniscono àgli stranieri fra le labbra ; onde talora 
una parola, che pronunziata all'italiana formerebbe 
trfe sillabe in francese, e più ancora nell'inglese si 
riduce ad una. Da questa qualità traggono spe^^ 
€ialmente vantaggio i loro poeti , che racchiudono 
più immagini in più corto spazio ^ e quanto più 
è breve il l^ùadro, ove senza però urtarsi • ossia 
confondersi, son ristrette le imagini, tanto più ci 
colpisce. Vi sono dei dialetti italiani , e- soprattutto 
il genovese, e il piemontese, che elidono moltissi- 
me vocali, e hei quali perciò le parole sono cortis- 
sime. Se in Genova, o in Piemonte fossero nati i 
primi grandi scrittori) che avessero sollevato il loro 
dialetto alla dignità della lingua dominante^ com'è 
avvenuto alla Toscana^ avrebbe la lingua acquistato 
il pregio defila brevità delle parole, ma a grait 
scapito però di dolcezza: lascerò ai delicati cri ti*» 
ci a decidere se lo scapito sarebbe stato pari al 
guadagno . Oltre il superare in dolcezza quasi 
tutte le viventi lingue, ritaliana forse non cede 
ad alcuna in ridchezza di esprésidom, e ne supera 
molte: questa ricctezza quai'tto favorisce la poesia 
e Felòquen^, altrettanto è stavòrevole alk pre- 
cisione filosofica^ Non le manca al bisognò mai la 
parola , che Fesatta ragione richiede preferibilmeii- 
te ad og^i' altra, per dire ciocché vuoVesiere insè- 



i']^4 dell'origine della lingua italiana 
guato senza ornamento, e il Galileo, il Machia* 
vello, il Redi, il Cocchi, il Magalotti ce l'hanno 
insegnato; ma fra tanta copia di voci non si pre« 
geiit^ sì presto allo scrittore quella che il preciso 
filosofico linguaggio richiede, sepolta talvolta, e im* 
plicata nella ricca varietà dei fiori^ ossìa delle si* 
mili, ed analoghe, ma non precise parole. Si trova 
perciò lo scrittore spesso povero in mezzo alla copia. 
Un linguaggio meno ricco qual è il . francese e che 
appena conosce il colorito poetico, si presta subito 
alhi filosofica precisione. Essa è simile ad una per- 
sona ncm ricca , ma economa , che CQUìosce perfet- 
tamente la moneta , e sa spenderla a .tempo e con 
giudizio: somiglia uno scrittore italiano non preciso 
ad un ricco prodigo , che getta le monete di oro tal- 
volta male a proposito per U^liersi la briga di sce- 
glier tra esse quelle di argento , o di rame , che con- 
verrebbero alla circostanza»Ci mancano gli eloquenti 
scrittori, perchè ci mancano le cause che produco- 
no la vera eloquenza , occasioni cioè da parlare di 
grandi interessi in pubblico, come una volta in 
Grecia, poi in Roma, indi in Inghilterra, ed in 
Francia, ove perciò è giunta al più alto punto Te- 
loquenza. Sarebbe rimaso luogo di distinguersi ai 
saeri Ch'atorì , ma con dolore dobbiam . confessare 
che assai pochi ne contiamo più che mediocri, né 
sì saprebbe chi contrapporre a un Massillon, a un 
Bordfiloue, a un Flechier , a un Bossuet tra i Fran- 
cesi ;.a un Salisbury, a ua Scherlok, ed a tanti al- 
.tri tra gV Inglési. ]^(HLne ricercheremo troppo mi- 
nutamente la ragione., ohe ci condurrebbe forse a 
disgusto voli, e odiose conseguenze : ma egli è certo 



SAiM^IO. PRIMO tySt 

clie coli tèmi cosi h^lli ^^ quali {)res«ttta la Relìgio:^, 
iie, f la morale atti a goU^vàr lo spirito ^ ^d ii^fiaiun 
tnare il cuììo^j mn possiamo da che la lingua, èr 
nata mpstrara uu lit^p db^ 9i avvici^ ai citati. Sì^ 
yuol^. per lo più u^Uet ; prediche . i<ìAX)dui;te d^lk 
sottili dispute teologkhe iipd^teUigi^li certanieAle 
al vo^o, che tuttavìa loda, ed applaudisce quello 
che non ìhtende. La regola sarebbe di patiate assai 
più al cuote, che aiy> spirito, giacché di rado s'i- 
gnorano dagli uomini i proprj doveri, che a chia- 
rissime note son stati scolpiti in seno a ciascuno. 
Sono poi scrittjp le sacre orazioni per lo più in uno 
stile ricercato, ed enfatico: è una prosa poetica ove 
6Ì scorgono i salti di una bizzarra immaginazione 
pìuttostochè l'ispirazione di Apollo. VuoVegli il pre* 
idicatore dirvi che si fa giorno? Vi conduce innanzi 
l'Aurora che colle dita di rose apre le finestre di 
Oriente. Vuol narrarvi l'avventura del profeta Qio- 
iia ? vi descrive una tempesta col fischiar dei venti, 
e col muggito dei flutti , e trovate nella descrizione 
dei laceri brani di Virgilio o dell' imagini dell'A- 
riosto contraffatte, e quasi bei visi in càrica tura« 
Vuol fare una simihtudine? Vago di far pompa di 
ciò che crede di sapere > ve la trae da qualche fé-* 
nomeno filosofico, scordatosi che la similitudine de-^ 
ve ^illustrare , e spiegar d' avvantaggio il pensiero, 
e perciò esser tratta dai comuni oggetti, e non 
divenire al publico più oscura di ciò che si vupl ri- 
schiarare. Soche molti si appelleranno dal mio giu- 
dizio, che chiameranno falso, e indiscreto; ma io 
sempre domanderò loro che mi producano uA ori- 
ginale capace di stare a fronte con i citati: non mi 



1 76 dell'origine della lingva italiana ec. 

8Ì mostrerà che il ^neri, o il TomieUi^ che sape-* 
rìorì a tutti gli altri Italiani s<nio però molto lou- 
tani^da quelli. Ma a{^unto questa mancanza dev& 
eccitare sempre più gì' italiani ingegni a battere 
una nuova carriera^ mostrando loro vuot^un posto 
glorioso , che possono occupare. 



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LIBRO SECONDO 

SOMMARIO 

CAPITOLO I. Le eittà italiane acquistano il dritto della 

cittadinanza romana. - Paif. 5 

Mectnate . g 

Sno faTore per le lettere , e suo gasto • • - . . 8 

Servigi dà lai prestati ad Augusto. ..... 9 

Sue opere. • . io 

Suoi difetti iVi 

Suoi dotti Amici ........«^.it 

Suo fine infelice 13 

Vicende della Toscana antejriori al di lei goterno 

regolare , • . . i3 

Decadenza dell'arte dell» gaerra • i5 

Inyasione dei Barbari wi 

Stilicone goi^erna V Impero in nome di Onorio • 16 

Assedio di Firenze 17 

Soccorso recjito da Stilidt>ne • ^ iV/ 

Morte dì Radagasio * . . 18 

Ritirata dei Barbari . . m 

Inyasione di Alarico > dopo Ift morte di Stilicone . iVi 

Giunge a Roma , che si riscatta .^ . . • ^^ .. 19 

Presale sacco di Roma .......... m 

Imprese di Ezio. ......... ^^ . 20 

Invasione degli Unni y condotti da Attila «, « . m 
Buina deir Impero di Occidente per mano di Odo- 

acrc ■ af 

Riflessioni sul goTcrno dei Romani •».,.. aa 

Capitolo li. Invasione di Teodorico Re dei Goti . . 34 
Odoacre refugiato in Rayenna^ si arrende alle sue^ 

armi m 

Sua morte. • >....... iV* 

GoTerno di Teodorico , sue leggi . • . . . . ivi 

Protegge le lettere ..... ^ aS 

Cassiodoro. ...'.. 26 

Boezio. Suo fine infelice • . • iV» 



\ 



« 



178 INDICE 

Morie di Tcodorico i . . àf 

Amaiasonta. Suoi pregi dì corpo e di spirito . . ivi 

Àtalarico suo figlio • <V£ 

Aiùalaàunta é strangolata pei* ordine di Teodato 

suo secondo mUrito « i ;.«••••• 2i8 

Morte di. Teodato .;.••.. ^ ... iV£ 
Giustiniano concc^isòe il progetto di riconquistare 

r Italia y e tie affida Tesecuuone a Belisario . k 29 

Talenti di qtiesto Generale « # ; ; . ; « • ivi 

Picciol numero di truppe da liii condótte in Italia; ivi 

£ntra in .Roma ••;•.;. ^ • * i • zv£ 

Assediato dai (>oti , ti si chiude •...«. 3o 

Ritirati i Goti da Roma, BeliM^io assedia RàTenna 3 i 

Rayenna è obbligata a capitolare • ivi 

Richiamo <}i Belisario iVi 

Totila.recuperà U maggior parte d' Italia . • ; 82 

Belisario ritorna in Italia ivi 

Suoi sforsi di valore e d' ingegno 4 ivi 

M.itorna a Costantinopoli. ;>..:...« ivi 

Accusato di cospirazione, è assoluto, ma dopo ' 

otto, mesi termina di rivere .' • • ; . . • iH 

Giustiniano inyia Narsete in Italia • ' ; . • . 33 

Disfiitta deir armata di Totila, e sua morte . • iH 
£lexione di Teja^ che sconfijtto anch'esso da N^r- 

sete, muore nell'anione 34 

Discesa dei Franchi in Italia ivi 

Soubretti e dispersi da Narsete. . • • . i • iV£ 

Riflessioni sulla fine del t%ffìó dei Goti .... ivi 

Goveriao di Narsete ; . . 35 

Su^ morte* . • • ; . i « . 36 

iliflessioni su Belisario e Narsete . «^ . . . . ivi 

I Longobardi invadono r Italia. ...... 3y 

Loro conquiste. Valore e ferocia del loro Re Al- 
boino • • • m 

£^ fatto trucidat'e da Rosmoiida sHa moglie • . 38 

Regno dei Longobardi ... 39 

Governo di Rotari . ; ivi 

Vicende di Gundeberga • . 40 



;•••. . 



■ IH Die E- ■•.■•;••. 179 

rJB^ioa ]Longobardico . /js^^f •^Jfe4ìj^^^ • . ' . 41 

.-: ikltr^Ae Longobardi . . .*. . :• ' y . .. i . 4^ 

. ' Arjjiire « fermezza del fenciuUotil&fftinoaldo; » •' . 4^ 

-D^yiep duca di Benevento . ' * v* * • * ' • * • ìyi 

* -Uécide di sua- mano. Gondebeito/ ne -sposa la sòr 
' '- • rel]a« e diTien Rcd'ItaUa . . ...•>••. i^i 

X ..' .'Suo goferno • • • ••..»• ^ ' • • ..'•*•.• • 44 

..'• • I^ispute sulle Immagini .. . ^ ....'• • ... 4^ 

Prineipio de| la p0lensa dei Pontefici. I v « * • .. 4^ 

Naove conquiste dei Longobardi . v •■ •- .. . 47 
. Mossa dei Veneziani i^ ajato dei Greci < * • • / iVi 

' .; . l^He di Liuptrando Rè dei'Lmig()lMLr4i • • f i^^^ 

*'•* Suo carattere. ....*.'••:'';.;••••♦•• 48 

* Vicende* dì -Riscbis . •• . • v . . " • • « • . iVZ 
• Regno di Astolfo .< •' • . •'*«*" «j.-; < • ..» . 49 

Occupa .Ravenna ^ e minaocia Roma . < •..'.. m * 

; Il Papa implora r a juto dei Franchi'. '.;' y «;• m 

Mossa di Pipino ^erso ^Italia ."..'...• • . 5o *« . *. 

• » •■• • • • . • 

Accordo con Astolfo in Pavia 9 e Ima paHensa. • iW 

< A8t<^ft> rompe il tymttato y e fe l'assèdio di Roma • 5][ * * . * • : V 

"v .Pipino ritorna in Italia, Trattato» ttmìisante di . '.' '* 

• . .; Astoilby e fitta'niovte -. ..- .';/•..'•'....••. «V* *' *' 

A Difsìderio vPupa di Tosjcana > eletto' Re dei lion- 

*J ' gobardi .. ...•...••<. '>/[/;• •« .j. 52 

• • •Ca.do M«gno Re dei Franchi 'J •• • k. . «^ . m * 

'. -Spbda la figlia 4ì Desiderio' ..» ' k; •; .'&•.. ^3 '^ ' * 

^'ine del Regno 4ei Longobardi v :*;(. ;'/*;; ^ :'• • S^ * .• ^. 

Pipitio Re d' Italia % .u» .' •'••'•• . 55*" . • '^ 

^Coronazione di Cariò J[mp€ÌsatO0e/'é M'Pifs^ B^ 

. . dVItalia , ón Roma- ;• ; ^J-j* t» - /j';ì.'*^j •* . ♦ 56 * 

y'"^ -Riflessioni su quest'aTvefiinlebtO'. ^•,' '^/»" . t. ^^y, 

*'■ YìttcMrie di Carlo . .. .* .♦ ^ - .#0'j» .j» :*.,• ,«67^* . •** 

Sua i!dtta in R0riéiii^aHe / . .1 .'» <fV ;, J ^ ; ^. fui . , •• 

•Emendali Codice I«^gobardico>'.. >.'>K •.'^v ,. xVj « 

^ XostitunoDe dei GioSìei lìjiierMllì^^.l^. . . rA. 58 . - 

Protegge iJetteratt •• .*' . l . 'i *^-': ♦'. .r ., ii^ 

^a didìura^ ^Imperatore soo fijgiio ]^1<^ 59. 

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180 INDICE 

■ 

Rifletsiani M qaesi* atto . • • .^ • . « I « M 

Morte di LoctoTÌco. v 6d 

. I saoi figli 81 contrastano l'eredità di Carlo Magno . iVi 

.Scorrerìa dei Saraceni in Eoma ...... ivi 

Leone IV. la cinge di mara . . * « • .v . . . ivi 

I Saraceni Lnfestano Tane parti d'Italia . . 61 
Capitolo III. Stato, della Toscana nelle riroliuioni 

d'Italia. 6a 

Diritti dei Conti o Marchesi nelle proTincie che 

l^oTernavano ivi 

Queste cariche dlTengooo ereditarie* • • . • 63 

•Origine delle Case di Este , e di Branawich . . ivi 

Bonifaiio II. Duca di Toscana «64 

Sue imprese in Affirica . . ..«•.. • « • . ' 65 

Lihera Giuditta moglie di Lodovico Pio • • • it^i 

Adalberto IL ricco « potente • 66 

Vicende del la Toscana e dell'Italia prima di Ugone 67 

Venuta di tigone io Italia ..••;••. 70 

• Coronato' Bed* Italia in Milano ivi 

Marosia, figlia da Teodofa, «posa Guido Duca di 

Toaeaoa «....••...•.«. • 7< 
La linea Barara ^è esclusa dal doaninio della To- 

- sballa >'•* . • '• • . '. j%\ 

■Ugone in Roma • • « . ^ • « . 73^ 

Sollevazione de'Romani .«'««•.«.• ivi 

Ugone respinge il Duca di Baviera • • * . . ivi 
.^ Inve^t^del. governo della Tèscana Obertp suo fi- 

. glio*iiatnrale •.»•...•«.. ^ . 74 

Gli fmedé Ugone» Riamala il Grande. . • .. ivi 

. .SAe cjdVlità ) e suoimerìti • ... • • '. . ivi 

'i'« Foifdf BÉCfei^dàiai fiitle .. • . * =i« . . • . • ivi 

' '.V ^ jyla jpiorta^^ .. «. j» • «. « ..•• \ '• « « « ivt 

* Jedal^p^avp della Cjonteasa Matilde j^i. «accede . ivi 

j . Vicènde jdi' Ugone Bed'Itaij^ .. ^. «... • • . 75 

i ' SnsBL wttfftfi^' •. . •. •. •. •..*' «' • • « « 76 

[. . Avventu^BeHa^falk Adelaide) :'i.> » * « \ ivi 

JM3cesa di ottone !.. In Italia; «r • L . . . . jj 

.S90 valei^M sttviesia' • -i, ' • •. «• *.» •^. m 



• • 






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• • 



INDICE i8f 

JDonazioni da loi filile alla Chiesa . : . * ^ s M 

•Suoi «Qcoessori • ivi 

.Boni&zio Marchese di Toscana » • 8^ 

Sue riccheue, e stia pompa -. . ; 8i 

Sue qualità .•...<•.* 8% 

Sua debolezza •■ •. .. ^. •• • m 

Stia morte • • «^ w • • . • 83 

CoDcilio celebrato in Firenze * . . • 8f 

Contessa Matilde, erede dsgll stati patemi , spòte 

Goffredo . • ...•*'• « . , • 85 

JMorte di Beatrice -madre di Matilde • • • • » 86 

Carattere di Matilde . « •' • .ivi 

Sua lega con Gregorio VII • • • • ^ • ivi 

Carattere di questo Pontefice .• . « . » • • %j 

. Sua lettara^t Filippo Re di Farandia * ' . ^ • « . 88 
• Vertenze Ira esso ed Arrigo IV. iiiiperatóre . 'i'^'i^i 
Concilio- adunato- in Wormaziav ove Gregorio è 

ileposto ...«• ^ •.'«»•••• iVi 
•Gregorio depone Arrigo, e assolve Ì4b luì sudditi 

dal giuramento . « ^' ^ • • . • : < * • ^ 89 

X^onseguenze ohe ne -derivano « ' . « • « • > Ì9i 

. Arrigo a Canossa • • .1 ; * * '^. « > • • 90 

XJniiiiazioni.da.ini sofferte . « • •»>*-••*". V tVÀ 

Jndignazionedel Princìpi italiani iì; • • • '* tVt 

Vicende di Arrigo . . - * . • .^ '• ». . •. ivi 

Il Papa dichiara Ridolfo-Re di Ge^ania ' • . '\ 91 
«RidoLEò è ucciso in un &tto ili arme' èoittro Ar«- 

rigo • . . . Jk -, • . * . \. . 9* 

Arrigo sconfigge le truppe della Contessa Matilde, 

. neL Mantovano. »• v * *' • ^ ivi 

^Pone.rassedioa Roma. «» . . \.. . '« * • • ivi 
.E^jcostretto atoglierlo, e^ìri' entra pacificanènte 

in appfcskui . ;.. v 1-j ; . . ,^ • . 9$ 
£.cJ>erto.Gniscaiido ^icneai Ittsimiàil Papa chiuso 

in CasteLS. Angelo, ^y ^ * *>* • ♦• ' -» • • ivi 

^cco dato a Roma dai Normanni • . ^ V « « * ivi 

llorte del Papa in Salerno ....... > . ^' * iyii 



\ 



\ 



ita INDICE 

Biflessìoni tal sao Pontificato ••••••; iVi 

HaoTo matrimonio di Matilde con Guelfo Y- • • 94 

' Arrigo ritorna.in Italia ..•••.... 95 

Corrado suo figlio gli li ribella* • . • • • . «V^ 

£Vcreato Re d'Italia . . ' ii^£ 

Artifizi di Matilde . , ••.••• 9$ 

.Celebre Pònasione da essa £|tta.alla Sede Ponti- 

. ficia ... . . » . . • • « '• • '• • 97 

]>ÌTor;BÌa tr» ^Matilda e Guelfo • ivi 

Morte di Arrigo. »...r » • • 98 

.Sao carattere ••. • • « • •. • iVi 

Morte di Corrado ia Firenze ....... 99 

Arrigo V ....-••.•; . - • • .♦.,•'. . ivi 

Sue vicende f».»««» •^•».**. 100 
' .Morte di Matilde*. . • • > • ' • . ... • . • tot 

Capitolo IV. R^éssiooi saUa condotta dei 9arbari 

• nel far la gaenna • • • • • -• . 10^ 

.Stato.deir Italia ^ • ^ .•«.»»....• 104 

GoTernb feiidale . ^ •• ^ -•.«... . io5 

.Codice penale di qaei teiqpi. . • '• • • . • • 106 

Ferocia ne' costami.' ... • • • • • • • • ivi 

.YesQoyi ed Abati portatori di armìi' .;« .. • .107 

£ondaana de' Monoteliti .. . • , . > . • ^ . iifi 

f*erocia di Stefano yLòontròFovlnoao ^ • '• . 108 

Jntrighi del secolo nei monasteri etn^glì eremi • 109 

.Yescoraii ed.Abbwie.Tendnte ^ . • . • /• ivi 

Giadiz) di'Dio ' • •<. •'.«•• *.^> • ^ ». no 

. Yarietà delle prove . •.•...;•.•.'• • . ivi 

tGnerre priTata^ • ..1. ì * f «.;«' « ' « . » ^^^ •' • ii9 

.Ti^egaa di Dio> ^ • • . • • 1 13 

Abusi degli JBc^lesiastici •• • ^r* • ^'i.". .. ivi 

Abltiitimento genemie ^ • • . '. •: i* > ; ; • > ì. / . 1 15 

Yergogna annessa alla coltara delle 'letiqm- >; • ivi, 

, ignoranza iSeglkeodtésiasliici.stéssii i» . ; . .i^ • 116 

'f. Stato.di Payia.e di Roma . y • '» .. «^ ^ n. . 117 

^ ^ J^eudalità. . » . ^. • :i *«.•;..• «». i» w*:.m.- .*■ \ 118 

Abusi di.essa* .... ^ u. '•:••:/..)«.' ^ ^ 1 19 



V 



INJD;ICE i8ì 

Istituzione della Cavalleria per refdrimerlì . . • i2t 
Malcontento de'popoli, e di? isione tià i Benda- 

tarj ivi 

])Ì8pate tra il Saòerdozio e rimpefo. • • •' . lan 
Abolizione del sistema fendale: tarj modi co' quali 

si operò • • % . • 123 

Intemperanza di libertà toJ^ 

Stabilimento di yarj Principati. • . • • • . M 



I 



DELL' ARTE DELLA GUERRA 



NEI BASSI TEMPI 



60IIHARIO 



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Obbligo dei sudditi di andare alla guerra liei tsm^ 

dell'oppressione feudale •.•,..•• 126 
Importanza della cavalleria • • • • « • * ; « 127 

Armatura de' cavalieri. . \ ........•• ^. ivi 

Cambiamento di tattica bei tempi poateriorl . «'128 
Battaglievfrà i cittadini armati . 4 ' • • • • * i^i 

Introduzione delle soldatescbe mercenarie . . • ivi 
Varietà delle armi da offefó e. da difesa ... ,. i3a 
Maccbine da attaccare , e difendere le città* . • i3t 

Bastie • . . . i32 

Baliste, Catapulte 9 Màngani , Trabocchi ec . « i33 
Arieti y Talpe • • ^ . • i35 

Mine 9 contrammibe e triboli di ferro «... ivi 

Torri di varia forma e grandezza i36 

Fuoco greco • 137 

Sua composizione i38. 

Invenzione della polvere i39 

Cambiamenti recati nell'arte della guerra da que- 
sta scoperta • • i4i 

Pìflessioni sulla Tattica . • . ^ ^44 



V 



I 



1^4 INDICE 

DELL' ORIGINE E PROGRESSI 

DELLA LINGUA ITALIANA 

^OICHABIO 

Malazione delln- ìiDgoa prodotte dalla cadala del- • 

l'Impero romano* . . • • • 1^7 

Irregolarità delle lingue 148 

£' &lso che la Ungila Itoliana ti parlasse dal volgo 

in Roma • i^Q 

Opinione del Marchese^Maffei » tVi 

Mntezioni essenziali della lingua in Italia comin- 
ciate nel secolo VI i5i 

Sei secoli sono impiegati aeUa ^aa formazione. • i5a 

Opposizioni ribattnte • • . i53 

Storia di Ricordano Malaspina i55 

I Poeti si distinsero i primi nel pulire la lingoa • i56 

Meriti dì Dante. iSj 

Se la lingua debba ebiamarsi toscana o Italia* 

na •ivi 

Esame di qoesta questione . • i58 

Gran libertà dei primi formatori delle lingue. . 167 

Opinipne dell* Home 169 

Esempioydi Gray ....•• 170 

Vanteggi e svantaggi ritraiti dalla lingua, dopo cbe 

il dialetto toscano direnne il dominante . • -17* 
Carattere di esso, e conclusione •••••• 173 

FINE PEL TOUO SECONDO 



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